Scriviamo una storia

Ludus in fabula!
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Edward
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Re: Scriviamo una storia

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Mentre sfogliava il suo libro, Rosina venne distratta da un rumore. Si trattava forse del vento? No, era più simile a uno scricchiolio.
Tese le orecchie, cercò di seguirne l'origine e si ritrovò a scorgere due piccole luci tra il fogliame di una siepe: gli occhi di un gatto, che con un balzo le fu tra i piedi. Era bianco e grigio, un po' spelacchiato, e tra i denti teneva un piccolo sacchetto di tessuto.
Il micio posò per terra il suo dono: doveva proprio trattarsi di un regalo di compleanno! Ma quando lo afferrò il gatto disse:
"Guarda che non è un giocattolo. E non farlo vedere a tua mamma. E neanche a tuo papà. Anzi, non farlo vedere proprio a nessuno"
Rosina rimase senza parole: lei lo aveva sempre saputo che prima o poi sarebbe riuscita a trovare un animale parlante, proprio come l'Alice del suo libro.
"Chi sei? Io mi chiamo Rosina e oggi è il mio compleanno. Sei un regalo?"
"Sono un gatto, non un regalo. E quel sacchetto è un amuleto, ti proteggerà, ti servirà in futuro"
"Cosa vuol dire?"
"Per ora non ci pensare, tieni il sacchetto e nascondilo in un posto sicuro. Ci rivedremo tra un po' di tempo, tu fai finta di niente e non dire nulla ai tuoi genitori. Siamo d'accordo?"
Il gatto sparì così come era arrivato, senza attendere una risposta.

"Non posso credere che quel gatto spelacchiato sia ancora vivo", disse nonna Rosina guardando la nipote.
"Ti prego nonna, spiegami che sta succedendo perché io non ci sto capendo più nulla"
"Dimmi di nuovo di quando sei svenuta: cosa ricordi? Qualcuno ti ha trasportata lì dentro? Ricordi qualcuno?"
La nonna era visibilmente preoccupata e la tensione della ragazza aumentava sempre di più.
"No, ricordo la stanza, una stanza di una bambina... la osservavo da una finestra... poi il buio. No, aspetta, mi è venuta in mente una cosa! Credo di aver fatto un sogno. Sì, ho visto nonno Benedetto!"
"Il nonno? E cosa faceva, cosa ti ha detto?"
"Non ha detto nulla, mi ha dato un santino di Sant'Antonio!"
La nonna si fece il segno della croce e con solennità disse: "Preparati che usciamo".
"Ma io non posso uscire, nonna!"
"Ora ci sono io e tu esci con me. Diremo a tua madre che andiamo in cimitero"
"Ma ci andiamo davvero?"
"Dobbiamo cercare una valigia"

Diario - Pupazzo

(oh, non sapevo dove metterla, sta valigia. Ora vi arrangiate voi)

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Bianca
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

Nonna, a cosa ci serve la valigia? Dobbiamo partire?
No, per il momento non ci serve, ce la procureremo in seguito.
Ora dobbiamo fare un giro al cimitero, bisogna che tu sappia delle cose.
Neva gettò sotto il letto il diario su cui stava scrivendo quando la nonna era arrivata, diede un'occhiata al suo pupazzo preferito, tutto spelacchiato e seguì la nonna.
Nonna e nipote scesero le scale e la nonna, aprendo la porta d'ingresso, gridò verso la cucina: Ludmilla, stai tranquilla, Neva viene con me!
Prima che la mamma potesse realizzare cosa succedeva, Neva e Rosina erano già sulla strada.

Cancello - tramonto

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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Nonna e nipote camminavano con passo spedito oltrepassando la piazza, l'ufficio postale e il vecchio edificio scolastico, ormai in disuso da anni.
"Meglio sbrigarsi, è già tardi e non voglio ritrovarmi in cimitero al tramonto" disse la nonna.
"Perché, pensi potrebbe essere pericoloso?" si allarmò subito Neva.
"Ma no, che dici, quattro lapidi non hanno mai fatto del male a nessuno! È che Mario, il guardiano, ha un brutto carattere e non vuole chiudere tardi. C'è ancora, Mario, vero?"
"Non lo so, nonna, al cimitero non ci vado mai"
"Ah. Dunque chi li porta i fiori a tuo nonno? Di certo non tua madre! Ma guarda tu che roba, il nonno non sarà per nulla felice"
Neva pensò che a volte, sua nonna, dicesse delle cose molto strane, e che oggi stesse battendo il suo record.

Arrivate davanti al cancello del cimitero, Neva fece per entrare, ma la nonna proseguì.
"Non lì. Prima andiamo più avanti"
"Ma dove andiamo?"
"All'altro cimitero, quello vecchio"
"L'altro cimitero? Ma cosa dici, nonna? Lì non c'è più niente, lo hanno smantellato secoli fa"
"Sciocchezze. Vedrai"
La ragazza seguì l'anziana, che si dirigeva sicura verso una strada di terra battuta che sembrava abbandonata da tempo.
Neva aveva sentito parlare del vecchio cimitero, il predecessore di quelle attuale. Ormai le persone che vi erano state seppellite erano state dimenticate, le famiglie si erano estinte e così la memoria di chi non c'era più.
Dopo aver percorso una leggera salita, la strada divenne un sentiero. Neva non era mai andata da quelle parti: per quel che ne sapeva, in zona si trovava solo la discarica. Rimase molto sorpresa quando iniziò a scorgere un basso muro di cinta e un cancelletto ad arco mezzo arrugginito, mimetizzati da una fitta vegetazione. Folti cespugli di alloro crescevano ovunque.
"Un tempo si bruciavano le foglie di alloro per avere una più chiara visione del futuro" disse la nonna, passandovi vicina e raccogliendone qualche foglia.

Canzone/i - profumo/i

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Bianca
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

Mentre la nonna strappava le foglie, arrivò alle narici di Neva l'intenso profumo ben noto.
I profumi, fin da piccola la inebriavano. Li ricordava dopo molto tempo e avevano il potere di riportarla nella situazione esatta in cui li aveva sentiti, o abbinarli ad una persona in particolare.
Le creavano un magico déjà vu che la riportava indietro nel tempo.
Infatti, quando sentiva un profumo che le richiamava qualcuno, si ritrovava a guardarsi attorno per scoprire da dove proveniva e girava lo sguardo nella speranza di vedere proprio quella persona.
Come dimenticare il profumo del tabacco Clan che il nonno fumava nella pipa sotto il portico? Era contenuto in un pacchetto scozzese sul verde. Il medico condotto del paese, fumava quel tabacco. Neva lo sentiva da lontano e quando veniva a casa loro per una visita, questo profumo rimaneva a lungo nelle stanze, o forse era lei che continuava a sentirlo.....
Bisognava fare attenzione che il medico e nonna Rosina non si incontrassero, perchè sicuramente avrebbero litigato.
Sembrava che tra loro ci fosse un antico rancore, cose non dette, perchè ogni volta che si vedevano, facevano a gara nel pungersi a vicenda, rimbeccarsi, contraddirsi.
Erano strani questi modi, perchè la nonna era una donna dolcissima e il medico un gran signore.
Neva adorava il profumo dei tigli, eppure, quando lo sentiva, il cuore le si stringeva forte e la rimandava a quel pomeriggio del 29 giugno
in cui il nonno era morto e lei sotto il viale del paese camminava senza meta.
Quante cose sapeva il nonno! Quante cose le raccontava....la guerra, la povertà, la fame...
Le aveva anche fatto delle confidenze......Le aveva raccontato di quando si era presentato, imbarazzatissimo, al papà di Rosina, per chiedergli il permesso di frequentare la figlia.
Allora usava così e ancora ricordava quanta fatica aveva dovuto fare per portar via quella bella fanciulla ad un papà che l'adorava.

Avevano passato il cancelletto appena accostato e cigolante. Neva seguiva la nonna che, con fatica, avanzava tra erba alta e lapidi affioranti.
Nessun fiore fresco, soltanto qualche mazzolino scolorito di fiori sintetici rimaneva nel vasetto ad indicare un ricordo, un rimpianto lontano nel tempo.
Vedi Neva quanti angioletti? disse la nonna.
Una volta, vi era un'alta mortalità infantile. Continuò.
Molti bimbi morivano e non si sapeva neppure il motivo. Venivano seppelliti senza tante cerimonie: non avevano fatto in tempo a diventare uomini e donne, quindi erano rimasti angeli.
Piccole tombe senza fotografia, ne indicavano la sepoltura con una statuetta alata.

La nonna si fermò davanti ad una lapide dalla quale il ritratto di una bella ragazza sorridente le guardava.
Neva lesse le parole incise nella pietra: Catherine Sender
Le date rivelavano 19 anni di età.
Chi è nonna? domandò Neva
E' la sorella di mio padre. Ero piccola quando morì e ho di lei un ricordo vago.
Mi parlarono però molto di lei, anche se mio padre si rattristava al ricordo.
Era buona e gentile, piena di garbo ed eleganza.
Ad un certo punto, rivelò ai genitori di aspettare un bambino, ma nessuno seppe mai chi era il padre.
Mentre la famiglia decideva per allontanarla dal paese mandandola , a casa di una cugina che abitava in una grande città, un pomeriggio Catherine uscì e non tornò più.
La trovarono qualche giorno dopo, morta, vicino ad una sorgente: nessun segno di violenza.
Tutti pensarono ad un malore, ma i suoi familiari non credettero mai a questa versione e non si rassegnarono mai alla perdita.
Ho voluto che tu la vedessi, continuò la nonna, perchè c'è un mistero attorno a lei e forse sei tu quella che può scoprire la verità.

Il sole stava calando e il cielo si andava dipingendo di arancio e rosa.
Quando uscirono dal cimitero, facendo cigolare il cancelletto, di lontano, chissà da dove, proveniva una dolce canzone.

Mostro - indagini

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Edward
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

(Bellissimo brano, Bianca! Mi hai fatto ricordare di mio nonno, che sedeva sempre su una panchina fuori casa, sotto a un sicomoro. Fumava la pipa e si arrotolava le sigarette, quando lo ricordo nella mente sento sempre un forte odore di tabacco. Tra l'altro la storia del cimitero vecchio e di quello nuovo è una storia della mia famiglia, e nel vecchio cimitero ci sono ancora le spoglie della prima figlia dei miei nonni, che morì a 3 anni per un incidente domestico. L'unica foto che abbiamo della "zia piccola" è stata scattata quando era già morta. So che può sembrare molto macabro, ma un tempo si usava così)

"Ci siamo quasi, bambina mia. Ora è il turno del nonno. Speriamo che il cimitero sia ancora aperto, ci siamo attardate!"
Il vecchio Mario stava trasportando una piccola carriola di plastica da giardinaggio, ricolma di fiori secchi ed erbacce.
"Signora Rosina, è proprio lei?"
"Mario, come sta? Sì, sono in visita"
"Fate in fretta però, che qui sto per chiudere! Ci si ricorda dei morti sempre troppo tardi!"
Nonna Rosina accennò un sorriso tirato e quando si allontanarono, lanciò un'occhiata alla nipote: "Il solito mostro, Mario. Ma vedrai che non è troppo tardi".
Neva non andava quasi mai in cimitero, dimenticava sempre la posizione delle tombe. Nonna invece procedeva sicura e andando verso la lapide del nonno, si fermava qua e là dicendo "ecco, qui c'è la cugina Sofia, che è morta di consunzione... lì vicino al fabbro invece c'è la mia vecchia vicina di casa, te la ricordi la Luisa? No, sei troppo giovane... ah, il padre del dottore, quel fetente..."
Quando si fermarono, Neva si domandò come avesse fatto a dimenticare: la tomba del nonno era sontuosa, perché la nonna aveva voluto così.
Ai lati della lastra erano state montate due statue in bronzo, create su direttive della nonna da un artista del luogo.
A sinistra c'era un giovane angelo raccolto in preghiera, a destra la figura di un frate francescano.
"Eccolo qui, il Sant'Antonio del nonno. Sei sicura che non ti abbia detto nulla, in sogno?"
"No, penso lo ricorderei. O meglio, credo dicesse qualcosa, ma non sentivo la sua voce"
"Lo sospettavo, non puoi comunicare in quel modo. Ma il nonno ha fatto ugualmente arrivare il suo messaggio"
La statua del santo reggeva in una mano una lanterna, all'interno del quale era possibile inserire un lume. La nonna aprì la lanterna, ne estrasse il moccolo di una candela e si mise a trafficare, cercando qualcosa che sembrava posizionato più in alto del vassoio. Quando estrasse la mano, stringeva qualcosa nel pugno.
"Andiamo, prima che quel buzzurro ci chiuda dentro", disse a Neva.
Una volta chiuso il cancello dietro alle loro spalle, Rosina fece qualche passo e sciolse il pugno verso la ragazza: "Ti ricorda qualcosa?"
Quello che vide era un sacchetto di tessuto identico a quello regalatole del gatto, ma più vecchio e di colore rosso.
"Neva, ora manca solo un ultimo oggetto che servirà per le tue indagini: la valigia. È tempo di tornare a casa".

Scale - Ritorni/o

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

(Sai, anch'io ho una foto in biancoenero scattata ad un bimbo dopo la morte e attaccato alla foto c'è un ciuffetto di capelli legato con un nastrino celeste.
Il sicomoro è una pianta di cui si parla nel Vangelo.)

Nei pochi minuti che erano rimaste presso la tomba del nonno, Neva era stata assalita da un'infinità di ricordi.
Le era tornata in mente la passione del nonno per la caccia, che si scontrava continuamente con il rispetto che la nonna aveva per tutta la natura.Era una delle poche cose su cui mai erano riusciti a mettersi d'accordo.
E poi, quanti libri le aveva letto prima che Neva iniziasse ad andare a scuola? Li sapeva quasi a memoria!
Il nonno era instancabile. Si sedeva sul dondolo e Neva su una panchetta ai suoi piedi.
Il bello era che il nonno dava intonazioni diverse alle voci dei vari personaggi e le faceva sentire la paura, lo stupore, l'allegria:attraverso la sua voce, Neva entrava in avventure meravigliose e vi partecipava in prima persona.

Nonna, devo prendere la valigia che usavo quando andavo all'estero?
Ma no, la valigia che ti serve, dobbiamo cercarla nel sottotetto, in mezzo alla roba vecchia.
Dobbiamo arrivarci utilizzando la scala che scende aprendo la botola.

Quando aprirono la porta di casa, trovarono mamma e papà che attendevano con ansia il loro ritorno.
Deliziosi profumi arrivavano dalla cucina, dove la tavola era già stata preparata con cura.

Violino - lettere/a

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

A tavola, per la prima volta dopo giorni, si respirò un clima disteso. La presenza della nonna aveva evidentemente rilassato tutti i componenti e mamma e papà sembravano pronti per far uscire Neva dal suo esilio.
Rosina strigliò la figlia per la trascuratezza della tomba di nonno Benedetto, ma non accennò alla visita al vecchio cimitero, così Neva preferì non dire nulla sulla storia di Catherine, anche se avrebbe preferito approfondire l'argomento. I suoi genitori non raccontavano quasi mai storie appartenenti al passato della famiglia, così si era fatta l'idea che non vi fosse un passato poi tanto interessante tra i suoi antenati.
"Mamma, nella tua vecchia stanza ho già preparato il letto. Troverai gli asciugamani sulla sedia. Io e Maurizio tra poco usciamo, abbiamo una riunione in Comune. Ricorda a Neva di fare il ripasso per la lezione di violino, che l'insegnante arriva domani pomeriggio"
"Non ti preoccupare, Ludmilla. Sai che Neva è una ragazza coscienziosa"
"Sì, lo credevo anch'io prima del fatti della scorsa settimana... a proposito, ti ha forse detto qualcosa? Siamo preoccupati. Dobbiamo anche portarla a fare un controllo, dice di essere svenuta. Ma forse era solo una scusa. Insomma, è sparita per due giorni e non sappiamo ancora che cosa sia accaduto di preciso. Dice di essere stata alla casa gialla, ma Maurizio è andato a chiedere e dicono di non averla vista. Non è che ha un fidanzato da qualche parte?"
"Ma quale fidanzato, dai Milla. Lo so a cosa stai pensando, ma non ti devi preoccupare. Preparati e andate tranquilli"
La donna si diresse verso le scale, ma prima di andare si girò esitante verso la madre.
"Mamma... posso davvero stare tranquilla?"
"Non pensare più al passato. Non succederà di nuovo. Sono qui apposta. Ora vai..."

Nonna e nipote erano di nuovo sole: una fortuna inaspettata non dover fornire giustificazioni.
"Hai con te il tuo amuleto, Neva?"
"Sì, nonna, lo tengo sempre con me"
"Bene, aiutami con questa botola, che andiamo su"
Il sottotetto era un luogo angusto, bisognava procedere un poco chini e malgrado gli strati di schiuma isolante, faceva un caldo infernale. Una sola lampadina illuminava l'ambiente, che risultava così pieno di ombre proiettate dalla miriade di oggetti stipati qua e là senza alcun senso logico.
"Da qualche parte deve esserci una vecchia valigia marrone chiusa con uno spago. Prova a vedere dietro a quella vecchia credenza"
"Contiene delle cose importanti?"
"Contiene tante cose, tra cui delle vecchie lettere. Una parte di passato è nascosta lì dentro"

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Edward »

Stavolta è il mio turno delle pillole della memoria!

Panno - lamento/i
Ultima modifica di Edward il lun lug 06, 2015 7:10 pm, modificato 1 volta in totale.

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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

(Tranquilla! Capiterà di nuovo anche a me......

Neva continuò a muoversi per il locale pieno di polvere.
Ogni tanto sentiva qualcosa sfiorarle il viso e capiva essere una ragnatela:
L'avevano sempre incuriosita ed affascinata le soffitte e le cantine, così come le botteghe dei rigattieri.
Amava perdersi tra le vecchie cose che le raccontavano passati, pezzi di vita.
Amava passare in rassegna vecchie cartoline scritte con l'inchiostro che metteva in evidenza calligrafie non più di moda.
Le fotografie ufficiali, tinta seppia, scattate in studi famosi dell'epoca, la invitavano ad immaginare la vita delle persone ormai scomparse.
Uomini in divisa militare, giovanotti con grandi baffi, intere famiglie in posa, coppie innamorate immortalate prime di una partenza.
Neva si fermò davanti ad un oggetto sconosciuto, una specie di scatola in legno pregiato, con parti in ottone.
Nonna, che cosa è questo?
La nonna si avvicinò e senza esitare un istante disse: era il nostro apparecchio televisivo! si chiama Lanterna Magica, era dotata di tutta una serie di vetri che, collocati al suo interno, con l'ausilio di una candela e di una lente, permettevano di proiettare su una parete, le scene dipinte su di essi.
I bambini si divertivano un mondo, ma anche gli adulti si entusiasmavano! Sembrava una magia!
Neva proseguì e subito scorse, appoggiata nella parte più bassa del tetto una valigia marrone.
Chinandosi, l'afferrò per il manico e la sentì leggera.
Nonna! l'ho trovata! esclamò.
La nonna si avvicinò e insieme l'appoggiarono su una vecchia turca.
Le chiusure scattarono all'unisono e la valigia rivelò il suo contenuto.
La nonna trattenne il respiro.....
Tra fogli di velina ingiallita resi fragili dal tempo, le due donne scoprirono che i pezzi di pizzo e raso appartenevano ad un bellissimo vestito color avorio.
Ma è il vestito da sposa di mia madre! disse la nonna con un urletto di sorpresa.
Ho sempre pensato fosse andato perso! Lo vidi, l'ultima volta, prima del mio matrimonio, quando lo tirai fuori dal guardaroba con l'intenzione di usarlo, ma purtroppo io ero più rotondetta della mamma quando si sposò, era un giunco lei e pareva spezzarsi quando si muoveva, così decisi di usare solo il prezioso, lungo velo ricamato.
La nonna appoggiò l'abito su Neva commentando: a te andrebbe alla perfezione.........ma prima che qualcuno ti porti via di qui, deve vedersela con me!

Rimise con cura l'abito nella valigia e la richiuse.

Neva intanto, aveva adocchiato una grande scatola a fiori.
L'aprì e vide che conteneva, avvolto in un panno, un album per le fotografie; la copertina era in cuoio sbalzato e rappresentava una scena di caccia al cinghiale.
Lo aprì e vide che sulla prima pagina in cartoncino nero, erano incollate alcune fotografie.
Nonna, vieni a vedere!
Rosina si avvicinò, guardò per un lungo momento quei visi, poi, con un leggero lamento, si accasciò sul pavimento della soffitta.


(Eccavolo!!!! Ho messo anche le foto dell'album.... Ci ho impiegato tre ore!!!!)
Charlotte - Pretendenti
Ultima modifica di Bianca il lun lug 06, 2015 7:24 pm, modificato 1 volta in totale.

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Messaggio da Edward »

Bianca ha scritto:(Tranquilla! Capiterà di nuovo anche a me......
Ehm...

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Messaggio da Edward »

Neva era in preda al terrore.
Fece letteralmente un balzo dalla botola e corse giù per le scale, ma non sapeva neppure perché l'avesse fatto. Finì in cucina e pensò all'acqua. Sì, serviva dell'acqua. Afferrò una brocca e la riempì, poi tornò con qualche difficoltà nel solaio e ne rovesciò il contenuto sul viso della nonna, che giaceva ancora priva di sensi.
Le sollevò le gambe come aveva visto fare in televisione, mentre le lacrime le rigavano il volto.
Poco dopo, nonna Rosina scosse la testa e lentamente si stropicciò il viso con le mani.
"Nonna! Stai bene? Nonna!"
"...sono svenuta? Sì? Non ti preoccupare... non muoio. Aiutami a tirarmi su. Fa tropo caldo qui, scendiamo"

La ragazza aiutò la nonna, scesero le scale e si diressero in camera da letto. La nonna si sedette e Neva andò in bagno a prenderle un bicchiere d'acqua.
"Mi hai fatta spaventare! Cosa è successo?"
"Nulla, bambina. Il caldo, e un po' di emozione. Quelle foto. Pensavo fossero state distrutte. Ah, che sciagura. Mai avrei ripensato di vederle di nuovo"
"Ma perché, cosa rappresentano?"
"Fai un favore a nonna: torna su, prendi le foto e la valigia. Le terremo qui da qualche parte. Non voglio dover tornare nel sottotetto, e nemmeno che tua madre si accorga di quello che abbiamo fatto. Nasconderò la valigia nell'armadio. Non dirle nulla riguardo stasera. Poi ti racconterò quello che c'è da sapere"
Neva seguì le indicazioni della nonna e quando tornò aprirono di nuovo l'album fotografico.

"Mio zio, il fratello maggiore di mio padre, si sposò con una donna che aveva conosciuto durante un viaggio di lavoro. Aveva alloggiato presso la casa della sua famiglia, che affittava una stanza. Si erano conosciuti e innamorati.
Sua moglie era orfana di padre e in seguito al matrimonio, la madre della donna e la sorella minore andarono a vivere con i novelli sposi. Le famiglie erano così, un tempo: ci si sposava e si allargavano, nessuno veniva lasciato solo.

I miei zii stavano bene insieme e sulle prime la vita di famiglia scorreva serena. Dopo circa un anno però iniziarono a succedere delle disgrazie, una dopo l'altra.
Lo zio partecipò a una battuta di caccia e un cugino al quale era molto legato rimase ferito mortalmente a causa di una pallottola che non si capì mai da dove fosse partita; dopo qualche mese una delle cameriere iniziò a stare male, cercarono di curarla ma non ci fu nulla da fare e il suo male doveva essere stato contagioso, perché a poco a poco si ammalarono anche altre persone a servizio in casa. La famiglia venne messa in quarantena.

Quando tornarono a fare la vita di sempre, la madre di mia zia annunciò l'arrivo di un ospite. Si trattava di un uomo distinto, legato alla famiglia della zia per via di vecchie amicizie tra i rispettivi genitori, o qualcosa di simile. Si scoprì che in realtà l'uomo era un pretendente di Charlotte, la sorella minore di mia zia: stavano cercando di combinare un matrimonio e la madre vedeva di buon occhio questa unione, anche perché fino ad allora la ragazza non aveva avuto chissà quali pretendenti e all'epoca si cercava sempre di sistemare tutte le figlie. Charlotte era sempre stata una ragazza dal carattere mite, dimesso. Lo zio era felice di questa unione che andava prospettandosi, ma le cose sembravano andare un po' per le lunghe. L'uomo non alloggiava presso la famiglia, sarebbe stato sconveniente, ma aveva preso una stanza in paese.

In principio l'uomo faceva visita a Charlotte nel pomeriggio, prendevano un the insieme alla madre. Tuttavia con il tempo prese il vizio di presentarsi agli orari più svariati e ad avere un atteggiamento arrogante, e lo zio cominciò ad averne abbastanza. Come se non bastasse, l'uomo, che aveva conosciuto il resto della famiglia, prese a frequentare la casa dei miei nonni.
All'epoca i miei genitori erano già sposati e io ero una bambina.
I miei nonni erano persone molto ospitali e cortesi, ma anche loro cominciarono a sentirsi in imbarazzo per le frequenti visite di quell'uomo e in paese cominciarono a spargersi voci poco gradite: si diceva che l'ospite fosse interessato a zia Catherine, ma lei non lo degnava di attenzioni e non risulta che i due abbiano mai anche solo conversato.
Ricordo che mio padre e il resto della famiglia erano molto tesi in quel periodo: la loro proverbiale gentilezza non li metteva nelle condizioni di dire chiaramente all'ospite sgradito di rivalutare il suo comportamento, ma al tempo stesso si riunirono spesso per cercare di dare una definitiva direzione alla vicenda.

Alla fine lo zio decise di parlare chiaramente con la suocera, per far sì che il fidanzamento tra quell'uomo e la cognata si traducesse al più presto in matrimonio, così che la nuova coppia, in poche parole, prendesse la propria via, possibilmente lontano da lì.
La suocera però diventò ostile come mai prima di allora, e accusò lo zio di essere meschino, di non aver mai avuto sentimenti benevoli nei suoi confronti e in quelli della sua figlia minore. Arrivò ad accusare la famiglia di aver fatto di tutto per distrarre quell'uomo da Charlotte e la frattura dei rapporti all'interno della casa cominciarono a ripercuotersi anche sulla salute della zia, che presentava i primi sintomi di un esaurimento nervoso.

Ricordo di aver sentito spesso mio padre definire quell'uomo, la vecchia e Charlotte come a una malattia, e ne rimasi molto stupita perché non era da lui esprimersi in quel modo nei confronti di altri familiari. Dovevano essere tutti arrivati al limite della sopportazione.

Fatto sta che un giorno sparirono tutti e tre. Così, come se nemmeno fossero mai esistiti.
Lo zio aveva portato la zia a fare una visita specialistica, perché i suoi nervi avevano ceduto. Erano partiti al mattino presto e non tornarono prima di sera.
Quando tornarono la casa era vuota e della cognata e della suocera non era rimasto nemmeno uno spillo. Cassetti, armadi: tutto vuoto.
Lo zio avvertì il resto della famiglia e mio padre andò in cerca del pretendente di Charlotte, ma la stanza era stata lasciata senza preavviso e il conto non era nemmeno stato saldato.

Credo che nell'intimo, la mia famiglia si sentisse sollevata, ma la zia risentì molto della scomparsa di madre e sorella e le sue condizioni peggiorarono ulteriormente, anche perché secondo le indagini svolte in seguito, le tre persone sembravano essersi volatilizzate senza lasciare traccia.
Poco dopo si scoprì che la zia era incinta e tutti sperarono che l'arrivo di un bambino curasse le ferite della poveretta.
Purtroppo la donna era rimasta troppo provata e non era in grado di occuparsi adeguatamente del bambino, così questi venne affidato parzialmente alle cure della nonna. Un giorno, mentre il bimbo era con la madre, questa si addormentò a causa dei farmaci che prendeva costantemente e quando mio zio tornò a casa, il bambino non respirava più. Fu il colpo finale.

Mio zio dovette far fronte a tutto questo e assistere la moglie, che entrava e usciva dalle cliniche specializzate.
Per tutta la vita non fece altro che incolpare la famiglia di sua moglie, che non aveva portato altro che guai nella sua vita.
Era assolutamente certo che tutte le vicende negative accadute durante e in seguito alla convivenza con le due donne derivassero da qualcosa di malvagio che era stato introdotto in casa sua.
Per molto tempo mio padre credette che anche suo fratello avesse perso il senno, fino a quando trovarono quelle cose"

"Quali cose, nonna?"
"Delle cose. Brutte cose. Le trovò mio padre, nella cantina dello stabile dove quell'uomo orrendo aveva affittato la stanza"

Sudore - soluzione/i

(che fatica incastrare tutto!)
Ultima modifica di Edward il mar lug 07, 2015 11:09 pm, modificato 1 volta in totale.

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Bianca
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Re: Scriviamo una storia

Messaggio da Bianca »

(Ed, facciamo un albero genealogico....io non ci capisco più niente! Ma come hai fatto ad imbastire tutta questa storia?)

L'individuo che la nonna definiva "uomo orrendo", come si poteva vedere dalla fotografia, era, in realtà un bell'uomo, elegante, un po' dandy e nel paese, ne doveva aver fatto girare di teste....
La proprietaria dell'appartamento, che lui aveva affittato sotto il nome di Augusto Rivoire, vantando ascendenze francesi, doveva essere stata anche lei vittima del suo fascino, perchè, più delusa che contrariata, convocò il papà di Rosina e gli chiese di pagare la pigione dovutale dallo scomparso moroso, nonchè di controllare cosa fosse rimasto nella cantina che l'uomo aveva lasciato chiusa con un luchetto.
Il poveretto si accollò entrambi le richieste, nella speranza che fossero le ultime incombenze di cui doveva farsi carico.
Accompagnato dal fabbro, era sceso nella cantina e il buon Gilbert, in pochi minuti aveva aperto la porta e si era offerto di rimanere con lui ed aiutarlo.
Frank lo aveva ringraziato, ma aveva preferito rimanere da solo.
Nella cantina non c'era molta roba.
Vecchia corrispondenza, ancora dell'inquilino precedente, un paio di stivali di gomma, una collezione di pipe, una poltroncina ricamata a piccolo punto e coperta da un lenzuolo, un paio di stivaletti da donna con la classica fila di bottoncini e dentro un astuccio di velluto rosso, una collana di perle.
Frank aveva quasi finito di esaminare il contenuto della cantina, quando si accorse che su un piano sotto la finestra, era appoggiata una borsa di cuoio consunto. Era ormai fradicio di sudore, ma non si arrese.
Era una borsa di quelle usate dai medici e Frank dovette salire sulla poltroncina per arrivare ad afferrarla.
Ridiscese e l'aprì.
Nella borsa c'erano numerosi ritagli di giornale che risalivano a due anni prima e provenivano da una cittadina dell'Oklaoma: gli articoli parlavano di una giovane donna trovata morta, senza alcun segno di violenza.
IL sospettato principale era il nostro Augusto Rivoire, riconoscibilissimo nelle fotografie dei ritagli, se pure senza i baffi e più magro.
I giornali lo chiamavano Albert Rimbou e tra quei ritagli poteva esserci la risposta a tanti interrogativi....

Giustizia - libertà

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