Scriviamo una storia

Ludus in fabula!
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Bianca
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

Troooooooooooooopppppppppoooooooo Belllllissssimmmooooooooooo questo "albero ginecologico"!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Neva sentì fruscio di foglie....
Si avvicinò alla finestra e sul grande albero che sfiorava la casa vide, appollaiato su un grosso ramo, il gufo.
Questi, fissandola con i suoi grandi occhi gialli, con voce roca, iniziò a ripetere una strana cantilena:
Canta canta l'usignolo, fino a che non gli fermano il volo...
Canta canta l'usignolo, fino a che non gli fermano il volo....

Neva lanciò al gufo un'occhiata fulminante, chiuse la finestra, accese la lampada e riprese il suo diario....

Si ricordò che non aveva dato la buonanotte alla nonna..
Attraversò il pianerottolo, bussò piano e dischiuse la porta: buonanotte nonna! ricordati di prendere la medicina!

Ritornò nella sua stanza e sentì il gufo che ripeteva, instancabile la cantilena:
Canta canta l'usignolo, fino a che non gli fermano il volo....


Notizie inquietanti


Sto ridendo come una matta! Non sono anarchica, sono irrecuperabile!
Ultima modifica di Bianca il mer lug 08, 2015 7:26 pm, modificato 1 volta in totale.

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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Adesso non fare l'anarchica però: non hai usato le parole suggerite! E non hai messo quelle nuove!

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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Quando Neva si risistemò sul letto, il gufo smise di cantare. Il silenzio d'improvviso sembrava ancora più fastidioso della cantilena del volatile.
Prese il diario per leggere le notizie inquietanti che aveva lasciato presagire la prima pagina letta, ma si accorse che le pagine erano tornate quelle di un tempo: i suoi scarabocchi erano tornati visibili e degli amuleti del gatto non v'era più traccia. Li cercò sotto il letto, tra le lenzuola, dietro al cuscino e persino nel cesto della carta straccia, ma non riuscì a trovarli.
"Accidenti, deve averli presi il gufo!"
Ma la finestra era chiusa.
Qualcun altro doveva trovarsi in casa, in quel momento: qualcuno che voleva privarla di qualcosa o impossessarsi di un potere. E senza amuleti, Neva era priva di protezione.

Lastra - unghia

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Bianca
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

Uscì dalla stanza e si affacciò dalle scale.
Una lama di luce filtrava da sotto la porta dello studio del papà.
Povero papà! Lavorava sempre, anche alla sera.
Scese piano, pensando che gli avrebbe chiesto se gradiva una tazza di caffè.
Arrivó davanti alla porta, bussó ed aprì.
Soffocó un grido...
La porta che dava sul giardino era aperta e in piedi, davanti alla scrivania, stava il medico del paese, il dottor Roland Atz con in mano dei fogli e una lastra.
Acciambellato sulla poltrona vi era il gatto che ora la fissava minaccioso, con le unghie infilate nell'imbottitura.


Grave - situazione
Ultima modifica di Bianca il gio lug 09, 2015 1:49 pm, modificato 2 volte in totale.

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Re: Scriviamo una storia

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

axe.......mi vergogno......
Mia mamma non lo comprava a scatole, lo ordinava direttamente alla casa farmaceutica e ci arrivava a scatoloni....
Me ne ha fatto mangiare dei chili!
Ancora adesso, a Natale ricevo gli auguri dalla casa produttrice, introdotti da: Eilà signora! Si "ricorda" di noi!

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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Neva corse fuori dalla stanza e si precipitò nella camera dei genitori: finora aveva sentito le storie più pazzesche e minacciose, ma non si era mai trovata di fronte a un reale pericolo, e sentiva che la presenza del dottore fosse sbagliata e minacciosa.
Scosse forte suo padre, ma non ci fu alcuna reazione.
"Mamma! Papà" urlò la ragazza, ma i genitori continuarono a dormire in un modo che non poteva essere naturale.
Disperata, corse nella camera della nonna, che era già seduta sul letto, allarmata dal trambusto provocato dalla nipote.
"Cosa succede?"
"Il dottore! C'è il dottore nello studio di papà! Vieni nonna, ti prego!"
L'anziana seguì la ragazza fino allo studio, dove il dottor Atz stava raccogliendo documenti in tutta tranquillità, per nulla scosso dalla situazione.
"Roland! Cosa sta facendo in casa nostra?" gli occhi della nonna erano ridotti a due strette fessure che sprizzavano odio.
"Ah, signora Rosa, non c'è bisogno di scaldarsi tanto. Sto per andare, ho preso quello che cercavo"
"Lei non si rende conto di quanto sia grave la situazione. Si è introdotto nella casa di mia figlia, ma cosa vuole? Chi si crede di essere?"
"Piano con le accuse: questi sono miei!" disse il dottore indicando una cartellina blu.
Avanzò minaccioso verso la donna.
"Nonna, i miei genitori non si svegliano!" intervenne Neva.
"Tra poco staranno bene" sibilò il dottor Atz.
Il gatto, che nel frattempo si era accucciato sotto alla sedia, saltò fuori con un balzo, mettendosi tra il medico e le due donne.

Fastidio - Famiglia

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

Il dottore si fermò, girò sui tacchi e con la cartellina ben stretta sotto il braccio, uscì dalla porta verso il giardino.
La nonna avanzò rapida, ma in un minuto il dottore era sparito tra i cespugli che circondavano la casa.
Il gatto si era volatilizzato e una nenia fastidiosa arrivava dal retro della casa: canta canta l'usignolo, fino a che non gli fermano il volo.
Maurizio stava scendendo le scale frastornato.
Le due donne gli andarono incontro e gli raccontarono l'accaduto.
Ho un mal di testa feroce! disse Maurizio - e la mamma non si sente bene.
So esattamente che cosa ha portato via il dottore. Da un po' pensavo di mettere al sicuro quei documenti, affidandoli ad un legale, poi ho sempre rimandato, ma , fortunatamente il dottore ha preso delle copie. Gli originali sono nel sottotetto.
La nonna tirò un sospiro di sollievo e afferrando la nipote per un braccio: vieni Neva, torniamo a letto! Prima vediamo come sta la mamma.
Salirono rapidamente le scale e vedendo che la mamma si era riaddormentata, si infilarono nelle rispettive stanze.
Il mattino seguente tutta la famiglia si attardò a letto e quando i quattro componenti si ritrovarono per la colazione, stralunati ed increduli, commentarono quanto era accaduto nella notte, consultandosi sull'opportunità di presentare denuncia al Commissario.
La nonna, andando a ripescare nella memoria, iniziò a raccontare fatti nuovi.
Dovete sapere che la povera zia Catherine, oltre ad essere una deliziosa fanciulla, aveva anche una bellissima voce.
Spesso la maestra di pianoforte le faceva cantare pezzi di operette accompagnandola con il suono dello Steinway e più volte aveva consigliato a mio nonno di trovarle un bravo maestro di canto.
Ma il nonno William, solo all'idea che la figlia potesse calcare un palcoscenico, andava su tutte le furie e con una scrollata di testa, esprimeva alla maestra la sua contrarietà.
Quando Catherine fu trovata morta, Nonno William quasi impazzì e pensando che nessuno avrebbe potuto restituirgli l'amata figlia, rifiutò l'autorizzazione a qualsiasi esame autoptico sul corpo della ragazza, per cui, l'unico reperto di cui la famiglia entrò in possesso, fu una lastra fotografica che riportava la presenza di un piccolissimo foro sull'avambraccio sinistro che aveva insospettito il medico legale.
Basta mamma! esclamò Ludmilla - Troppe emozioni in poche ore....
L'emicrania ancora non mi passa e credo che tornerò a letto.
Detto ciò, si avviò per le scale.
Il babbo entrò nel suo ufficio e hiuse la porta.
Neva e la nonna rigovernarono e poi decisero di recarsi a fare la spesa.


Curaro - medico
Ultima modifica di Bianca il ven lug 10, 2015 10:40 pm, modificato 1 volta in totale.

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I genitori di Rosina: Edith e Frank
I genitori di Rosina: Edith e Frank
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Re: Scriviamo una storia

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Il dottor Roland Atz
Il dottor Roland Atz
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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Cariche di buste di frutta e verdura, la nonna propose una sosta al bar della piazza. Il sole era alto e la calura estiva cominciava a farsi sentire.
Sedute a uno dei tavolini esterni, le due cominciarono a scambiarsi opinioni sulla notte appena trascorsa.
"Credo che quelle pagine del diario appartenessero a zia Julianne, vero nonna? Accennava a qualche pericolo legato all'arrivo di un uomo, che era sicuramente Augusto, il pretendente di Charlotte"
"Sì. Vedi, la combinazione dei due amuleti del gatto ha creato un accesso, una via di comunicazione con i morti. Quello dev'essere stato il modo in cui zia Julienne cercava di passarci alcune informazioni, ma non hai letto abbastanza, mia cara Neva."
"Gli amuleti non ci sono più, è un guaio. Temo non riuscirò più a parlare nemmeno con il gatto!"
"Dobbiamo ritrovarli. Potrebbe averli presi il dottore mentre tu eri fuori dalla stanza, dubito li abbia ripresi il gatto. Che senso avrebbe?"
"Non lo so. Ma perché a colazione ti sei messa a raccontare quella storia su zia Catherine?"
"Perché penso che il dottor Atz abbia preso i documenti legati al suo caso, anche se tuo padre non lo ha detto chiaro e tondo. Credo dovremo fare un'altra incursione nel sottotetto per trovare gli originali"
Il cameriere del bar, Vincenzo, arrivò con le ordinazioni.
"C'è movimento, oggi, in paese!"
"Perché dici così, Vincenzo?" chiese incuriosita Neva, visto che al momento lei e la nonna erano le uniche clienti del bar e non aveva notato nulla che turbasse la solita sonnolenza del paese.
"Neanche un quarto d'ora fa sono venute delle persone da fuori"
"Turisti?"
"No, non credo. C'era una donna, credo abbia preso quella casa gialla in fondo a viale delle rimembranze. Con lei c'erano anche il Dottor Atz e un uomo che non conosco, forse il marito, non so. Si vede che la donna si fa seguire dal dottore."
"Perché lo pensi?" chiese la nonna.
"Per via del bambino, penso"
"Hanno un figlio?"
"La donna è incinta. Comunque non sono sicuro che siano quelli della casa gialla, sono forestieri. So solo che discutevano animatamente e che il cane mi ha fatto la pipì sullo zerbino"

Quando rientrarono a casa, Neva e Rosina trovarono un biglietto di Ludmilla che le avvertiva di non aspettarla per pranzo e che Maurizio sarebbe stato via per alcune commissioni.
"Nonna, io vado nel sottotetto, tu stai qui che se no svieni di nuovo e per oggi ne ho abbastanza di emozioni. Poi se stai male cosa faccio, io quel medico non lo chiamo, mi fa venire i brividi!"
"Metto su qualcosa da mangiare, tu dai un'occhiata in giro dove non abbiamo frugato l'altra volta"
Così Neva salì di nuovo nel sottotetto, armata stavolta di una buona torcia per frugare per bene in ogni angolo.
Iniziò da una vecchia credenza, dove trovò un imbuto di metallo, un piccolo cesto di vimini e tanta polvere. In un sacco nero di plastica c'erano due suoi vecchi vestiti di carnevale. Una scopa di saggina le cadde in testa dopo aver cercato di spostare una scala di metallo da imbianchino.
Fu il turno degli scatoloni, ma erano pieni di cianfrusaglie di casa: servizi di piatti mai utilizzati, una scatola di legno contenente un set di posate, un frullatore rotto, vecchi libri scolastici, uno scrigno di scarso valore pieno di bigiotteria da quattro soldi. Controllò anche dietro alla cyclette che la mamma aveva comprato per corrispondenza, ma vi trovò solo ragnatele e altra polvere.
Non era rimasto nulla in cui guardare. I documenti non c'erano.
Delusa, Neva scese a pranzare con la nonna.

"Forse prima di uscire tuo padre ha preso i documenti e li ha messi al sicuro da qualche parte"
"Potrebbe essere, sembravano importanti, per lui. Credi dovremmo frugare nel suo studio?"
"No, sarebbe meglio chiederglieli, anche se non saprei come giustificare questo interesse. Mi inventerò qualcosa. Ma per ora abbiamo ancora qualcos'altro su cui concentrarci. Ti ricordi che ti avevo detto che nella valigia avremmo trovato delle lettere e altre cose?"
"È vero nonna, ma non c'era nulla oltre al vestito da sposa"
"Apparentemente. Vieni con me"

Nonna e nipote sfilarono la valigia fuori dall'armadio a muro.
Rosina la aprì e tirò fuori il vestito, poi controllò qualcosa sul fondo.
"Prendimi un tagliacarte o qualcosa di simile, per favore"
Neva tornò con un taglierino e la nonna fece saltare qualche punto a una cucitura che percorreva un lato del perimetro della fodera. Dal suo interno saltarono fuori alcune buste, altre carte sparse e una chiave.
"Sono qui da molto tempo. Credo che il mio buon Benedetto volesse dirti di trovare questi oggetti, quando lo hai visto in sogno. Vedi, ci sono molti modi per comunicare con chi non c'è più"
La nonna mise da parte tutto il materiale ritrovato, a quando fece per chiudere la valigia, esitò.
"Neva, controlla il vestito"
"Cosa devo guardare?"
"Sollevalo"
La ragazza prese l'abito bianco e lo alzò reggendolo per le spalline, cercando di non farlo strisciare per terra.
Na nonna vi infilò dentro una mano e all'altezza delle ginocchia trovò qualcosa. Era una spilla da balia. Qualcuno aveva assicurato una busta di plastica sottile al vestito, la sfilò e quando la esaminò vive al suo interno alcune carte.
"Mi era sembrato... quando lo abbiamo trovato. Che fosse troppo pesante" disse la nonna mentre faceva scorrere le pagine trovate.
Si sistemò gli occhiali sul naso e sorrise: "ecco i documenti su zia Catherine".
Li sparse sul pavimento: c'erano i certificati di nasciate e di morte, una lastra e due pagine di referto medico, un ritaglio preso da un libro o una rivista. Quest'ultimo catturò la sua attenzione, parlava di veleni del Sud America, vi scorse la parola "curaro".
"Neva, riporta la valigia nel solaio, non si serve più. Poi daremo un'occhiata a tutto questo".
In quel momento suonò il campanello di casa: era l'insegnante di violino, Neva aveva completamente dimenticato la sua lezione.

Fiume - dardo

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Re: Scriviamo una storia

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L'insegnante di violino era fuori di sè.
Durante tutta la lezione, Neva non aveva fatto altro che sbagliare accordi e quando l'aveva ripresa, le era sembrato che la ragazza non stesse nemmeno ad ascoltarla.
"Sarà innamorata", pensò tra sè la maestra Clark che già aveva insegnato a Ludmilla.
Quando la signora Clark fu uscita, Neva raggiunse la nonna in salotto, ansiosa di riprendere in mano i documenti trovati.

La nonna e Neva ripresero tutto ciò che era stato trovato nel vestito e lo sparsero sul tavolo della cucina.
La ragazza afferrò il ritaglio e iniziò a leggere ad alta voce.
Era l'articolo di un botanico che spiegava il ritrovamento di questa sostanza presso le popolazioni indigene che abitavano lungo le sponde del fiume Orinoco, in Amazzonia.
Un veleno che poteva uccidere un uomo in cinque minuti, mentre una scimmia, colpita da un dardo avvelenato lanciato da una cerbottana, non riusciva a saltare piu di tre volte da un albero all'altro.
Gli indigeni si procuravano la corteccia di una pianta rampicante, la riducevano in poltiglia, la mischiavano con l'acqua e filtravano il ricavato.
La lavorazione di questa sostanza, era molto pericolosa, in quanto potevano essere letali anche le sole esalazioni, per cui, essa veniva saffidata alle donne più vecchie e brutte della tribù.
Il botanico continuava dicendo che questa sostanza che, entrando in circolo, procurava la morte causando un blocco respiratorio, aveva iniziato ad essere usata negli interventi chirurgici, in quanto, favoriva il rilassamento muscolare ed evitava l'impiego di altri farmaci che potevano essere dannosi per il paziente.
Interessante! commentò la nonna quando Neva ebbe finito di leggere.
Guardarono insieme la lastra fotografica, al cui centro il negativo consentiva di vedere un puntino bianco nell'incavo formato da braccio e avambraccio.
Il referto medico non faceva menzione di quanto compariva nella lastra, ma spiegava in precisi termini scientifici che la ragazza trovata morta, doveva essere stata vittima di una crisi respiratoria, a causa delle esalazioni di zolfo provenienti dalla sorgente, la cui acqua era appunto conosciuta come acqua solforosa.
Il referto era firmato dal dottor Marc Benedict Atz.
La nonna scosse il capo: avevo capito dai discorsi dei miei nonni e dei miei genitori, che questo medico poteva non aver voluto vedere la verità, al fine di non compromettere una persona a lui nota.
Tra i documenti vi erano anche due cartoline, entrambi provenienti dal Belgio;una rappresentava il Casinò di Namur e l'altra una piccola località sconosciuta. Erano indirizzate alla signorina Catherine Sender ed erano firmate: tuo A.R.

Truffatore - assassino
Ultima modifica di Bianca il lun lug 13, 2015 9:32 pm, modificato 2 volte in totale.

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Re: Scriviamo una storia

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Nonna Rosina riordinò le carte e le ripose nella busta di plastica, poi prese tutto ciò che era stato rivenuto all'interno della valigia.
Prese una busta da lettera e ne tirò fuori un biglietto ingiallito. Non era riportata nessuna data.

"Mia cara Catherine, come promesso non dirò nulla. Non sono sicuro sia la soluzione migliore, ma mi rimetto alle tue decisioni in merito. Potrai sempre contare sul mio appoggio, s'intende.
Credo di aver trovato una traccia ma preferisco parlartene a voce. Non passerò da casa per ovvi motivi. Nascondi questa mia, anzi, distruggila, e vediamoci sulla riva del fiume, dove potrò parlarti senza temere orecchie indiscrete, alle 5 e 30 del pomeriggio. Ti aspetterò, a presto."

La lettera non era firmata.
Neva prese una seconda busta e vi trovò una lettera dalla scrittura ampia ed elegante, anch'essa non datata.

"Cara Bertha,
non conosco più pace. Solo tu puoi capire quello che porto nel cuore. Non so come sia potuto succedere e non so come ne uscirò. Da quel giorno la mia vita si è spenta, il giorno e la notte non fanno più differenza per me.
Se i miei genitori dovessero scoprirlo gli infliggerei un dolore indescrivibile. Sto pensando di andare via, ma come posso abbandonare mio fratello in un momento così difficile? Saprei già come fare, mi sono documentata. Ma è... Non posso pensarci davvero.
Ieri sono stata in visita da Frank e ho giocato con la bambina. Le ho letto una favola e mi sono messa a piangere, temo di sia spaventata. È così dolce, ma io mi sento la morte dentro, anche se so che non dovrei, mi sento in colpa e non so cosa fare. Non posso parlare chiaramente con nessuno. Solo tu puoi raccogliere queste mie memorie tristi.
Catherine"

Quando Neva ripiegò il foglio vide che sul retro era stato tracciato qualcosa a matita. Non si decifrava più molto bene. Si spostò alla finestra per ricevere più luce.
"Cosa c'è Neva?"
"C'è un disegno, nonna. Il disegno di un gufo"

L'ultima carta del mucchio era un'altra lettera, ma risultava molto diversa dalle altre. Sembrava più recente, ed era ancora chiusa.
La nonna aprì la busta con un tagliacarte e quando sfilò la pagina, ebbe un sussulto e si mise una mano sul cuore.

"Mia cara Rosina, ti scrivo perché so che prima o poi arriverai fin qui. Ti avevo detto che un giorno queste cose sarebbero risultate utili, ed eccole qui. Le ho tenute nascoste per tanto tempo. Fanne buon uso e perdonami per averti tenuta all'oscuro, arriverai a capire il perché. Ricordati che ti ho amata e ti amerò sempre. Cercate bene. Non parlarne con Ludmilla, per favore.
Benedetto"

La voce di Rosina era spezzata dal pianto e la nipote la abbracciò.
Mai si sarebbe aspettata di trovare un messaggio del genere.

Una volta ripresasi, la nonna disse che probabilmente tutto questo doveva aver a che fare con l'assassino di Catherine e con la sua gravidanza inattesa. Tutto sembrava riportare a quel truffatore di Augusto.

"E la chiave, nonna?"
"Eh, la chiave... La conosco bene. Ormai questa non apre più nulla. Era la chiave d'ingresso della casa di zio Edward"
"E cosa ne è stato?"
"È stata demolita, e il terreno ceduto"
"A chi?"
"... Agli Atz, mia cara. Agli Atz"
"E chi era quella Bertha alla quale scriveva Catherine?"
"Non ne ho la più pallida idea"

Negozio - incontro

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