Società dei consumi: in che senso?

Per le discussioni più serie, di carattere etico, politico, morale, religioso e quant'altro. Si raccomanda la serietà e il rispetto delle opinioni altrui.
Mariii
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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Mariii »

Beta ha scritto:
mar ago 03, 2021 2:21 pm
Interessante! Avete detto nel complesso cose che condivido e mi soffermo solo su due punti, che sono due grossi problemi della nostra società:
- concordo con quanto avete espresso sulla concezione che molti hanno oggi dei diritti. La maggior parte della gente pensa che avere diritti significhi fare quello che si vuole (è come la gente che, siccome c'è libertà di parola e il diritto ad esprimersi liberamente, si sente autorizzata a dire qualsiasi cosa gli passi per la testa, senza preoccuparsi delle conseguenze che ciò potrebbe avere sugli altri ... e, se gli si fa notare che ha esagerato, si trincera sempre dietro la scusa del "ho diritto a dire quello che penso");
- la maggior parte della gente è superficiale, come avete già fatto notare voi. Bianca ha evidenziato bene come spesso le persone vedono le relazioni (di ogni tipo, sentimentali o amicali che siano, aggiungo io): passatempo con gente assolutamente sostituibile. Dio santo, se io voglio stare con un'amica, quell'amica non è sostituibile! Invece vedo che per molte persone, che tu ci sia o no, non cambia nulla. Cose simili accadono con le relazioni romantiche: vedo tante relazioni superficiali, gente che si interessa più all'avere una relazione (non importa con chi) che ad avere un determinato tipo di persona. Sarò fatta male io, ma io non voglio una relazione giusto per dire di averla: io voglio avere a fianco una persona con cui stare bene, fino a che non l'avrò, starò da sola. Invece vedo tante persone che stanno con chiunque passi a tiro pur di "avere il/la ragazzo/a". Si autoingannano. Poi si lamentano quando finisce male. Eh beh, dico io, che ti aspettavi?
Bravissima Beta, bella osservazione! Quel che ho sempre pensato anche io

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Bianca »

Ci sono anche donne che sul “con chi” esprimono preferenze.
Lo vogliono bello, palestrato, con disponibilità economiche, posizione di prestigio, vita sociale e trascurano cose assai più importanti, come intelligenza più che furbizia, voglia di lavorare più che vita brillante, piedi per terra più che manie di grandezza, serietà più che apparenza.

Quando scoprono che tutte le loro priorità sono state rispettate ma nella vita quotidiana non sono poi così importanti, è tardi per cambiare la situazione.

Avere accanto una persona con cui si sta bene, è la fortuna più grande che possa capitare.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Mariii »

Bianca ha scritto:
mar ago 03, 2021 8:10 pm
Ci sono anche donne che sul “con chi” esprimono preferenze.
Lo vogliono bello, palestrato, con disponibilità economiche, posizione di prestigio, vita sociale e trascurano cose assai più importanti, come intelligenza più che furbizia, voglia di lavorare più che vita brillante, piedi per terra più che manie di grandezza, serietà più che apparenza.

Quando scoprono che tutte le loro priorità sono state rispettate ma nella vita quotidiana non sono poi così importanti, è tardi per cambiare la situazione.

Avere accanto una persona con cui si sta bene, è la fortuna più grande che possa capitare.
SÍ appunto, anche quella che hai descritto è superficialità e oggi tutt* vogliono questo, bellezza, fisicità, posizione, ricchezza e la gente così il più delle volte è "tutto fumo e niente arrosto". Certo, le qualità più importanti sono altre ma spiegalo alla gente là fuori...

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Bianca »

Avere in noi stessi e trovare negli altri, concretezza, correttezza, chiarezza, quanto renderebbe la vita più facile a tutti.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Mariii »

Bianca ha scritto:
mer ago 04, 2021 9:32 am
Avere in noi stessi e trovare negli altri, concretezza, correttezza, chiarezza, quanto renderebbe la vita più facile a tutti.
E purtroppo non sempre è così

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Re: Società dei consumi: in che senso?

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Non è così, perché ci troviamo tutti in un ingranaggio perverso nel quale ci viene martellato in testa che non importa come siamo realmente, l’importante è che appariamo sempre smaglianti, anche quando siamo sporchi, sempre simpatici, anche quando abbiamo voglia di mandare tutti a quel paese, altruisti, anche quando non muoviamo un dito per nessuno, sorridenti, per mostrare le faccette dei denti nuove di zecca a mille euro l’una.

Insomma, perennemente falsi, perennemente mascherati, subdolamente vendicativi.

Per essere se stessi, occorre forza, dignità, impegno; significa remare contro corrente e se non si è abituati, allenati, la fatica scoraggia e ci si adatta all’andazzo generale.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

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Brava Bianca, hai centrato un punto importantissimo: apparire più che essere. E non solo le donne vogliono un partner di un certo tipo, anche gli uomini: cercano quella col fisico da modella, coi tacchi a spillo, che appare perfetta perché si mette chili di trucco (e poi sotto il trucco cosa c'é? Bah, ma sembra non importare a nessuno, basta sfoggiare la bomba sexy quando si è fuori con gli amici e dire che la si sbatte) e che gliela dia ogni volta che vogliono. Ma poi? Quando il trucco non c'è più, la bellezza sfiorisce ... ci si stufa del giocattolino? Sì, perché non si è andati a cercare le cose che veramente contano in una persona: il carattere, il modo di essere, il modo in cui quella persona si comporta con noi e tutto ciò che ha già elencato Bianca. E qui torniamo a relazioni che si sfasciano perché non si è andati alla sostanza, ma ci si è fermati all'apparenza. E' una società malata e questo "apparire più che essere" condiziona ogni livello della nostra vita sociale, creando uno stuolo di "pazienti psichiatrici" che vanno a farsi dare pillole dallo psichiatra perché sono frustrati, depressi, ansiosi a causa della società che ci inculca determinati canoni e standard e che nessuno (nessuno!) potrà mai raggiungere e perché, alla fine della fiera, nel correre dietro a futilità, si rendono conto che sono completamente soli e insoddisfatti della propria vita. No, gente, io non ci sto: io sono sempre me stessa, in qualunque momento, non faccio ciò che dice la società solo perché lo dice la società e (ve lo dico?) sto benissimo così. I miei amici sono pochi e ben selezionati, ma con loro sto benissimo, posso essere me stessa (e loro sono se stessi con me) e il nostro rapporto è sincero e onesto reciprocamente. Abbiamo un vero rapporto d'amicizia, non come tanta altra gente che sostituisce gli amici come si sostituiscono le lampadine.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

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Bianca ha scritto:
mer ago 04, 2021 1:38 pm
Non è così, perché ci troviamo tutti in un ingranaggio perverso nel quale ci viene martellato in testa che non importa come siamo realmente, l’importante è che appariamo sempre smaglianti, anche quando siamo sporchi, sempre simpatici, anche quando abbiamo voglia di mandare tutti a quel paese, altruisti, anche quando non muoviamo un dito per nessuno, sorridenti, per mostrare le faccette dei denti nuove di zecca a mille euro l’una.

Insomma, perennemente falsi, perennemente mascherati, subdolamente vendicativi.

Per essere se stessi, occorre forza, dignità, impegno; significa remare contro corrente e se non si è abituati, allenati, la fatica scoraggia e ci si adatta all’andazzo generale.
Lo so. Prendi me per esempio, io parlo con pochissime e sai perché? Perché sono molto schietta e abituata a dire le cose come stanno. Non tutti lo sopportano, però a me sta bene e chi se ne vuole andare se ne va, io sarò sempre me stessa al costo di restare sola.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Beta »

Mariii ha scritto:
mer ago 04, 2021 6:45 pm
Lo so. Prendi me per esempio, io parlo con pochissime e sai perché? Perché sono molto schietta e abituata a dire le cose come stanno. Non tutti lo sopportano, però a me sta bene e chi se ne vuole andare se ne va, io sarò sempre me stessa al costo di restare sola.
Novantadue minuti di applausi

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Re: Società dei consumi: in che senso?

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Beta ha scritto:
mer ago 04, 2021 7:17 pm
Mariii ha scritto:
mer ago 04, 2021 6:45 pm
Lo so. Prendi me per esempio, io parlo con pochissime e sai perché? Perché sono molto schietta e abituata a dire le cose come stanno. Non tutti lo sopportano, però a me sta bene e chi se ne vuole andare se ne va, io sarò sempre me stessa al costo di restare sola.
Novantadue minuti di applausi
Grazie! Dopo tante esperienze ormai non mi importa più

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Re: Società dei consumi: in che senso?

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Beta ha scritto:
mer ago 04, 2021 3:14 pm
Brava Bianca, hai centrato un punto importantissimo: apparire più che essere. E non solo le donne vogliono un partner di un certo tipo, anche gli uomini: cercano quella col fisico da modella, coi tacchi a spillo, che appare perfetta perché si mette chili di trucco (e poi sotto il trucco cosa c'é? Bah, ma sembra non importare a nessuno, basta sfoggiare la bomba sexy quando si è fuori con gli amici e dire che la si sbatte) e che gliela dia ogni volta che vogliono. Ma poi? Quando il trucco non c'è più, la bellezza sfiorisce ... ci si stufa del giocattolino? Sì, perché non si è andati a cercare le cose che veramente contano in una persona: il carattere, il modo di essere, il modo in cui quella persona si comporta con noi e tutto ciò che ha già elencato Bianca. E qui torniamo a relazioni che si sfasciano perché non si è andati alla sostanza, ma ci si è fermati all'apparenza. E' una società malata e questo "apparire più che essere" condiziona ogni livello della nostra vita sociale, creando uno stuolo di "pazienti psichiatrici" che vanno a farsi dare pillole dallo psichiatra perché sono frustrati, depressi, ansiosi a causa della società che ci inculca determinati canoni e standard e che nessuno (nessuno!) potrà mai raggiungere e perché, alla fine della fiera, nel correre dietro a futilità, si rendono conto che sono completamente soli e insoddisfatti della propria vita. No, gente, io non ci sto: io sono sempre me stessa, in qualunque momento, non faccio ciò che dice la società solo perché lo dice la società e (ve lo dico?) sto benissimo così. I miei amici sono pochi e ben selezionati, ma con loro sto benissimo, posso essere me stessa (e loro sono se stessi con me) e il nostro rapporto è sincero e onesto reciprocamente. Abbiamo un vero rapporto d'amicizia, non come tanta altra gente che sostituisce gli amici come si sostituiscono le lampadine.
Innamorata di questo discorso 😍

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Bianca »

Ciao Beta!
Dalle tue considerazioni, si può capire molto bene il motivo per cui, anche l’amore è diventato un elemento di consumo ed equivale, all’incirca, quanto una ricarica telefonica.

Se ciò che si cerca in un eventuale partner, non sono gli elementi importanti, fondamentali nella vita quotidiana di due persone, arriva il giorno in cui ciò che aveva attirato in un primo tempo, non è più così apprezzabile; ciò che aveva suscitato l’invidia degli amici perde colore, quel matrimonio in pompa magna, con centinaia di invitati, diventa un ricordo strano.
Dove sono finiti tutti quegli amici che nell’occasione si sono tanto divertiti e hanno abbondantemente mangiato e bevuto?
Ma avevano poi versato tutti la quota all’agenzia di viaggi?
E di bonifici, quanti ne sono arrivati?
Non c’è un oggetto, un soprammobile, qualcosa nell’arredamento che ci ricordi qualcuno.
La maggior parte di loro ha preso altre strade e con alcuni, ancora grazie che ci si faccia gli auguri su Whatsupp.

E allora, era proprio il caso di badare soltanto all’esteriorita?
Era il caso di festeggiare il “Sacro Vincolo” con una grande baraonda, il vestito di Cenerentola al ballo e le mises degli invitati che si barcamenano tra braghe di tela, completi blu, scarpe da tempo libero e orli molto asimmetrici?

Il matrimonio è sceso al livello dei festeggiamenti per la Prima Comunione e viceversa.

La differenza, invece, è fondamentale: quando ci si sposa, si è adulti; dopo la Prima Comunione si può anche non mettere mai più i piedi in Chiesa; dopo il Matrimonio, ci si ritrova accanto un’altra persona, che si fida di noi, coltiva su di noi speranze e sogni, fa progetti: ognuno di noi è responsabile dell’altro e se il senso del dovere che nasce dall’amore e dall’impegno preso, non diventa regola di vita, non funziona e non dura.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Mariii »

Bianca ha scritto:
gio ago 05, 2021 12:14 pm
Ciao Beta!
Dalle tue considerazioni, si può capire molto bene il motivo per cui, anche l’amore è diventato un elemento di consumo ed equivale, all’incirca, quanto una ricarica telefonica.

Se ciò che si cerca in un eventuale partner, non sono gli elementi importanti, fondamentali nella vita quotidiana di due persone, arriva il giorno in cui ciò che aveva attirato in un primo tempo, non è più così apprezzabile; ciò che aveva suscitato l’invidia degli amici perde colore, quel matrimonio in pompa magna, con centinaia di invitati, diventa un ricordo strano.
Dove sono finiti tutti quegli amici che nell’occasione si sono tanto divertiti e hanno abbondantemente mangiato e bevuto?
Ma avevano poi versato tutti la quota all’agenzia di viaggi?
E di bonifici, quanti ne sono arrivati?
Non c’è un oggetto, un soprammobile, qualcosa nell’arredamento che ci ricordi qualcuno.
La maggior parte di loro ha preso altre strade e con alcuni, ancora grazie che ci si faccia gli auguri su Whatsupp.

E allora, era proprio il caso di badare soltanto all’esteriorita?
Era il caso di festeggiare il “Sacro Vincolo” con una grande baraonda, il vestito di Cenerentola al ballo e le mises degli invitati che si barcamenano tra braghe di tela, completi blu, scarpe da tempo libero e orli molto asimmetrici?

Il matrimonio è sceso al livello dei festeggiamenti per la Prima Comunione e viceversa.

La differenza, invece, è fondamentale: quando ci si sposa, si è adulti; dopo la Prima Comunione si può anche non mettere mai più i piedi in Chiesa; dopo il Matrimonio, ci si ritrova accanto un’altra persona, che si fida di noi, coltiva su di noi speranze e sogni, fa progetti: ognuno di noi è responsabile dell’altro e se il senso del dovere che nasce dall’amore e dall’impegno preso, non diventa regola di vita, non funziona e non dura.
Quello che hai detto è verissimo però forse ti è sfuggito un piccolo particolare : il divorzio facile. Perché la gente si sposa con superficialità? Perché il pensiero comune è : "mal che vada, c'è sempre il dovorzio". Una volta si aspettava prima di fare determinate cose , oggi invece è tutto e subito, per questo non funziona più niente. La parola "subito" è stata la rovina. Poi non parliamo dell'avvento dei social network, il male assoluto!

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Bianca »

Devo dirti che il particolare del divorzio a portata di mano non mi è sfuggito.

Certo, il suo bel contributo a mandare tutto all’aria lo dà ovviamente ma non è più motivo di incoraggiamento a sposarsi con leggerezza.

Il motivo è molto semplice: soldi.

Alcune generazioni fa, ci si sposava in più giovane età, e siccome il risparmio era un valore che tutti i genitori trasmettevano ai figli, di solito si possedeva un gruzzoletto; con due gruzzoletti, si poteva sposarsi tranquillamente.

Oggi le coppie si indebitano già prima di sposarsi, perché hanno esigenze a cui non intendono rinunciare.

E così, di esigenza in esigenza, anche il divorzio diventa una chimera.

Una famiglia che riesce a far fronte a tutti i suoi impegni, nel caso in cui, scriteriatamente, i coniugi addivengano alla separazione, diventano due poveretti e i figli si ritrovano con due piagnoni che stanno a fare conti su conti, accusandosi reciprocamente di inadempienza.

Se uno dei due ha maggiori disponibilità, le usa per comprarsi i pargoli, facendo passare l’altro per un maledetto tirchio.

Ecco perché il divorzio non è più un incentivo a metterci una pietra sopra, perché anche le pietre costano e come disse il Foscolo: chi non lascia eredità ai figli, poca gioia ha nell’urna.

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Re: Società dei consumi: in che senso?

Messaggio da Beta »

Molto giusto tutto quello che dite, direi che sono d'accordo con entrambe e penso che i vostri discorsi siano interlacciati tra di loro. Io (guardandomi attorno) noto che c'è molta gente che si sposa perché vuole la cerimonia da Cenerentola (come diceva Bianca): io sento spesso amiche o conoscenti (ragazze) parlare del loro sogno del matrimonio descrivendo la cerimonia, di come deve essere pomposa, di come di devono vestire le damigelle e di come vogliono l'abito. Sento sempre dire: "Voglio un matrimonio da favola, con tanti invitati e un vestito bellissimo!" mai una volta che ne sentissi una dire: "Voglio un matrimonio con la persona giusta". Mai. E questo perché la gente è superficiale e non pensa alle cose veramente importanti nella vita. A peggiorare la situazione c'è la consapevolezza che, se dovesse andare male, alla peggio si divorzia. Il divorzio, per come lo vedo io, dovrebbe essere interpretato come l'estrema ratio di una situazione di coppia che non funziona più ed in modo irrimediabile, invece ho quest'impressione che la gente lo reputa semplicemente una toppa da mettere qualora dovessero fare dei pasticci. Come ha detto Mariii, ma sì, sposiamoci, tanto, se va male, divorziamo. Io non dico di fermarsi al Medioevo, santo cielo, ma un minimo di testa quando si fanno le cose è chiedere troppo? E, soprattutto, è troppo chiedere alla gente di pensare alle vere priorità della vita e non fermarsi sempre e solo all'esteriorità? Evidentemente è troppo.

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