Whatromantic

La sezione dedicata all'attrazione romantica e all'aromanticismo.
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Enfys
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Re: Whatromantic

Messaggio da Enfys »

Verissimo, Bianca. Come hai detto tu, il linguaggio è una delle tante cose che vengono influenzate e che a prima vista ci permettono spesso di identificare una persona e quindi bisogna fare attenzione per non trasmettere l'idea sbagliata. Ma qui è già più facile poter cambiare le cose, perché il linguaggio non è solo una questione di abitudine, ma anche di "agio" nell'usarlo. Se uno non si sente a proprio agio, può benissimo cambiare il modo di parlare e usarne uno che più gli è congeniale.
Anch'io la penso così, ma penso anche che, con tutta la superficialità che c'è in giro, bisogna aver la voglia di impegnarsi in questo senso;
non tutti gli amori hanno questa forza.
Più che impegnarsi verso l'altro, ci si vuole divertire, prendere il meglio che la relazione offre con il minimo impegno e il minimo senso di responsabilità.
Poi, vivere alla giornata, coltivando la convinzione: va finchè va.

Coltivare la speranza, può essere faticoso, ma consente di vivere meglio e come dici tu, in modo positivo.
Sì, questa è un'altra motivazione per cui le relazioni di oggi non durano molto. Io ho visto coppie che vogliono impegnarsi veramente, per questo dico che qualsiasi difficoltà si può superare, se si vuole. Ad esempio, la lontananza è un ostacolo che mette a dura prova l'impegno di una coppia, o ancora l'opposizione dei genitori, di amici, o l'appartenenza a ceti sociali diversi. Se si è seri, questi ostacoli e i sacrifici che comportano sono superabili, perché il sentimento è genuino e tutto va a favore di un sentimento superiore.
Allo stesso tempo, però, ci sono coppie che si arrendono persino alla prima difficoltà ed è triste, perché è quello che ti fa capire quanto poco fossero seri riguardo il rapporto. Non capisco perché sia meglio fidanzarsi tanto per, quando a volte si può rimanere da soli, con tutte le proprie libertà. Certo, un rapporto ha un che di vantaggioso, ma penso che ci sia un disagio nel fare qualcosa controvoglia.

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Bianca
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Re: Whatromantic

Messaggio da Bianca »

Per quanto io sia promotrice del rapporto a due, penso che sia auspicabile soltanto se rappresenta un arricchimento reciproco, un rendere più bella la vita, un condividere le difficoltà, perchè in due, è più facile sopportare ciò che di pesante il futuro può riservare.
Mai fare qualcosa di cui non si è convinti, anche se, una certa dose di rischio, può essere responsabilmente assunta.

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SoItIs
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Re: Whatromantic

Messaggio da SoItIs »

Enfys... che posso scriverti? Anzitutto certo che ti perdono :), è il mio turno a chiederti venia... ehi, il ritardo, non dartene pensiero, ognuno di noi deve incastrare impegni e fissare priorità, come vedi pure io ti rispondo solo ora, in questi giorni posso proprio dire „work sucks“ :wink: .
Ho letto con la attenzione quanto hai scritto e mi sono ritagliato il tempo per risponderti con la dovuta cura.
Anzitutto voglio ringraziarti per il pensiero confortante con cui hai concluso il posto, e per tutti gli spunti stimolanti che stiamo condividendo. Inizio in ordine:
Prima di iniziare, però, avrei da farti una domanda. Ho provato a cercare il sostantivo, ma non ho trovato post che dessero la definizione di allumista. Chi sarebbe, precisamente? Scusami per la domanda, ma facevo un po' fatica a comprendere la situazione da te descritta.
Hai ragione a chiedere, è un argomento complesso e spinoso, ti devo una spiegazione: molto stringatamente, un rapporto allumistico (dal termine francese "allumeuse") è una forma di molestia morale, per stereotipo incentrato sulla manipolazione di un desiderio di tipo erotico-affettivo; in realtà rapporti di questo tipo possono instaurarsi in innumerevoli situazioni quotidiane: ad esempio nei rapporti di lavoro, tra professore e studenti. Per chiarezza cito da un fondo „illuminante“ di Gabriele Lenzi: "Una persona A fa insorgere o alimenta in una seconda persona, vittima V della molestia, il desiderio che avvenga un certo fatto X, che coinvolge entrambi, che è di grande importanza emotiva e psicologica almeno per V e in cui A ha un ruolo centrale anche come mezzo per ottenere X. Dopodichè A rimanda asintoticamente la realizzazione di X, assumendo il ruolo di potere che ne deriva, mantenendo V legato al desiderio e alla speranza che X accada.".

Questa la teoria, nella pratica, nel mio personale caso, è successo che anni fa ho conosciuto una ragazza. Hai presente quando di primo acchito ti trovi in piena sintonia con una persona sconosciuta? Così, semplicemente. Quando, per dirla con parole povere, hai da subito l'impressione paradossale ma gratificante di "conoscerla da sempre". Ecco, così l'ho percepito dal primo momento, nessuna affettazione, nessuna forzatura: dalle prime parole scambiate, attrazione, rispetto, credito di fiducia, un crescendo di stima. Voglia di conoscerla, voglia di stare insieme, di ridere insieme. Insomma, un'infatuazione come da copione, quel che si definisce un colpo di fulmine. I primi mesi, nonostante la lontananza (studentessa in visita a Verona era dovuta tornare a casa in Sicilia), tutto perfetto. Invece nel corso dei complessivi quattro anni (comprese le sparizioni di 10 e poi di 8 mesi) successivi mi sono dovuto arrendere all'evidenza: promesse su promesse con sistematiche scuse, peraltro sempre plausibili, chiarimenti negati, menzogne più o meno incongruenti, defilamento al primo sentore di “difficoltà” o reazioni sconclusionate ad ogni mio tentativo di chiarire. Al verificarsi delle prime incongruenze, accorgendomi delle menzogne, ho avuto i primi dubbi da cui poi, faticosamente, aiutato anche dal caso, ho trovato il modo di uscirne. Quel che è incomprensibile a chi per fortuna non ha avuto contatto con personalità patologiche è come si possa rimanere invischiati in cotali situazioni degeneri, contro ogni apparente buon senso. Il problema è che queste persone hanno un'abilità inquietante non solo a recitare, ma quel che è più infido, a percepire i desideri e le esigenze più intime della vittima facendone uso per legarla a se per poi manipolarla, tramite la comunicazione, usando i paradossi (avvicinati, non mi puoi avere, allontanati, mi puoi avere), i non-detti, le accuse gratuite (tra tutte il ricorrente “non capisci”) e le reazione rabbiosa ai tentativi di chiarimento. Poi le menzogne, la recita ed un clima di incertezza per confondere la vittima. Ancora, il non rispondere o lasciarsi tempo per farlo, salvo esigere risposte immediate alle sue domande.

Ecco, questa per sommi capi, la relazione patologica con cui ho dovuto fare i conti. Non tutto il male viene per nuocere, quante volte sentiamo dirlo? Eppure tirando le somme è banalmente vero. Ormai sono passati quasi 10 anni, negli ultimi anni non mi ha più cercato, sono irreperibile su fb ed altri social, proprio per evitare alla radice ogni contatto. Ho imparato qualcosa che ingenuamente non avrei neanche mai immaginato, avendo la fortuna di uscirne acciaccato ma non spezzato, come purtroppo accade troppo spesso. Ho impiegato un po di tempo, ma alla fine sono riuscito a digerire il tutto, ormai è un ricordo che sta sbiadendo. Scrivere cosi invero è un po assettico, ma tutto quanto era permeato di tristezza e malinconia. Mi ha aiutato anche il caso: un'amica alle prese con un rapporto con un narcisista patologico, dal quale ancora oggi non ne è uscita del tutto, mi ha aperto gli occhi, letteralmente. Ho riflettuto in più occasioni sui nostri comportamenti e reciproci ruoli, ed anche in questo istante ripercorro mentalmente tutta la storia, forse si poteva risolverla diversamente, forse. Ma in tali contesti non c'è molto da fare: non si riesce a comunicare, tutto si risolve in un mero esercizio di potere da parte di una persona che agisce con un distacco emotivo. È un dato di fatto, peraltro spesso ignorato, che nessuno può guarire una malattia o risolvere i conflitti interiori di un'altra persona. Tutto quanto parte da noi stessi, possiamo essere aiutati e supportati, ma dipende tutto dalla nostra volontà. È triste, ma quali alternative potevano esserci?Non so dirti se sia stato d'aiuto il fatto essere pressoché immune alle dipendenze, o gli 8 anni di servizio in ambulanza, durante il quale il confronto con situazioni limite, negative e positive, è inevitabile. Ancora può essere che come asessuale, non sono suscettibile alla seduzione con finalità sessuale, insomma che lei, pur sapendolo, non abbia dato peso a questo, puntando a questa classica „esca“. Non che ormai sia importante, semmai è utile condividere, sapere in questi casi è salvifico. Ecco perché un giorno vorrei aprire un thread su questo tema.

Forse ora comprendi meglio (se così non fosse, chiedi tranquillamente lumi, visto che ho condensato molto per non assorbire troppo spazio) perché ho scritto che questo rapporto non fa testo. Quattro anni e in definitiva non so chi era lei. Avevo davanti un simulacro, non ho alcun riscontro per poter definire cosa era inventato e cosa non, dove iniziava e dove finiva la recita. Un'unica forzatura, infatuazione ed innamoramento basati su un'illusione. Cosa mi è rimasto? Una maggiore consapevolezza complessiva, una maggiore attenzione alle implicazioni della comunicazione ed alle insidie connesse.

Passiamo oltre.. a proposito del nostro filone “bambini” voglio citare la canzone di Lucio Battisti, „Nell'cuore, nell'anima“, come contributo „extra“, visto che l'hanno passata stamattina alla radio, si ricollega a diversi altri punti che stiamo eviscerando:

Un bambino conoscerai
non ridere
non ridere di lui
aah...
Nel mio cuor
nell'anima
c'e' un prato verde che mai
nessuno ha mai calpestato, nessuno,
se tu vorrai - yeahh
conoscerlo - se tu vorrai conoscerlo
cammina piano perche' - cammina piano perche'
nel mio silenzio
anche un sorriso puo' fare un rumore.
(paaaa.. paaa..) - non parlare
(paaaa.. paaa..) - non parlare
(paaaa.. paaa..) - non parlare
(paaaa.. paaa..) - non parlare
(paaaa.. paaa..) - non parlare...
Nel mio cuor,
nell'anima
tra fili d'erba vedrai
ombre lontane
di gente sola
che per un attimo - attimo
e' stata qui
e che ora amo perche' - amo perche'
se n'e' andata via
per lasciare un posto a te
per lasciare un posto a te
Per lasciare un posto a te.
Nel mio cuor,
nell'anima
tra fili d'erba vedrai...

Il bambino qua ha sicuramente un'immagine positiva, da la propria disponibilità, chiedendo rispetto; il prato verde suggerisce apertura, ampiezza. Oserei dire che viene richiamato il mito della fenice, nel suo simbolico rinascere; il riuscire a rialzarsi ogni volta, rispettando noi stessi, sapendo che faremo di tutto per non arrecare dispiacere, per il semplice fatto che sappiamo cosa si prova . Anche l'assenza di rancore “amo perché se n'è andata via”, anzi il superamento del passato “ombre lontane di gente sola” e, ancora “se n'è andata via”, il vivere nell'oggi, nell'istante, accettando quel che è stato, come pure l'accenno a quel che potrà essere, sono istintivi nel bambino, auspicabili per noi adulti. Quella “gente sola” mi lascia un po perplesso: una rivincita su chi in passato ha tradito la fiducia ed ora paga uno scotto? L'affermazione “che ora amo perché... se n'è andata per lasciare il posto a te” invece attesta l'assenza di rancore; il passato ormai lasciato alle spalle che non interferisce con il presente, il “posto a te”, il “vedrai” che esprime la speranza, un ottimistico auspicio.
Bo, questo è una riflessione estemporanea. Relativamente alle influenze e sul fatto o meno che possano essere revisionate, confermate o superate. Sono convinto che sia possibile farlo. In fin dei conti hai riportato il detto “non si nasce imparati”. Ecco, si impara. Certo richiede un interessamento volontario, perché è chiaro che un atteggiamento superficiale menefreghista non porta da nessuna parte. Vedi, quanto ti ho scritto nell'ultimo post è frutto di un mio percorso, lungo una vita. Se ora ho maggiore consapevolezza l'ho raggiunta solo al prezzo di cadere a ripetizione, sbagliando, e sono conscio che sono arrivato forse a metà del mio personale cammino. Sai cosa mi ha offerto un prezioso, sincero aiuto? Leggere. Le amicizie, negli anni sempre meno ma più sentite.

Dunque, quali sono i condizionamenti che tutti bene o male sorbiamo fin da piccoli? Ci sono quelli più palesi, connessi agli stereotipi dei ruoli (per restare ai cartoni: principessa inerme-principe salvatore) e quelli più subdoli, sfuggenti, ad esempio, il “bisogno”: è pressoché normale affermare i propri bisogni, anche nelle relazioni sentimentali. Riflettendoci, dire ad una persona “ho bisogno di te” o “senza te la mia vita non ha senso” ecc. è un ricatto che non lascia libertà di scelta, quando invece andrebbe sempre offerta la propria disponibilità e preservata la libertà di scelta. Ancora, la gelosia, considerata spesso quale “prova” dell'amore: forse a dosi omeopatiche, in realtà la gelosia è sintomo di insicurezza, di mancanza di fiducia nell'altr*. Se ti va, potremmo man mano creare un elenco con tutti gli ammennicoli vari ed assortiti che ci verranno in mente. Mmm, che ne dici della felicità?
“Il fatto di non essere simile ai miei coetanei anche in questo era un po' triste (ho sempre vissuto con sofferenza la diversità, perché sin da piccola ho avuto interessi per nulla simili a quelli delle bambine o delle ragazzine della mia età”.
Se affermo che comprendo pienamente il tuo stato d'animo, lo posso fare solo perchè ho sperimentato similmente a te l'esperienza della diversità e degli interessi poco o nulla condivisi, meno da bambino, più da adolescente, ci sono stati anni in cui il mio disinteresse verso il sesso mi faceva sentire alienato, la mancanza di qualcuno con cui parlare ha reso tutto più complesso e mentirei se affermassi che all'epoca non ho mai sofferto la solitudine o non ero tormentato dai dubbi sul mio “essere sbagliato”. Poi però le cose si sono sistemate, non è che abbia scelto di accettare o meno l'asessualità, direi che è stato più un processo graduale sino a quando l'ho percepita come qualcosa di intimamente mio. È stato un punto di partenza, come ho scritto prima, arrivare dove sono ora ha richiesto tempo, molto tempo. La prima lezione è stato dover accettare il fatto che la diversità fa paura e richiama avversità, palese (aggressività) o subdola (l'isolare il diverso). Dover restare alla finestra senza comprendere né condividere il motivo è debilitante. Hai scritto di come ti senti, di cosa provi, della tristezza che ti attanaglia. Per quel che può valere, posso solo dirti di non sentirti in colpa per come sei, per non essere omologata al comune agire e pensare. Hai scritto bene, non puoi modificare con forzature chi sei e quel che provi, o meglio, puoi farlo, ma cadresti nei sensi di vuoto, e mi sento di poter scriverti che non sarebbe un bel vivere, non lo è mai se seppelliamo quanto siamo con una facciata e le recite.
Permetti quest'altra riflessione: il fatto che tu sia attirata generalmente dall'aspetto esteriore non è nulla di per se negativo. Come hai scritto, è il tuo personale punto di partenza, se è vero che l'aspetto fisico non è essenziale, nulla vieta però che possa essere importante. Hai scritto appunto che un eventuale interesse ad approfondire una conoscenza parte dall'aspetto “a te gradevole”. Ancora, hai giustamente scritto che ci sono stati casi minori in cui l'attrazione estica-esteriore (complichiamoci la vita :)) è passata in secondo piano, e sei stata attirata dall'intelligenza o dal talento; immagino che questo sia avvenuto spontaneamente, senza che tu si sforzata. Vedi, se cerchiamo di forzare “le cose” siamo destinati al fallimento, perché manca l'autenticità. Il tuo essere attratta dall'aspetto fisico: dato che osservi non un quadro statico, o una fotografia, ma una persona dinamica, osservi l'insieme dei tratti somatici, la fisionomia, la postura, l'atteggiamento complessivo nei tuoi confronti: l'insieme di questi elementi compongono l'immagine, l'esteriorità che percepisci, giusto? Altrimenti detto, anche tu “reagirai” in maniera differente a seconda di un' atteggiamento positivo o negativo, percepirai e valuterai la sincerità o affettazione di un sorriso, l'apertura o la chiusura nei tuoi confronti. Enfys, che differenza percepisci tra la tua iniziale attrazione estetica-esteriore, destinata ad una possibile ma non scontata predilezione, e la mia iniziale interazione, destinata ad una possibile ma non scontata infatuazione? In entrambi i casi concorrono ad un risultato diversi fattori, necessariamente preminentemente esteriori (sorrisi, gesti, postura) partendo da due punti di partenza differenti. In entrambi i casi si tratta di un salto nel buio, nel senso che siamo di fronte a persone sconosciute. Se ci pensi, anch'io devo basarmi necessariamente sull'esteriorità e su mere deduzioni sulla base di poche, sparute informazioni (questo è il delicato momento in cui è facile cadere nell'idealizzazione). L'interiorità dell'altra persona per essere scoperta, o meglio, imparata, richiede tempo, costanza, dedizione. Richiede riscontro, interesse contraccambiato. Se “qualcosa” sveglia il nostro interesse, se sperimentiamo corresponsione, siamo spinti ad approfondire. Hai presente quando si dice che “un sorriso chiama un sorriso”, o quando tu stessa scrivi che ti senti positiva in presenza di positività? Il meccanismo è sempre lo stesso, si potrebbe dire che abbiamo bisogno di una sorta di incentivo per impegnarci. Senza riscontro (cioè se non capiamo come e se l'altra persona ha recepito un nostro input) ci troviamo in un vicolo cieco, non riusciamo ad andare avanti. Questo per inciso è una dei modi in cui si può manipolare una persona, questo perché il mancato riscontro ha come conseguenza una carenza di informazioni e quindi una situazione di confusione.
Enfys, voglio dirti che non è una questione di qualità del metodo, ne tra te e me, ne tra te e nessun altro. Ognuno definisce i propri criteri, e ripeto, al mio ci sono arrivato dopo anni. Le osservazioni dette “tanto per” non fanno testo: queste persone che ti accusano in fondo non fanno che giudicarti superficialmente, basandosi sulla mera esteriorità. Un* amic*, chiunque ti porti rispetto non ti giudica e non muove accuse. Sai, è come quando mi è stato detto che non capisco niente, solo perché in quel frangente non avevo la testa libera per conoscere la “tipa che non fa altro che fissarti”. O che il mio modo di vedere le cose sia solo un'accozzaglia di stronzate. E via di questo passo. Le critiche vanno bene, se sono costruttive, ma non se seminate a caso.

Quello che intendo è che non idealizzi, cioè l'esteriorità per te è la tappa iniziale, non la meta, tant'è vero che l'esito non è predefinito, di più, come hai scritto, in determinati casi (positivo, perché sei tu che compi una scelta, senza essere condizionata dalla disperazione) provi il desiderio di conoscere la persona che ha attirato la tua attenzione. Come ho scritto, l'esito è totalmente aperto, molte volte una conoscenza promettente cade nell'indifferenza, siamo delusi ovvero deludiamo le attese, un'amicizia si esaurisce per mancanza di manutenzione, per logorio, per disinteresse reciproco. Rinasce, a distanza di anni. Quel che secondo me conta è che vi sia onestà, assenza di inganno, quel che penso sia il tuo “procedere con i piedi di piombo”. Insomma, un agire responsabile.

Senti un po, ti ho descritto quello che provo se sono infatuato, quello che ascrivo alla sfera romantica (qua potremmo disquisire a iosa). Quel che è fuori da questa sfera sono tutti gli ammennicoli vari ed assortiti à la Disney, i sentimenti pesanti, carichi. Reputo invece importante, essenziale il contatto fisico (anche con amici e in certa misura con gli estranei): dal dare la mano, al tenerla per dare conforto, agli abbracci. Non do credito alla gelosia, tengo in debito conto la differenza tra occuparsi e preoccuparsi, ho una altissima considerazione del rispetto e quindi della libertà reciproca. Mmm, qua ti dovrò spiegare meglio, penso sia di fondamentale importanza per aiutarti. Un libro che aderisce al mio modo di sentire è “Norwegian Wood – Tokyo Blues” di Murakami. Forse ti po essere utile per comprendere meglio anche gli aspetti meno ovvi e le implicazioni profonde del romaticismo come lo vivo io.

Ora Enfys ti scriverò delle impressioni che ho come lettore, senza puntare il dito:
“l'idea che mi mettesse in disparte, non mi parlasse e avesse un'intesa maggiore con le mie conoscenti anziché con me, mi creava non pochi problemi”
Questo creerebbe problemi a prescindere. Stai descrivendo una tua impressione, quello che intimamente percepivi, o una situazione con la quale ti sei dovuta confrontare che successivamente ha generato l'idea, intesa come possibilità che si ripetesse?
“Continuavo a sminuire i miei sentimenti, perché era evidente che mancasse l'attrazione romantica, ma l'enorme delusione e dispiacere per il modo in cui la faccenda si è poi risolta, mi dimostra che ci tenevo parecchio e che non ero da meno di chi provava l'amore romantico”
Lui dov'era, Enfys, si è prodigato ad ascoltarti, ad esaminare il proprio comportamento, insomma ha comunicato con te? Non a consolarti, ma adoperandosi affinché tu potessi trovare le risposte ai tuoi dubbi? Occupandosi, non preoccupandosi, di te, come tu ti sei occupata di lui? Perdona le domande, non voglio essere indiscreto. È solo che leggo dei tuoi dubbi, dei tuoi sforzi, della tua tristezza. Ma appunto, lui dov'era? Sai, spesso ci addossiamo le responsabilità nell'indifferenza del prossimo, ed è così dannatamente facile alimentare in un'altra persona i sensi di colpa. Leggendoti, vedo la “tua persona”, ma spicca l'assenza cruciale di “lui”, e ricavo l'impressione lui si sia lasciato trascinare senza affrontare le difficoltà, fino a quando si è stufato. Forse è prematuro, probabilmente l'hai già fatto, ma hai provato a cambiare punto di vista? Hai provato a cercare di “vederti” come lui ti “vedeva”?

Si, non sei da meno di chi prova l'amore, qual esso sia , ad iniziare dal tuo non aver tirato in barca i remi alla prima difficoltà, girando le spalle. Sai, forse hai "solo" le idee ben chiare su cosa vuoi e su cosa non vuoi, ed è questo a condizionare le tue scelte, ci hai mai pensato? nel quotidiano sai cosa vuoi e come ottenerlo, arrivandoci senza tanti giri?
Senti, se ti va, potresti spiegarmi cosa provi nei confronti di un ragazzo che prediligi? cos'è è che ti spinge a voler stare con quella persona, ti sprona a profondere il tuo impegno. Voglio cercare di capire meglio, quando ero più giovane ho sperimentato una fase in cui, identificando il desiderio sessuale con l'innamoramento (altro condizionamento) e dato il mio disinteresse sessuale non ero in grado di definire ciò che provavo, con i conseguenti conflitti. Ovviamente, sentiti libera di rispondermi o meno.

Concordo pienamente con quanto hai scritto del “comune pensare”. Insegnare il rispetto, si, decisamente. L'educazione all'amore, sarebbe utile. Ma finché la società dà credito al consumismo non c'è da illudersi: a tutto è stato dato un prezzo, e stracciato il valore. Quando tutto si può acquistare facilmente, pure la stessa Vita, prevale la mentalità del buttare e sostituire col nuovo, la manutenzione è un fastidio che si evita.
A questa stregua, è vana la speranza, un'utopia? Si, temo.
Eppure, lo sai tu e lo so io, ci sono le eccezioni, rare, ma quanto bene fa sapere che c'è chi non segue la linea prefissata. Al riguardo si era espresso anche Umberto Eco:
Umberto Eco - „La società liquida“ L'Espresso 29 maggio 2015
«emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo ‘soggettivismo' ha minato le basi della modernità, l'ha resa fragile: una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto (la magistratura è sentita come nemica), e le uniche soluzioni per l'individuo senza punti di riferimento sono da un lato l'apparire a tutti i costi, l'apparire come valore […] e il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all'altro in una sorta di bulimia senza scopo.»
Mmm, sto scrivendo un altro papiro, bello, ma temo di approfittare della tua pazienza... anzi, dato che la tranquillità in questi giorni è un lusso, sto scrivendo a spizzichi e mozzichi, senza rileggere, che so già che aggiungerei e non finirei, chiedo di portar pazienza per eventuali passaggi poco brillanti ovvero oscuri.

Comprendo e condivido anche la tua riflessione sull'atteggiamento delle donne messe innanzi alla “mia” asessualità. Aggiungerei che la reazione stizzita o rabbiosa si spiega semplicemente pensando ai bambini (vedi come è utile evitare gli scompartimenti stagni e pensare apertamente): non ottengo ciò che voglio/desidero, esterno il mio disappunto. Se nel bambino è comprensibile, in una persona adulta, in teoria dotata di competenza sociale, è perlomeno fuori luogo. Ok, potrei dire che indirettamente attesta l'interesse nei miei confronti, a parte però la dubbia utilità mi domando se l'interesse era nei confronti della mia persona o si rifletteva in una mia idealizzazione. Ai posteri l'ardua sentenza. Sai cosa mi intristisce ogni volta: perché questi aut-aut, senza pormi domande critiche, indagare, non dico mettersi in gioco, ma parlare serenamente, anche a distanza di tempo? Ripeto, potrei capire se lo dicessi messo alle strette, quando non è più procrastinabile. Ma lo dico apposta sin dall'inizio, ovvero, quando c'è una minima base di stima reciproca. Indovina una cosa: riguardo all'argomento sesso sento sempre lo stesso mantra, variazioni marginali di “gli uomini sono fissati, vogliono solo portarti a letto, non puoi parlare”. Si sa, la coerenza non è di questo mondo. Transeat, bisogna guardare avanti. Si, la canzone di Battisti calza a pennello, decisamente.
“io penso che per amore si debba fare tutto per mantenere il rapporto, altrimenti non si ha davvero a cuore il rapporto e la persona amata”
Quanto hai ragione, ben scritto. Si, condivido anche la tua riflessione sulla positività condivisa, è proprio così, semplicemente. Ecco, questa positività in cui credi è qualcosa che ti sarà sempre utile, per quanto possano andare male le cose.

Ecco, chiudo qua, Enfys, scusa ancora la mia lungaggine, e un grazie sincero per aver letto i miei posti cervellotici :) e grazie per questo non scontato scambio di riflessioni.
Ultima modifica di SoItIs il lun set 12, 2016 3:55 pm, modificato 3 volte in totale.

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Re: Whatromantic

Messaggio da Bianca »

Sol, le riflessioni che fai sono molto belle, interessanti, profonde e mi hanno colpita parecchio.
E' molto triste che ci siano persone che con le tecniche che tu ben descrivi, riescano a manipolare la persona che ha la ventura di interessarsi a loro.
Ce ne hai messo di tempo a tirarti fuori e di più ne hai impiegato a smettere di soffrire.
Una piccola rivincita tu la puoi avere, per quanto ti sei dedicato, per quanto hai dato a questa persona.
Tu ora sei più forte, più consapevole, più libero. Lei, come sarà? Quel povero essere che si nutre della sua superbia, quanto sarà felice nella sua vita?
Vivere senza amore, nella consapevolezza del potere infinito che viene dalla manipolazione degli altri, quanta felicità può dare?

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Re: Whatromantic

Messaggio da SoItIs »

Bianca ha scritto:Sol, le riflessioni che fai sono molto belle, interessanti, profonde e mi hanno colpita parecchio.
E' molto triste che ci siano persone che con le tecniche che tu ben descrivi, riescano a manipolare la persona che ha la ventura di interessarsi a loro.
Ce ne hai messo di tempo a tirarti fuori e di più ne hai impiegato a smettere di soffrire.
Una piccola rivincita tu la puoi avere, per quanto ti sei dedicato, per quanto hai dato a questa persona.
Tu ora sei più forte, più consapevole, più libero. Lei, come sarà? Quel povero essere che si nutre della sua superbia, quanto sarà felice nella sua vita?
Vivere senza amore, nella consapevolezza del potere infinito che viene dalla manipolazione degli altri, quanta felicità può dare?
Grazie Bianca per il pensiero. Le patologie per chi ne soffre, direttamente e di riflesso sono atroci per tutti i coinvolti. Le manipolazioni, la violenza psicologica è subdola, invisibile ad occhio nudo, è questo che la rende così pericolosa. Si, si può dirlo: quanta inutile sofferenza.

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Re: Whatromantic

Messaggio da Bianca »

Sai che quello che hai scritto mi ha sconvolta?
Voglio dirti però, che la sofferenza non è mai inutile, perchè noi siamo sempre il risultato di ciò che abbiamo vissuto.
L'esperienza che ti è toccata, se da un lato ti ha schiavizzato, ti ha anche consentito di arrivare ad un livello di spirito e di sensibilità che, chi è stato l'artefice dellae tue sofferenze, non arriverà mai neppure a sfiorare.

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Enfys
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Re: Whatromantic

Messaggio da Enfys »

Sì, è esattamente così, SoItIs! Purtroppo non è facile gestire la vita e i suoi costanti impegni, specialmente quando si aggiungono sbalzi di umore, malattie (con questo tempo ora soleggiato, ora piovoso, sfido chiunque a non beccarsi un malanno!) e quant'altro. Come ho già detto, non ti preoccupare per il ritardo, comprendo perfettamente, e non ti fare problemi sulla lunghezza del messaggio. Trovo le tue risposte molto interessanti e belle da leggere, specialmente perché mi arricchiscono, fornendomi un nuovo punto di vista e nuove informazioni in più.
Prima di passare alla tua risposta, apro una breve parentesi per rispondere a Bianca.
Per quanto io sia promotrice del rapporto a due, penso che sia auspicabile soltanto se rappresenta un arricchimento reciproco, un rendere più bella la vita, un condividere le difficoltà, perchè in due, è più facile sopportare ciò che di pesante il futuro può riservare.
Mai fare qualcosa di cui non si è convinti, anche se, una certa dose di rischio, può essere responsabilmente assunta.
Sono perfettamente d'accordo, Bianca. Purtroppo, però, vedere il rapporto come una sorta di arricchimento è una cosa non più sentita al giorno d'oggi. Come dicevamo io e SoItIs, la gente oggi non sa aspettare la persona speciale e si fa prendere dalla paura della solitudine, del rimanere single per sempre, fin dalla tenera età, specialmente quando non hanno relazioni sociali; per questo finiscono poi per "innamorarsi" (dicono così, ma si sa che il sentimento non è vero) del primo spasimante.
Ma, a dire il vero, non c'è solo una forte paura per la solitudine. Oggi tutto è un continuo confronto, una specie di gara a chi fa qualcosa per primo, motivo di vanto. L'esser fidanzati rientra proprio in questa categoria.


Tornando a So…
Oh, okay, adesso mi è chiaro di cosa parli. Non avevo nemmeno idea che questo genere di situazioni esistesse davvero e che avesse persino un nome. Ho provato anche a leggere altri post cercando il termine francese -come sempre, bisogna porre la domanda giusta- e farmi un'idea.
Comunque sia, a dire il vero non è incomprensibile… "Al cuore non si comanda", perciò non ti si può biasimare per quello che è successo. Se avessi avuto controllo sulla cosa, sì, saresti stato responsabile, ma la gente dimentica che le emozioni sono qualcosa di involontario e di molto forte, su cui noi non abbiamo alcun potere. Certo, potremmo avere una volontà di ferro e decidere di sopprimerle; ma ci faremmo male. Tu hai agito come meglio credevi, procedendo a tentoni perché non sapevi cosa fare, ed hai fatto le tue scelte. Poi, ognuno avrebbe reagito diversamente nella tua situazione, chi con più forza, chi con minore.
Ad ogni modo, ritengo che ci sia una forma di malattia psicologica nella persona, perché mi riesce difficile credere che una persona sana di mente possa attuare delle forme così subdole nei confronti del prossimo. Sì, è vero, chi vuole tradire il partner fa questo ed altro… ma non fa soffrire la persona con cui intraprende la relazione extraconiugale. Quando succede, vien spontaneo credere che si tratti di qualcuno che cercava l'avventura e che si era stufato della moglie/marito.
Non so se è stata verificata la mia ipotesi, ma penso potrebbe essere una ricerca interessante, specialmente se nel loro repertorio di frasi c'è "Non capisci". Questo significa che vivono anche loro una sorta di complesso? Magari nemmeno loro vogliono comportarsi così, ma per qualche motivo lo fanno? Perché in tal caso, potrebbero esserci delle situazioni scatenanti un comportamento di questo tipo o dei sentimenti, dei desideri repressi che si manifestano in questo modo nell'età adulta. Non mi piace credere che la psicologia influenzi l'individuo per quanto gli orientamenti (sì, perché a volte si tende a vedere l'aromanticismo e l'asessualità come dirette conseguenze di un trauma e quindi si nega che una persona sia vuota, priva di questi sentimenti che invece fanno girare il mondo!), ma probabilmente hanno una qualche influenza nel modo di considerare le relazioni e i rapporti sessuali… ovviamente, con spiegazioni plausibili.

Sinceramente, credo che un rapporto faccia testo solo se le persone che lo hanno vissuto lo considerano tale. Naturalmente, per il tipo di vicenda che hai vissuto, per te è come aver non avuto il rapporto e sei perfettamente giustificabile. Nella visione che abbiamo normalmente delle cose, dovremmo classificarlo comunque come un rapporto (se vi siete visti e ci sono state effusioni amorose, suppongo di sì), ma questa è la percezione di chi vede una situazione dall'esterno e valuta sulla base dei fatti. Tu che lo hai vissuto, giustifichi la tua posizione spiegando perché non lo senti come tale e la tua è una giustificazione più che valida. Come ho detto, se tu senti di definire il rapporto così, nessuno può obiettare sulla tua decisione.

La canzone che hai citato è molto bella e mi piacciono le varie immagini utilizzate; mi è piaciuta anche l'analisi che hai fatto. In tutta sincerità, non la conoscevo (mi sono estraniata dalla cultura italiana nel momento in cui ho realizzato che tentavano di imporre un modello che io non condividevo; se proprio devo seguire una tendenza, preferisco scegliere da me le stupidità da seguire).
Quello che mi rattrista del mondo è che l'ingenuità dei bambini viene meno col passare degli anni e che tutto debba essere filtrato attraverso l'astuzia, la malizia, la cattiveria e il fine delle persone che ci circondano. Noi chiediamo rispetto, ma non lo otteniamo quasi mai; chiediamo comprensione e non ne otteniamo; chiediamo supporto e ci rialziamo da soli… facciamo le nostre esperienze imparando che il mondo non è tutto rose e fiori, come immaginiamo da bambini, e più lo realizziamo, più cresciamo. Potremmo dire, quindi, che non siamo più bambini perché siamo disincantati e vediamo il mondo per quello che è, realizzando sempre più che ci sono "pericoli" in agguato. Infatti, quando uno non processa le informazioni e le situazioni come un adulto, si dice spesso "cresci!", quasi si considerasse l'altro ancora un bambino.

Hai preso degli esempi interessanti, su cui non avrei mai posto quel tipo di riflessione, veramente.
Quella del ricatto è una delle forme più subdole e più utilizzate da qualcuno quando non si vuole che un rapporto finisca. So di moltissime persone che vengono messe alle strette da quella frase o dalla tipica "Se mi lasci mi ammazzo!". Ecco, questa nega decisamente la libertà di prendere una decisione secondo la propria volontà e purtroppo con quello che si sente oggi in televisione, uno ci pensa pure due volte prima di mollare il/la partner. Quando subentra anche la gelosia, poi, succede il putiferio, infatti.
E il problema è che si tratta proprio dell'insicurezza -e io direi anche di una buona dose di egoismo- a spingere le persone ad essere gelose. Veniamo continuamente bombardati da ideali di bellezza, di carattere, di pensiero… è difficile sapere effettivamente cosa vogliamo, una volta che la mente è piena di tutti questi modelli. Così le ragazze finiscono per saltare pranzi, porsi ad estenuanti digiuni per raggiungere la tanto amata taglia 38, spendono soldi per rimettersi a nuovo (non condanno la chirurgia estetica, ma penso che se una ragazza è carina, non ha senso rifarsi per essere ancora meglio di quello che è -anche perché solitamente si imbruttiscono, quindi non ci guadagnano-, come le dive di Hollywood) e i ragazzi iniziano a porsi altrettanti problemi perché non si sentono all'altezza o si sentono minacciati e così via.

La felicità è anche quella stereotipata. Sinceramente, non ho la benché minima idea di cosa sia e in questo periodo mi sento una persona infelice, ma so perfettamente che là fuori c'è gente che è messa anche peggio di me. Senza andare a chi vive veramente in una situazione disastrosa (pensarci mi butta giù, perché mi rendo conto che sono fortunata e che io non posso aiutare chi invece si domanda se arriverà a fine giornata o meno), ma prendi quelli che postano continuamente la propria vita su FB. Da dove deriva questo bisogno di ostentare la propria felicità? Passano un esame e lo scrivono su FB; si laureano e lo scrivono su FB; hanno fatto sesso col/con la propri* partner e mettono il selfie su FB; stanno pregando per le vittime di una disgrazia e lo postano su FB. Sai, da una parte provo anche un po' di invidia nel vedere che la gente è felice e sembra avere tutto dalla vita, ma poi mi dico: ma queste persone sono davvero felici? Perché non possono gioire dei loro successi in privato? In passato solevo farlo anche io, scrivendo più che altro pensieri e gioie riguardo le mie passioni, o qualche lamentela riguardo le istituzioni scolastiche… poi mi sono resa conto che davo un motivo alla gente di giudicarmi. Ma non è tanto l'idea di dire "Ah, ma vedi quella! Le piacciono i fumetti", per dire, che mi infastidisce; io non devo permettere a nessuno di dirmi come vivere la mia vita e di avere la possibilità di sapere come spendo il tempo, quindi di rimproverarmi per ciò che faccio. Perché facendo così già do un modo alle persone di infelicitarmi, di criticarmi e darmi problemi che si ripercuotono sulla mia serenità mentale.
Tornando a ciò che mi hai chiesto, la felicità come stereotipo è crescere come la società ti vorrebbe e raggiungere gli obiettivi che la società ti impone, ergo nel caso della donna è studiare, raggiungere l'adolescenza, essere bella, trovare un ragazzo, progettare un futuro insieme e metter quindi su famiglia, avere figli, invecchiare col partner e in tutto questo arco vitale fare una vita materiale. Questo è ciò che vedo io in TV e su FB. Non lo condivido, perché è qualcosa che limita fortemente le possibilità, cosa che caratterizza l'essere umano, e che non corrisponde necessariamente all'idea di felicità. Perché, come il film "Mona Lisa Smile" insegna, una ragazza può anche raggiungere queste tappe e credere di aver raggiunto la felicità, ma non è così. Non ti dicono che il marito, come è successo nel film, in realtà si diverte con altre donne e a casa non torna mai, senza spendere tempo con la moglie. Non ti dicono che la donna così viene relegata al solo ruolo di madre e casalinga. A qualcuno magari può stare bene, ma dev'essere una scelta consapevole, non un'aspettativa che tutti hanno di me. Sarà che non sono mai stata convinta di un eventuale rapporto con i ragazzi (quando ero una bambina, mi dicevo sempre "Non lo voglio un ragazzo, che schifo!" *ride*; mi chiedo se abbia un qualche collegamento con ciò che sono ora), ma mi piace l'idea di poter girare il mondo, fare le mie esperienze, fare carriera e magari diventare qualcuno. Sono un essere umano, ho delle qualità e voglio vedere cosa posso realizzare nella vita.
Penso che la felicità combaci con la libertà, ma su questo potremmo dire moltissimo e trovare una falla a seconda del pensiero esaminato; è un inizio, però. Più concretamente, la felicità dovrebbe essere poter fare le proprie scelte con serenità, senza pentirsi di ciò che è stato, e guardare al passato con orgoglio, dicendo "Sono content* di ciò che è stata la mia vita". Naturalmente, ci sono momenti di tristezza, momenti bui, ma fondamentalmente credo che questa sia la felicità in forma pura.

Altri stereotipi comprendono i ruoli, come hai già detto, l'associazione di un genere alle varie attività, l'associazione del concetto di bene e male ad ogni tipo di azione e… questo non so esprimerlo più semplicemente, però il concetto di "meglio" e "peggio" relativo alle persone. Tipo, perché le "principesse" sposano necessariamente i principi? Metto le virgolette perché non sempre appaiono come figlie di una famiglia facoltosa. Ecco, l'idea che uno debba sempre avere i soldi e debba ambire alla scalata sociale è qualcosa che non capisco. So che purtroppo la realtà ci mostra che chi è in fondo alla piramide sociale non ha soldi, istruzione e vive in una situazione difficile, quindi viene identificato come il "peggio" della società; mentre una persona in cima alla piramide sociale offre molto più… tralasciando il fatto che l'Italia soffre a causa di una situazione storica e politica difficile, perché bisogna fare queste forme di razzismo che non producono nulla di buono? E' come quando decidono che fare l'avvocato è un lavoro buono, mentre fare l'impiegato è qualcosa di negativo.

Sai, mi fa piacere che tu abbia detto così, che non dovrei essere in colpa per quello che sono. E' una conferma a ciò che penso, un'ulteriore sicurezza. L'insicurezza e il senso di colpa derivavano dal fatto che sono stata accusata per questo da persone a me vicine, sfogando su di me la rabbia per un comportamento che altre attuano di proposito, quindi mi sono sentita maggiormente ferita. Certamente, so che è spiacevole per una persona essere giudicata per questo, specialmente se ha delle buone qualità, ma… appunto, cosa posso farci?
Comunque, spiegato in maniera così semplice, sì, il mio interesse è quindi un'infatuazione, né diversa né minore rispetto al sentimento romantico. Questo dovrò tenerlo a mente per me per il futuro; potrebbe servire. Concordo con la necessità di un riscontro, sia per l'interesse, sia per capire come si viene percepiti dall'esterno: nel caso dell'interesse, perché se manca la volontà dell'altro nel mandare avanti il rapporto, ci si mette l'anima in pace; nel caso dell'immagine proiettata, perché ti fa capire se la gente ha piacere di conoscerti o meno. Concordo che, sì, c'è anche un incentivo, qualcosa che ci spinge a lavorare per raggiungere un obiettivo.
Quello che intendo è che non idealizzi, cioè l'esteriorità per te è la tappa iniziale, non la meta, tant'è vero che l'esito non è predefinito, di più, come hai scritto, in determinati casi (positivo, perché sei tu che compi una scelta, senza essere condizionata dalla disperazione) provi il desiderio di conoscere la persona che ha attirato la tua attenzione. Come ho scritto, l'esito è totalmente aperto, molte volte una conoscenza promettente cade nell'indifferenza, siamo delusi ovvero deludiamo le attese, un'amicizia si esaurisce per mancanza di manutenzione, per logorio, per disinteresse reciproco. Rinasce, a distanza di anni. Quel che secondo me conta è che vi sia onestà, assenza di inganno, quel che penso sia il tuo “procedere con i piedi di piombo”. Insomma, un agire responsabile. 
La sincerità è la prima cosa che pretendo dalle persone. Ci riflettevo in questi giorni e pensavo ad una frase che condensasse proprio quest'idea: "Meglio un'amara verità che una bellissima bugia". Indipendentemente dal rapporto od altro, finché c'è sincerità tutto si può accettare. Preferirei che degli amici mi dicessero "Sai, mi stai antipatica e non ti sopporto", piuttosto che essere ricordata quando non esce l'intera comitiva o c'è un compleanno, ma dimenticata per il resto dell'anno. Preferisco che uno mi dica chiaro e tondo "Non mi interessi", anziché "Ecco, non posso darti una risposta certa"… la gente cerca sempre situazioni convenienti, perché deve avere il vantaggio e non trovarsi dalla parte del torto. C'è chi sa farlo con astuzia e chi no. Evidentemente essere sinceri costa troppo in orgoglio a questo mondo ed è una richiesta troppo grande da fare all'umanità.

Ho il pdf di Norwegian Wood. Visto che quest'anno ho letto molto (non sono una gran lettrice perché non riesco a concentrarmi molto quando leggo e finisco per rileggere una pagina 10 volte prima di andare avanti), per non perdere l'allenamento e per la curiosità di leggere qualcosa di giapponese (sono profondamente innamorata del Giappone), volevo leggere proprio quel romanzo, perciò lo leggerò con molta più attenzione, se mi dici che racchiude la tua idea di romanticismo, così potrò comprenderla meglio.

Dato che ne avevo parlato in un post, ti mando la discussione che riguarda proprio questa esperienza: http://www.asexuality.org/it/viewtopic.php?f=84&t=9885

Come hai letto, ero interessata, ma non ero ricambiata e il tutto è finito nel peggiore dei modi. Lui non s'è affatto preoccupato di venirmi incontro, sebbene io gli avessi spiegato uno dei miei problemi. E' per quello che poi mi sono arrabbiata col mio gruppo e ho detto loro di sparire: non volevo persone false a circondarmi. Avevamo stabilito un secondo momento per la resa dei conti, ma io sono stata codarda e ho lasciato perdere, giustificandomi con tutto il lavoro universitario e i discorsi familiari che mi attendevano.
Ogni tanto ci penso e mi dico che sì, forse sono stata avventata e potevo gestire diversamente la cosa, ma quando ripenso al modo di comportarsi di lui -e della mia amica-, mi rendo conto di aver avuto a che fare con dei ragazzini, con gente egoista che non ha minimamente a cuore gli altri. Mi hanno dimostrato che la gente sa essere falsa e cattiva.
Probabilmente, lui non voleva problemi e non sapeva come dirlo chiaro e tondo e forse mi vedeva come un problema, appunto. O forse, come diceva un mio amico, lui realizzava che gli andassi dietro e per questo si sentiva bene, perché c'erano due ragazze che litigavano per lui… in realtà, la storia si è conclusa con il suo fidanzamento con l'amica buona, mentre quella che mi faceva i dispetti si è poi fidanzata con un altro.

Comunque, sì, solitamente so cosa voglio e cerco un modo di raggiungere il mio obiettivo, cercando di non creare problemi agli altri, se possibile. Se ho bisogno di qualcosa, vado dritto al sodo, perché non mi piace dilungarmi troppo.
Hmm, in realtà, facendo il confronto con la me del post che ti ho linkato e la me di adesso mi avverto diversa e mi sento ancor più confusa di prima. Non saprei risponderti con esattezza riguardo la predilezione, ma a parte la già citata attrazione estetica-esteriore, valuto la cultura, una certa sensibilità (intesa in tanti modi), la simpatia… il fatto che siano i classici lupi solitari, penso. In effetti, l'aria del ragazzo che non viene capito e che non viene compreso è intrigante e mi fa venire voglia di conoscerlo e capire meglio chi è. Credo che quest'ultimo aspetto dipenda dal mio carattere e dalla mia naturale predisposizione e prendermi cura degli altri, a comportarmi quasi da mamma/sorella verso il prossimo. Ciò che mi spinge ad impegnarmi è probabilmente il fatto di farmi notare dalla persona, quindi di stupirla e di lanciare un messaggio del tipo "Guardami!". Infatti, quando mi interessava il ragazzo di cui ho parlato nel post, sebbene fossi oberata di roba da studiare per l'università, mi ritagliavo qualche momento per studiare in vista della certificazione giapponese, spronata dalla rivalità con la mia "amica", a cui dava materiale in più.

Eh, citi Eco che, in poche righe, ha riassunto ciò che dicevamo prima… sono belle parole, ma ti lasciano una profonda tristezza, perché quando realizzi che la realtà è quella, puoi vivere solo in un continuo stato d'attenzione. Il prossimo è sempre lì in agguato a tenderti qualche imboscata, perché "mors tua, vita mea".

Temo che non siano convinte delle tue parole, perché non incontri un asessuale tutti i giorni, perciò è difficile crederci. Ma, come hai detto, sono adulte e dovrebbero voler almeno capire di che stai parlando, provare a ragionare sul discorso e decidere sulla base di una discussione se ciò che stai dicendo è veritiero o meno. Ma forse hanno paura di rimanerci confuse e quindi plagiate, di farsi controllare. Credo che abbiano paura di qualcosa, forse di una presa in giro o non saprei…
Ignorare il problema per molto e poi accusare l'altro di qualcosa è un comportamento appunto ingiustificabile, anche se comprendo il "buona fede" che in molti spesso si prefiggono.

Non ti preoccupare per la lunghezza, era naturale che il post sarebbe venuto così lungo. Ti ringrazio per avermi esposto il tuo pensiero ed ecco qui il mio, che spero sia abbastanza chiaro.

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Re: Whatromantic

Messaggio da SoItIs »

Ciao Enfys, ho letto con la dovuta attenzione e calma la tua risposta e il tuo thread linkato. Mi piace la cura che metti nello scrivere, sai che posso contare sul palmo di una mano le persone capaci di un confronto articolato come questa nostra “conversazione”? Si, è corroborante, gratificante, lasciando le lusinghe a chi non ha argomenti validi, semplicemente fa bene confrontarsi apertamente in questa maniera. Di più, sono contento che ti abbia offerto qualche spunto utile, certo non risolutore; nessun insegnamento, che è quel poi che conta.
Inizio dalla fine del tuo post... ha visto giusto il tuo amico, sei incappata nel classico “2 piedi in una scarpa”. Insomma di quel che gli hai offerto si è preso solo quanto lo lusingava, si, ragazzino, non bambino. Relativamente ai “tuoi classici lupi solitari”, che a suo tempo avevi definito un cliché: si, di uno stereotipo si tratta, ma non nel tuo caso, dato che è una tua scelta consapevole. Quello che hai provato, è sincero e profondo interesse per la persona che ti attraeva. Nulla di più e nulla di meno, esatto. Per questo non potrei mai permettermi di ritenere che nella tua persona “manchi qualcosa”. Ecco, anche il tuo assertivo “guardami” è coerente con il tuo pretendere sincerità. Vai oltre l'apparente facilità e perfezione dell'esteriorità senza temere la complessità dell'interiorità. Questo non è nulla di scontato, ecco perché mi sono permesso di scrivere che non devi sentirti in colpa per quello che sei e per come senti. Possiedi l'umiltà di metterti in discussione e ti assumi le tue responsabilità, ti occupi e ti prendi cura di chi ti è vicino. Lo scrivo perché è l'impressione - abbozzata - che come lettore empaticamente ricavo da quanto hai scritto. Nessuna inutile lusinga, appunto. Il “contorno”, per quanto ora come ora confuso, riuscirai a definirlo, concediti il tempo che ti servirà; disponi di tutti gli attrezzi, vedrai che imparerai ad usarli. Lo scrivo perché relativamente all'attrazione estetico-esteriore hai delineato con il tuo post numerosi e pertinenti aspetti correlati, hai insomma individuato il meccanismo che ne sta alla base, ad iniziare dai social. Quanti, ti chiedo, ne sono capaci o almeno si prendono il disturbo di provarci?

Hai la passione per la cultura giapponese; allora Murakami ci sta ;) il Giappone è affascinante invero, senza dimenticare le luci ed ombre dell'attuale società giapponese, alle prese con i problemi della post-modernità similmente alle società occidentali. Certo per me è solo un interesse abbozzato, tra gli altri che coltivo: sono cresciuto come tanti coi “cartoni” giapponesi, anzi pardon, visto che ella è più esperta di me :), “manga” che andavano all'epoca... Ok, non divago... Murakami, scoperto con calma qualche anno fa, senza seguire le solite mode, ma per pura curiosità, oltre a qualche altro scrittore giapponese, ad esempio poco tempo fa “Tokyo noir” di Fuminori Nakamura... per non dimenticare Hayao Miyazaki e la sua squadra... poca “roba” eh, nulla di che... certo sarebbe interessante approfondire, magari ricorrerò a qualche tua dritta da esperta, sempre se ti va :). Norwegian wood. È il romanzo più “diretto”, meno onirico di Murakami, nudo e crudo ed al contempo con una profondità a tratti spiazzante, con i personaggi vividi e per niente eterei, nessun fronzolo inutile, per questo di notevole impatto emozionale. Non mi vergogno a scrivere che leggendolo ho provato una forte malinconia, fino a tristezza, conforto ed anche speranza, ritrovando in alcuni fatti narrati esperienze vissute sulla mia pelle. Se te l'ho consigliato è perché ritengo che potrà fornirti un quadro da confrontare con le tue esperienze, il contorno “romantico” passa in secondo piano.

Relativamente a quel mio rapporto patologico, si, ritieni correttamente che sia coinvolta una forma di malattia psicologica, riconducibile al narcisismo patologico (al cui riguardo una mia amica giustamente dice sempre “se lo conosci lo eviti”). È pur vero che le manipolazioni sono comuni, poco palesi, e per certi versi pure inevitabili (pensa alle menzogne) e non richiedono necessariamente uno stato patologico. Le trovi ad esempio nel marketing, allorquando si parla di “seminare l'insoddisfazione” per spingere poi un prodotto o un servizio. Ancora le trovi in infinite situazioni quotidiane, ad iniziare dai paradossi. Potremmo poi discutere sul fatto che persone che deliberatamente vi fanno ricorso in maniera più o meno articolata per perseguire i propri scopi siano o meno patologici: se hai tempo ti consiglio di dare un'occhiata a quel fenomeno edonistico - per lo più eterosessuale - denominato comunemente “pick-up artists” o “PUA”; in pratica si tratta di veri e propri corsi “di formazione” per rimorchiare, si, proprio così, in sostanza diventi “un'artista” nel ammaliare una donna con l'unica finalità di portarla a letto. Mmm, posso dirlo: non decadente, ma trash. Insegnano agli uomini interessati come distaccarsi emozionalmente oggettivando ed idealizzando la donna, considerandola quindi quale mero “target” o obiettivo che dir si voglia. Avrai già individuato i vari collegamenti con quanto abbiamo scritto in questi giorni. Pensa che dietro a tutto questo gravita un giro d'affari di un certo peso: oltre ai corsi con sedicenti “esperti”, un fior fiore di pubblicazioni, ovviamente a pagamento. Mi viene da ridere -sarcasticamente- quando viene proclamato che applicare queste tecniche “infallibili”, alla portata di tutti, “assicurano (...) il sesso”, e quindi “rafforzano l'autostima”. Già, questo binomio sesso-autostima è ricorrente, con tutte le conseguenze del caso. Il fatto poi che spesso e volentieri si ricada nella misoginia (nel caso dei PUA è endemico) e le conseguenze di ciò ovviamente proprio non vengono considerate.

Hai scritto bene, “al cuore non si comanda”. Chi è innamorato, chi, solo tra due, ci crede, cade con facilità nell'illusione, dato che i sentimenti non sono contraccambiati, è quasi inevitabile. Il rischio non si può evitare, al limite ridurre, appunto andando all'inizio coi piedi di piombo, senza esagerare con la prudenza ed evitando ogni fretta. Poi penso sia essenziale curare la comunicazione. Il “resto” è sperare che nessuna prenda i nostri sogni per farli finire male. I tradimenti, giuste la tue considerazioni; anche qua spesso si tratta di mancanza di responsabilità, più facile rischiare, col vantaggio che alla malparata si può tornare indietro come se nulla fosse. Magari vantandosi. Separarsi o divorziare senza “garanzie”? Mai più, con quel che costa. Ok, questa è solo una sfumatura fra tante.

Sono contento che la canzone citata ti sia piaciuta, per quel che ne so è una delle meno conosciute di Battisti. Hai ragione, il termine bambino è stato caricato di un significato negativo, perfino offensivo, che nulla ha a che vedere con la realtà, direi tra l'altro che spesso si sottovalutano le capacità dei bambini, ridotti a mere “creature non senzienti” e leggevo, a “problemi”. Ecco, una sfida è anche non perdere la spontaneità, nonostante le brutture. Ancora, conciliare prudenza ed apertura mentale, evitando i condizionamenti.
Ecco, sai una cosa? Sottoscrivo convinto quanto hai scritto in questi due paragrafi perché riflette il mio pensiero. L'esaltazione e l'ostentazione dell'esteriorità, costi quel che costi, il confronto continuo, l'insicurezza che consegue dall'inseguire un ideale, di per se non raggiungibile... a questo punto si potrebbe, anzi sarebbe utile, definire “l'humus” complessivo che condiziona la società. A monte, il manicheismo con il suo ragionare per opposti, giusto-sbagliato, bello-brutto, utile-futile e chi più ne ha più ne metta.. con il suo tertium non datur, che possiamo sintetizzare molto terra-terra come l'apoteosi della comodità. A questa stregua è quasi inevitabile l'attuale diffusione del consumismo a tutti i livelli, con gli effetti sui rapporti umani già da noi considerati. Rinfocolato - ed aggiungerei contaminato - da quest'ultimo, si trova un edonismo “sfrenato”; potremmo discutere se quest'ultimo comprenda anche l'eudemonismo e l'utilitarismo, o se se ne differenzia. Ma, c'è sempre un “ma”... lasciando da parte i moralismi, dato che come già ho scritto non ci sarebbe nulla da criticare se fosse frutto di scelte consapevoli, ognuno creda e segua i dogmi che preferisce, seguendo un comportamento responsabile. Quel che è triste è che la maggior parte delle persone manco si pone il problema, vivono o forse è meglio scrivere sopravvivono seguendo acriticamente la corrente, senza mettersi controcorrente, anzi, questo è spesso visto meramente come una inutile e pure stupida perdita di tempo.
In questo “humus” trovano posto infiniti altri “-ismi” con effetti nefasti sulla competenza sociale delle persone. Ad uso e consumo tuo, mio e di chi altro sta leggendo, se sei d'accordo, identificherei questo “humus” con la superficialità. Odio condensare, ma tanto, a che pro differenziare qualcosa che si può considerare - concedimi l'espressione – alla stregua di un minestrone frullato?

Hai accennato a “quelli che postano continuamente la loro vita su FB”. Felicità condivisa? Forse in uno su mille casi. Tutta questa “condivisione” digitale non è altro che l'evoluzione della classica, inevitabile facciata, dal reale al virtuale, ove mai come prima la si può modellare a proprio piacere per poi proiettarla su quello schermo a cui viene ridotto internet in senso lato. In definitiva è stato accelerato l'affermarsi di una tendenza osservata sin dagli anni '70: l'individualismo esasperato, definito anche (e mi trova d'accordo) “il più eclatante il trionfo dell'io”. Io, io, io, non conta nient'altro. “Io” creo il “mio” mondo perfetto, ad immagine e somiglianza di quel che mi viene propinato come ideale pattinato da perseguire, “io” lo nutro con immagini perfette della mia vita così perfetta, “io” anelo ai riconoscimenti di questo mio sforzo, gioisco con ogni “like”, visibile a tutti, e guai se questi non sono tanti quanto mi aspettavo, allora scattano i drammi esistenziali. Che in un simile contesto il narcisismo dilaghi non può stupire. Ci sono fior di psicologi, filosofi, sociologi che hanno espresso il loro pensieri al riguardo, inutile tediarti. Gli effetti diretti puoi osservarli, senza andare lontano, nel traffico; ancora, la dipendenza da smartphone, con amici che non si parlano, ognuno concentrato sul proprio schermo. Coppie al ristorante che non si parlano, divise da due schermi (non so, è un qualcosa questo che mi fa sempre pensare), persone che non possono farne a meno neanche al cinema, durante la proiezione del film; il tutto solo per non “perdersi nulla”: “l'anestesia percettiva che mette in secondo piano la realtà (calza questa frase di De Luca)”. Non voglio appunto indulgere all'inutile “prima si stava meglio”, e neanche cadere nel moralismo, ognuno è libero di fare le proprie scelte, purché consapevoli e non arrecanti danni; certo è che si è perso qualcosa. Fra tutto, il senso della misura: quante volte un sassolino diventa invariabilmente una valanga, ogni quisquiglia, ogni stronzata, che prima era circoscritta e si esauriva, ora rischia di essere amplificata, distorta, producendo di conseguenza danni amplificati. Gli insulti, le offese gratuite: non dovendo “metterci la faccia” non vi sono remore, il senso civico? Ancora, è scarsa la consapevolezza del fatto che a capo dei vari social vi sono imprese commerciali per ciò stesso interessate a far fruttare le informazioni, pertanto di controllarle; foto, video e quant'altro sono dati, ricchezza economica. Internet non dimentica, anche questo non va sottovalutato. Vi è poi un aspetto, strettamente connesso: l'anonimato, o meglio, lo schermo che -a prima vista- internet offre, facilita abusi di ogni tipo (insultare, minacciare, perseguitare stando meschinamente in disparte, senza doversi esporre) con i risultati nefasti che trovano riscontro anche nelle cronache nere, l'ultimo caso proprio di questi giorni. Questo “non dover metterci la faccia”, oltre a far scemare il senso civico, toglie ogni residua remora alla logica nefasta dei giudizi; è la resa totale ad ogni responsabilità, un indulgere agli stereotipi più sciatti e dozzinali, una mancanza di rispetto. Il “lavarsene le mani”, gli “sguardi severi e dita puntate”, che si esprimono ad esempio nella classica, ricorrente, e a mio parere agghiacciante sentenza “se l'è cercat*”. Certamente non è che “prima” fosse tutto rose e fiori, De Andrè in “Bocca di Rosa” al riguardo è esemplare:

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.

Non sono cambiati gli episodi in se, è incrementata la percezione e l'effetto moltiplicatore facilitato dalla perdurante mancanza di discernimento. Il bullismo è un esempio calzante: è sempre esistito. Ma era circoscritto, ad esempio alla scuola, alla classe, all'attore e la sua vittima; terminava ad esempio al cambio di istituto. Oggi questa limitazione fisica non esiste più e nemmeno la clemenza dell'oblio, la condivisione virtuale potenzialmente può persistere per anni e non è facile da contenere, proprio perché coinvolge un numero ridondante di spettatori, come i tristi fatti di cronaca testimoniano. Vedi, anche qui forse c'è sconcerto, magari anche indignazione, ma poi? Si va avanti, si archivia l'episodio, lo si dimentica. Ma non ci si sofferma quasi mai sulle implicazioni, che sarebbe già un inizio per un uso responsabile di questi che restano straordinari mezzi tecnologici.

Si è perso qualcosa... altri esempi pratici, prendi l'amicizia: mi sono reso conto più di una volta di quanto spesso e volentieri si è svuotata di ogni valore, non si investe il tempo per conoscersi, ci si stufa di una persona nel reale, cosi, senza motivo? basta dileguarsi, non una parola, non un saluto, esattamente come si cancella sul social di turno un “amic*”. O i selfie digitali (perché storicamente non sono affatto una novità), lanciati da chi della propria immagine vive, hanno in breve tempo conquistato il mondo; con lo “stick” per lo smartphone hanno praticamente soppiantato il gesto sociale che era insito nello scattare le foto; ormai chi ha più bisogno di chiedere a sconosciuti un piccolo aiuto per scattare una foto? è un peccato, perché erano piccoli episodi, piccoli gesti di cortesia, che a volte davano origine anche a simpatiche chiacchierate.
Permetti, anche si mi sto dilungando, una breve riflessione sulla mania compulsiva di scattare foto e riprendere video, postandoli a destra ed a manca: ho scritto “compulsivo” perché non potrei definire altrimenti il comportamento, ad esempio, delle persone che di fronte ad un incidente si accalcano sulla scena, spettatori non invitati, senza prendersi minimamente la briga di aiutare o almeno di mantenere una distanza, per rispetto di chi inerme sta male, intralciando ed ostacolando o soccorritori. Se semplicemente si chiede spazio per poter posizionare la barella reagiscono stizziti e a volte anche rabbiosamente. Vivere situazioni del genere ti fanno capire quanto si ormai il rispetto sia un concetto sconosciuto. Tra l'altro chi reagisce in maniera arrogante vede spesso lesa la propria libertà. Peccato che la libertà senza responsabilità diviene un mero “fare quel si vuole”, che nulla, proprio nulla ha che fare con essa.

A proposito della libertà nelle relazioni umane (altro tema che meriterebbe di essere approfondito, fonte di malintesi infiniti). Anche in questo caso non è certo un lasciapassare per evitare ogni “onere”. Casca a fagiolo un paradosso di Sartre:

“si vuole essere amati come conseguenza di un gesto di libertà dell’altro.
Nel contempo pretendiamo che questa libertà, come libertà, non sia più libera di non essere libera”.

Qua dovremmo collegare anche possessività e la gelosia... altro tema interessante.

Condivido e comprendo pienamente quanto hai scritto sulla felicità, in particolare relativamente alla tua affermazione che “la felicità combaci con la libertà”, aggiungerei che essa al tempo stesso ha bisogno della libertà. Per me la felicità coincide anche con un semplice senso di profondo benessere. Sì, anche su questo potremmo scrivere tantissimo :) . Direi che se sussiste rispetto, quindi sincerità, quindi fiducia, quindi libertà, può esserci felicità. Che ne pensi? certo è una semplificazione; è una catena che non può fare a meno di nessuna maglia, tant'è che la prima e l'ultima (rispetto e libertà) sono unite tramite le restanti. Poi sai cosa ho imparato a forza di sbatterci la testa? penso che te ne sia accorta anche tu: che pure la malinconia, l'ansia, la nostalgia e la tristezza in senso lato sono indispensabili, certo in misura, senza non si può “sentire” o meglio, apprezzare la felicità. Quando cala la tristezza inutile scalciare, è come una rete, più ci si ribella, più si rimane avvolti. Non resta che assecondarla, accoglierla (è nei miei momenti no che tendo a riflettere con più calma) fino al momento in cui – banalmente- siamo stufi di star male. Da quel momento inizia la ripresa più o meno impegnativa sino al ritrovamento della felicità, in una delle infinite sfumature che può assumere. Quel che trovo devastante è essere ghermiti dall'angoscia insieme alla sofferenza.

Gli stereotipi, giusto, riguardano spesso e volentieri i ruoli. L'idea della ricchezza e della scalata sociale penso sia un retaggio strettamente connesso al patriarcato: sin dai tempi antichi la “stabilità” intesa come capacità di mantenere la famiglia veniva valutata in base alla ricchezza posseduta. Ergo, l'uomo ricco era considerato migliore, la donna ricca era ambita come moglie in misura direttamente proporzionale alla dote (nota che la dote confluiva nel patrimonio famigliare, di fatto quindi, essendo il pater familias il capo incontestato, era a disposizione di quest'ultimo; ecco per inciso un'altra forma di controllo che ancora oggi purtroppo viene praticata).
Come hai scritto ancora, persiste il preconcetto che una donna possa trovare la felicità solo sposandosi ed avendo figli (qua si inserisce il gravoso concetto dell'orologio biologico, altrimenti detto, il diktat delle tappe forzate e lo stigma, anch'esso perdurante, di considerare negativo il non volere figli).

Hai citato il film “Mona Lisa Smile”, le tue osservazioni sono pertinenti, il film ritrae una precisa epoca ma appunto si adatta bene alla situazione attuale. Riguardo ai ruoli sociali “ricco buono-povero cattivo” è significativo il film “La ricerca della felicità” (The Pursuit of Happyness) del 2006; relativamente alle discriminazioni in senso lato calza a pennello “Crash Contatto fisico” sempre del 2006. Già che ci siamo, un film che illustra con profondità ed intelligenza una vita superficiale con i sensi di vuoto a cui conduce è “Somewhere” di Sofia Coppola.

Sul perché si continui a persistere su questo binario sbagliato, sul perché vi debba essere la contaminazione da parte delle dannate etichette, c'è secondo me una risposta banale: dipende sempre dalla superficialità, quindi non tanto dall'ignoranza, di per se fisiologica e superabile, ma dall'apatico disinteressato sopravvivere, in cui ogni perturbazione è un fastidio da evitare. Insomma, si può proprio dire che non vi è nulla di nuovo sotto il sole. E questo non è bello, affatto.
Brava, condivido il fatto che una donna scelga di essere madre e casalinga, se appunto di una scelta consapevole si tratta, va rispettata, punto. Invece nel pensiero comune assume a prescindere una connotazione negativa.

Si, sei un essere umano ed hai il diritto incondizionato di poter compiere le tue scelte, e si, sei una persona che ha diritto ad essere rispettata per quello che è. Sei uno “spirito libero”, che ne dici se ti appiccico questa etichetta, peraltro una delle poche che accetto, perché permeata di positività e non “chiusa”? per me identifica una persona che semplicemente cerca di migliorare la propria vita.

Hai chiesto cosa puoi fare innanzi ad un giudizio espresso sulla tua persona. Mmm, considererei il “detto” di una persona rivolto direttamente a te, lasciando da parte il sussurrare ed indicare. Ho più volte fatto l'esperienza che a tali giudizi non segue nessuna argomentazione, dato che non si tratta di critiche costruttive; una qualsiasi richiesta di chiarimento non porta a nulla, se non a perdite di tempo. A forza di dai, ho notato che mi è utile ricorrere ad uno sguardo di disapprovazione. Di solito l'altra persona abbassa gli occhi, rarissime volte riscontro imbarazzo, qualche volta in risposta un “cosa c'è?”. Ecco, contrapporre il silenzio alla mancanza di sostanza penso sia la soluzione più pragmatica, nel senso che comunque segnalo che non ho gradito tralasciando tutto quanto non serve a nulla; certo non evita il coinvolgimento emotivo, ma penso sia giusto che chi esprima un giudizio vuoto se ne renda perlomeno conto. Diverso il caso delle critiche costruttive, che richiedono discernimento e che quindi mi vengono fatte da persone “veramente” amiche o che comunque mi rispettano; le tengo in debito conto, anche se magari non mi trovano d'accordo (qua ricadiamo nel comunicare). Poi appunto ci sono gli antipatici sussurrare ed indicare (ok, ci sarebbero anche i giudizi “alle spalle” che ci vengono riportati con zelo, tralascio che sennò mi dilungherei oltremodo) studiati per non passare inosservati: qua è ardua, e bisogna valutare di volta in volta, certo è che è una situazione di stress emotivo, per la quale non esiste “una” soluzione; costituisce un punto di svolta in quanto porta ad una perdita di fiducia nei confronti delle persone coinvolte. Sai, di fronte a continui giudizi c'è sempre da chiedersi se vale la pena di persistere, insomma, se di amicizia incondizionata si tratti o di un surrogato che si può lasciar perdere. In questo senso non è codardia allontanarsi, se “gli altri” a ripetizione persistono senza muovere un singolo passo verso la nostra persona. Il rispetto è bilaterale; a volte è solo una resa pragmatica, il risultato di un fisiologico logorio, tipico delle “compagnie” che col passare degli anni si dissaldano. Ecco, le bugie e l'orgoglio: hai presente il “quieto vivere”? Spesso e volentieri le menzogne, i sospesi così come i non detti nascono da mera apatia o, qua si, codardia. Oppure seguono una logica di calcolo, come hai scritto tu, si cercano le situazioni convenienti. Ok, in determinati casi sono pure necessarie e non evitabili, ma solitamente indulgono... indovina... alla comodità. Penso ti piaceranno queste strofe tratte da “Honesty” di Billy Joel:

I can always find someone
To say they sympathize
If I wear my heart out on my sleeve
But I don't want some pretty face
To tell me pretty lies
All I want is someone to believe

Honesty is such a lonely word
Everyone is so untrue
Honesty is hardly ever heard
And mostly what I need from you

Hai scritto del fatto che a-sessuali ed a-romantici sono a volte visti come diretta conseguenza di un trauma... vero, è la scontata risposta pseudo-psicologica di comodo. Senza psicologia che purtroppo spesso tende a catalogare ma con un pizzico di pensiero filosofico, ti scrivo: mi piace pensare che questo “a- alfa privativo” abbia lasciato più spazio per altre capacità ed interessi, più che lasciare un vuoto. Forse “siamo” meno distratti e più inclini alla consapevolezza, ecco qualcosa che sarebbe interessante da scandagliare.

Anche 'sto giro un post lunghetto, mi sa pure arzigogolato. Settimana logorante, questa che sta terminando, nel fine settimana mi dedico ai lavori manuali, una manna :). Un ultimo pensiero...

“Se proprio devo seguire una tendenza, preferisco scegliere da me le stupidità da seguire”
Questa mi piace, assertiva, schietta e concisa. Si, l'etichetta “spirito libero” ti si confà.

Un grazie a te e a chi altri ha letto, dedicandomi un po del suo tempo.

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Bianca
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Re: Whatromantic

Messaggio da Bianca »

Ho letto proprio tutto, attentamente, per meritarmi il ringraziamento... :lol:

Toccate tanti di quegli argomenti, che è impegnativo seguirvi....
Ma dite cose interessanti.
Perchè non aprite dei trends dedicati ai vostri principali interessi?

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Re: Whatromantic

Messaggio da SoItIs »

Ciao Bianca, questa è la mia risposta al tuo quesito: sì, gli argomenti di questa "conversazione" sono tanti e di ampio respiro, per questo indubbiamente richiede attenzione e può risultare non agevole seguirla, certamente io stesso per motivi di tempo e mancanza di un ambiente conciliante in molti punti potevo fare di meglio, evitando refusi e saltando qua è là.
Per come la vedo, e penso che Enfys possa essere d'accordo, si è sviluppata in maniera spontanea e ragionata; d'altro canto è aperta a chiunque voglia dare il suo contributo, come hai fatto tu.
Si, da questa trama possono essere estrapolati singoli argomenti per numerosi nuovi thread, indubbiamente; tuttavia è mia profonda convinzione che per quanto sia importante raccogliere nozioni dettagliate, sia poi imprescindibile individuare le correlazioni, ovvero, non perdere di vista l'insieme. Nulla vieta poi concentrarsi su aspetti specifici, ampliando le proprie conoscenze; ma limitarsi ai dettagli e ragionare per "scompartimenti stagni" rende ciechi nei confronti di possibilità alternative; d'altro canto le varie convinzioni, pregiudizi, valutazioni distorte ed approssimative derivano proprio da una visione ristretta ed acritica. Ad Enfys, autrice del thread, ho voluto rispondere in maniera esaustiva proprio per questo, cercando di dare un contributo affinché potesse trarne una qualche utilità, come ho scritto, ad uso e consumo suo e di chiunque altri leggerà, condividendo, senza alcun insegnamento, senza pretese. Se la ritengo alla stregua di una conversazione è perchè appunto si è sviluppata spontaneamente, dando origine più che ad una discussione, ad uno scambio di riflessioni su un piano paritario, fonte di spunti interessanti. Penso che questa sia la forma più gratificante di comunicazione; ecco il senso del mio "grazie".

Akame95
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Re: Whatromantic

Messaggio da Akame95 »

Salve a tutt*,
Enfys, quello che hai passato lo sto in parte vivendo io adesso anche se cerco di rimuginare troppo sui sentimenti che provo ecct. La mia soluzione è stata eliminare il concetto di innamoramento e pensare se amavo o no quella persona. So per certo che non ho sperimentato un tipo di innamoramento comune, farfalle nello stomaco, ansie particolari. La cosa che ho riscontrato è che quella persona mi rendeva felice, e potevo stare con lei per tantissimo tempo senza stancarmi. Un'altro segnale è stata la fissazione, semplicemente il pensare a lei e voler continuare a farle regali/mettermi in mostra perché risultassi in una certa maniere ai suoi occhi. Di dico una delusione è stato il primo bacio, io mi aspettavo chissà cosa e niente. Questo mi ha messo in crisi perché non volevo mentire o prendermi gioco dei suoi sentimenti, poi però ne ho parlato con lei, mi sentivo in parte inadeguata perché questa persona era sessuale e io no, alla fine adesso i baci mi piacciono per il significato che attribuisco a loro e sono io anche a cercarli. Capisco di amare questa persona per certe cose che noto, anche se per arrivare a definire quello che provavo come amore invece che "capriccio" ne è passato di tempo.

1) Quando è triste voglio essere io il suo rimedio ed esserci per lei come lei vuole.

2) Se faccio qualcosa e finiamo per "bisticciare" mi sento in colpa e tremendamente triste e chiedo per prima scusa, mettendo da parte orgoglio perché so come è fatta questa persona e cosa le da fastidio e cosa no, se sbaglio faccio il primo passo. Poi se lei sa di essersela presa troppo per una cosa banale, si colpevolizza tanto (perché non le piace questa sua caratteristica) e mi chiede a sua volta scusa. Così finiamo sempre con un sorriso e con la promessa di vederci l'indomani.

3)Quando la guardo interagire con le persone o fare qualcosa mi piace guardarla, la trovo proprio bella. Pian piano, l'attrazione seNsuale si è fatta ancora più forte, abbiamo fatto l'amore seguendo i miei tempi, e mi sono ritrovata ad apprezzare il momento perché riesco a manifestare il mio amore e a renderla felice anche così, lei non mi impone niente e in un rapporto a lei interessa comunque qualcosa di più profondo che il sesso.

4) Il suo corteggiamento è durato 1 anno nel quale io e lei abbiamo parlato l'uno dell'altra molto apertamente, delle varie esperienze, dei difetti, senza nasconderci nulla. E proprio il non nasconderci/ il parlare un po' di tutto, scusarci se sbagliamo perché teniamo alla felicità reciproca. Rende quelle vocine di dubbio in silenzio. Per certi versi non è una relazione facile, i miei e i suoi non sanno di noi. I miei hanno difficoltà nell'accettare come mi definisco. Però sono fiduciosa e mi rende felice.

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Re: Whatromantic

Messaggio da Bianca »

Sì, perchè se si dà un senso ai baci, si capisce che sono loro in funzione dei sentimenti e non i sentimenti in funzione dei baci.
Akame, nessuna relazione è facile e continuamente è necessario apportarci delle correzioni.
La capacità di chiedere scusa, è fondamentale e l'intesa diventa più forte anche grazie alla volontà di riconoscere i propri errori
e all'essere dispiaciuti che abbiano causato una sofferenza.

Vedi quante difficoltà si possono superare quando si vive un sentimento forte?

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