Questioni di etichetta

Per tutto ciò che riguarda l'asessualità e gli asessuali.
InCercaDiMe
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Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Forse questa non è la sezione giusta, ma mi perdonerete, visto che sono nuova. Da un po' di giorni ho cominciato a leggere testimonianze e info su questa community. Io per prima ho scritto nella mia presentazione che sono qui per imparare a conoscere meglio degli aspetti di me stessa, che nemmeno pensavo potessero avere tante spiegazioni. Ma più vado avanti a leggere, più un punto mi diventa evidente...Asessuali, demisessuali, grey, sessuali..sono definizioni che probabilmente non potrebbero esistere, se tutti noi non fossimo(o fossimo stati) in relazione con qualcun altro. Io ho avuto tutte storie durate qualche mese, massimo un anno, praticamente terminate per lo stesso motivo: mentre io capivo di non avere nessuna o scarse affinità mentali con l'altro, quello si chiedeva quanto ancora avrebbe dovuto aspettare per "arrivare al dunque". Quindi, come potrei mai capire di essere demisessuale se non fuori, nel mondo, con un po' di coraggio e tanta fortuna, trovando qualcuno con cui creare un legame profondo e poi vedendo se questo legame potrebbe mai smuovermi dentro qualcos'altro di più fisico?...E ancora mi chiedo...non è possibile che l'appartenere a una categoria piuttosto che ad un'altra, sia influenzato dagli incontri fatti nella vita? Potrebbe una persona asessuale per molto tempo, incontrare un determinato qualcuno e con lui/lei scoprirsi Demi? O un demi vivere rapporti da asex? Scusatemi, saranno domande dettate dalla mia ignoranza in materia...o dal mio spirito che ha sempre rigettato le etichette rigide, soprattutto quando si parla di rapporti...ma più passano i giorni, più mi rendo conto che forse per me non è così fondamentale capire nel minimo dettaglio a quale categoria appartengo ora, perché magari mi sarà evidente un giorno, guardando negli occhi la persona giusta...che mi aiuterà a costruire mattoncino dopo mattoncino quella mia appartenenza...Notte a tutti

GoldS
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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da GoldS »

Ciao InCercaDiMe,

visto che siamo in tema, premetto subito che a scriverti è un ragazzo a cui solitamente non piace usare etichette per definirsi.
InCercaDiMe ha scritto:
gio gen 27, 2022 1:06 am
Ma più vado avanti a leggere, più un punto mi diventa evidente...Asessuali, demisessuali, grey, sessuali..sono definizioni che probabilmente non potrebbero esistere, se tutti noi non fossimo(o fossimo stati) in relazione con qualcun altro.
Riguardo questa cosa, penso che in generale le esperienze e le varie interazioni con le altre persone possano far emergere tratti della nostra persona che prima non conoscevamo, aggiungendo o modificando i tasselli che già abbiamo piazzato nel puzzle della nostra identità. Questo magari si può applicare ad alcune cose, però non penso sai che sia sempre così. Quando ad esempio tu dici
InCercaDiMe ha scritto:
gio gen 27, 2022 1:06 am
Quindi, come potrei mai capire di essere demisessuale se non fuori, nel mondo, con un po' di coraggio e tanta fortuna, trovando qualcuno con cui creare un legame profondo e poi vedendo se questo legame potrebbe mai smuovermi dentro qualcos'altro di più fisico?
mi sembra chiaro che fintanto che nella vita non si è mai creato un legame sufficientemente profondo con un'altra persona, non si può capire se in tale circostanza si possa provare un'attrazione sessuale di cui magari non si aveva fatto esperienza prima. D'altra parte questo meccanismo non è automatico (insomma, non accade necessariamente ogni qualvolta che si costruisce un tale legame). E poi, cos'è esattamente un "legame profondo"?
Non sarà forse una speciale alchimia che chiamiamo così soltanto dopo che l'avvertiamo?

Contemporanemente, non è strettamente necessario aver avuto una relazione per capire certe cose. Sarebbe forse paragonabile a dire che un asessuale non può definirsi tale fino a quando non ha avuto un suo primo rapporto. O che gli eterosessuali devono provare un raporto con persone dello stesso sesso per escludere di poter sentire attrazione omosessuale.

Questi aspetti della propria identità ci appartengono intrinsecamente, solo che alcuni emergono prima e altri hanno bisogno di più tempo, occasioni, persone, esperienze giuste.
InCercaDiMe ha scritto:
gio gen 27, 2022 1:06 am
E ancora mi chiedo...non è possibile che l'appartenere a una categoria piuttosto che ad un'altra, sia influenzato dagli incontri fatti nella vita? Potrebbe una persona asessuale per molto tempo, incontrare un determinato qualcuno e con lui/lei scoprirsi Demi?
Insomma nel processo di crescità e scoperta di sé tutto è possibile ed eventualmente soggetto a modifica. Quindi sì, gli incontri fatti nella vita possono farci capire nuovi lati di noi stessi che prima non conoscevamo. Se possiamo cambiare idea su chi/cosa ci circonda, in fondo cosa c'è di male a cambiare idea su sé stessi?
InCercaDiMe ha scritto:
gio gen 27, 2022 1:06 am
Scusatemi, saranno domande dettate dalla mia ignoranza in materia...o dal mio spirito che ha sempre rigettato le etichette rigide, soprattutto quando si parla di rapporti...ma più passano i giorni, più mi rendo conto che forse per me non è così fondamentale capire nel minimo dettaglio a quale categoria appartengo ora, perché magari mi sarà evidente un giorno, guardando negli occhi la persona giusta...che mi aiuterà a costruire mattoncino dopo mattoncino quella mia appartenenza...
Su questo, sopratutto per quello che dicevo sopra sulle etichette... non puoi che trovarmi in pieno accordo. I mattoncini della propria identità arriveranno nel posto e nel momento opportuni, basta saperi collocare al posto giusto e proseguire da lì.

InCercaDiMe
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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Probabilmente la mia riflessione si sposa di più col mondo demi, per quello che posso aver capito fino ad ora leggendo qui, infatti hai ragione, non ho dovuto sperimentare un'esperienza omo per capire di essere etero.
Semplicemente sento che mi manca un tassello importante, quello che sancisce la distinzione tra asex e demi e che sta nella possibilità di sperimentare un legame significativo, che a me è mancata.
All'età di 19 anni ho vissuto quello che a tutti gli effetti posso chiamare un amore platonico, un sentimento profondo, un legame che sentivo partire dall'anima e che, ahimè, è rimasto a senso unico, senza mai potersi concretizzare in nulla, neanche un bacio, anche perché, oltre alle difficoltà oggettive legate alla distanza geografica e all'aver scoperto che questo ragazzo era già impegnato con un'altra... purtroppo dopo qualche anno lui è venuto a mancare. Quel dolore è stato così devastante per me, che per anni non ho lasciato più avvicinare nessuno...e quando, dopo tanto tempo, ho provato a dirmi che meritavo una possibilità anch'io, ho frequentato solo persone sbagliate, che già in principio sentivo non c'entrare nulla con me...ma forse(pensavo inconsciamente)... meglio soffrire per chi non potrà mai essere troppo importante che annientarsi di nuovo.
Quindi io davvero non lo so se i miei tratti Asessuali erano intrinseci o se il destino ha scombinato tutte le carte...non so se potrei c'entrare qualcosa con un demi o se potrei avvicinarmi a un grey. So quello che può piacermi all'interno di un rapporto, quello che non vorrei più, quello che mi interessa meno e quello a cui non saprei rinunciare. Ma mentre leggo post di persone anche molto giovani, che sanno definirsi nel dettaglio e incasellarsi oculatamente in quello che sentono o non sentono di essere...una parte di me pensa solo: Beate loro... perché io di me continuo a sapere ben poco, pur essendo tutt'altro che una persona superficiale

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

Ciao Inc é benarrivata su Aven.

Hai fatto bene ad iniziare a leggere, é il modo migliore per imparare, conoscere e capirsi.
Non é obbligatorio mettersi etichette a tutti i costi, anche perché gli altri non possono leggerle se tu non ti presenti per come sei, con semplicità, naturalezza e consenti agli altri di conoscerti.

Le tue affermazioni, le riflessioni che fai, tutto quello che già hai capito, sono interessanti e sicuramente possono aiutarti a porti con gli altri nel modo giusto.

Se ci dici la tua età, ci aiuti a ragionare meglio.

É molto vero quello che tu dici: finché non si vive un legame profondo, un’intesa importante, non si può sapere quale grado di coinvolgimento si raggiunge e quanto si é disposti a dare.

Ma questo vale per tutti, anche per i sessuali.
Nel corso dell’esistenza, si possono avere esperienze diverse ma é soltanto quando si é più avanti negli anni che si comprende come si é in grado di vivere un rapporto e quanto si può essere coinvolti.
Questo grado, vale per l’aspetto sessuale, sentimentale, vita quotidiana.
Vale per quanto si é disposti a condividere, per le cose di cui si é disposti a farsi carico.
Su Aven si parla in particolare dell’aspetto sessuale delle relazioni ma la vita é molto, molto di più.

Quando tu sarai arrivata a comprendere se e quanto l’aspetto sessuale potrà essere presente nel legame che avrai creato, sarai solo all’inizio. Ci saranno tanti altri aspetti che tu dovrai avere ben chiari.
L’altra persona, in un coinvolgimento sentimentale, non é mai un libro aperto,

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

si evolve, cambia, cresce, peggiora, migliora anche ma ricordati, che questo eventuale miglioramento, dipende molto da chi ha accanto, quindi, da te.

Continua….

InCercaDiMe
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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Hai perfettamente ragione Bianca, l'altro è un libro aperto di cui non potremo mai conoscere tutte le pagine...e probabilmente non conosceremo mai neanche tutte le righe delle nostre.
Posso dirti qualcosa in più per ragionare, oltre all'età (35 anni).
Non sono una persona che ha mai avuto problemi a socializzare, nonostante sia molto riservata e propensa a non essere invadente. Più che altro ho un bel caratterino, perciò se qualcuno mi piace, si vede...ma se non mi piace, si vede ancora di più. E questo "piacermi" o meno si basa sulla condivisione di fondo di alcuni valori, come il rispetto, la sincerità, la coerenza...ma riesco ad essere amica anche di chi non la pensa come me su vari aspetti.
Da brava figlia unica, amo i rapporti esclusivi. Ogni amica o amico che ho(i soliti pochi ma buoni) ha un suo perché, non sono una che considera tutti importanti allo stesso modo, in questo caso le sfumature contano per me.
Da etero, so provare attrazione estetica per un uomo e ci sono dei fondamentali che, in linea teorica, ricerco: che sia più alto di me, non troppo magro, con un bel viso, un sorriso contagioso e degli occhi espressivi...ma è un'attrazione che mi fa pensare: "Bello questo ragazzo" oppure "Sembra una persona buona" ma mai "Gli salterei addosso".
In tutti i miei rapporti, amicizie e frequentazioni, il contatto fisico è fondamentale (il lasciarmi toccare, anche solo con una pacca sulla spalla, vuol dire che mi sto fidando di te), ma proprio per questo impossibile con uno sconosciuto, se non due baci sulla guancia al massimo, come saluto.
Adoro le coccole, girare mano nella mano, gli abbracci infiniti, le carezze e i baci, anche lunghi minuti e minuti...ma sempre dopo essermi fatta un'idea di chi ho di fronte, almeno sommaria(mai baciato uno visto in un locale con cui ho parlato solo 10 minuti).
Andando sugli aspetti prioritariamente sessuali...non sono per il sesso anale e per quello orale (da praticare) provo abbastanza disgusto, soprattutto a causa di un'esperienza di cui magari parlerò in un post a parte, ma non dico che con la persona giusta non riproverei, più per lui che per me, probabilmente.(Aggiungo che un determinato atteggiamento verso il sesso orale e anale è comune a molte donne, sessuali e non, soprattutto se poi incontri uomini che peggiorano la tua situazione, anziché venirti incontro e accompagnarti nell'esperienza, perciò è un dato che posso considerare fino a un certo punto per valutare lo spettro della mia asessualità).
Sicuramente il punto cruciale sta nel mio "apparente"(nel senso che non so ancora se è effettivo) disinteresse ma non disgusto (forse più paura) per i rapporti completi, che ho avuto sporadicamente senza viverli male, ma neanche bene (praticamente non ho provato nulla), ma ai tempi l'ho attribuito al trauma per la perdita che ho vissuto e al fatto che a quei ragazzi volevo bene, ma non provavo amore...e sinceramente non so se sono o sarò in grado di provarlo, aspetto che mi ha sempre preoccupata di più del non essere sessualmente attiva.
Credo di aver spiegato l'essenziale, semplicemente per far capire che io mi conosco abbastanza e non smetto mai di cercare di conoscermi...ma non so dare un nome alle cose, forse perché non mi è mai interessato darlo...forse perché definire in questo campo mi spaventa di più del non definire...o semplicemente perché sono stata impegnata ad affrontare (a modo mio) problemi per me più seri e ad approfondire quelli, più che a pensare perché non avevo la stessa vita sessuale di chi mi circonda... infatti non ho cercato questa community angosciata da particolari interrogativi...ma perché curiosa di capirmi ancora di più...e lo devo dire...in questi giorni, leggendo qui, un po' le scatole hanno cominciato a girarmi, perché mi chiedevo come mai i sessuali sono sessuali...e un asessuale deve stare qui a valutare il tipo di attrazione che prova, se si innamora o non si innamora, se prova avversione, disgusto o indifferenza verso il sesso ecc ecc... tutto troppo complicato forse per me😂😂 tanto che diversi vocaboli del lessico utilizzato qui, ancora devo metterli bene a fuoco e ho il terrore di scrivere boiate, vista l'alta preparazione di (quasi) tutti qui... vabbè, analizzerò anche i perché profondi di questa mia rabbia :!:

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Bianca
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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

Anch’io quando sono arrivata su Aven, sono rimasta un po’ sconcertata dai diversi termini che sembrava tutti conoscessero e io no.
Ho sempre cercato di concentrarmi sul significato, perché mi dava informazioni sulle persone con cui interloquivo e mi aiutava ad imparare.
Sai, quando si prende coscienza di un aspetto di sè, a volte è meglio lasciarsi vivere, nel senso di non farne il pensiero centrale dell’esistenza, pur senza perderlo d’occhio.

Le situazioni da cui più trai informazioni, sono quelle che si creano con compagni, colleghi, amici e poi con qualcuno che è per te “più amico”.

Non accettare obblighi, le azioni che ti offendono, quelle che ti fanno stare male o sentire usata.
In qualsiasi situazione tu devi essere presente, collaborativa o no ma sempre disposta a chiarire quello che vuoi e quello che non vuoi.
Aiuti l’altra persona a conoscerti meglio ed aiuti te stessa a capire quando puoi “forzare” la tua natura.

Nel puzzle della nostra vita, può anche succedere che non tutti gli elementi trovino la loro collocazione; in questo caso, noi continueremo a provare un incastro che non combacia e sposteremo di qua e di lá quel pezzetto difficile che ci crea problemi e ci dà da pensare.

Ma ti assicuro che possiamo realizzarci lo stesso, anche trovare un equilibrio utile ed una maturità che ci consenta di gestire la nostra vita in modo positivo e soddisfacente.

È un piacere chiacchierare con te e ti auguro di realizzare belle amicizie, rapporti affettuosi e anche molto di più.

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Grazie Bianca, per me è lo stesso!
Ho letto varie tue risposte qui ed è ammirevole l'impegno che metti nel rivolgere a chiunque una parola di conforto e incoraggiamento.
Quando riesco non solo a parlare di qualcosa che mi fa male, ma anche a buttarlo giù scrivendo, ecco qui che, dal nulla (o più scientificamente, dall'inconscio) emerge un'insight, una presa di coscienza su qualcosa che non era nemmeno il centro delle mie riflessioni in quel momento.
E così l'altro giorno, mentre mi guardavo allo specchio, ho capito cosa, più di tutte, può confermare il mio essere asessuale(sfumature a parte da approfondire, come già detto) e non c'entra niente col sesso, per quanto, giustamente, sia centrale nelle riflessioni qui. Al momento ho letto solo testimonianze e info recenti, su come un asex vive la sessualità, si innamora e si sente più o meno compreso...ma vi siete già soffermati a pensare su come un asessuale soffre quando perde (in qualsiasi modo accada) la persona per cui sta provando un amore platonico o comunque un sentimento che non ha avuto tempo nè spazio per concretizzarsi? (Se sì, mi scuso e andrò a leggere)Come già scritto in alcuni post un po' più su, io ho vissuto questa perdita, la perdita di un ragazzo di cui mi ero innamorata, di un amore che avrei voluto potesse diventare un qualcosa di concreto...che sarebbe potuto sfociare in un rapporto fisico completo o meno, accompagnato da passione erotica o no... inutile chiederselo oramai...Bene, lui è scomparso da quasi 14 anni...e una parte della mia anima ne è ancora lacerata. Certo, il dolore si è trasformato, è stato analizzato da ogni punto di vista...o forse no, perché mi mancava quello che ho trovato qui. All'epoca dei fatti, tutte le persone che avevo intorno, hanno provato a consolarmi con gli stessi argomenti: "Non c'è stato niente di fisico con lui, non ci sei stata insieme, nemmeno un bacio...non puoi dire che era amore, ti passerà presto..."...e infatti, dopo 14 anni solo scrivere due righe a riguardo mi strazia e le lacrime si sprecano. Perché questo niente per tutti, era tutto per me. La sera prima che lui morisse, una serie di piccole casualità mi avevano portata a pensarlo intensamente, fino a dirmi ad alta voce: "So che per noi due non c'è più tempo"...e il giorno della sua morte(che, ahimè, io ho scoperto all'indomani) l'ho passato stesa a letto a piangere, priva di ogni energia e incapace di sentire qualsiasi forma di affetto intorno a me, senza sapere perché... Insomma, è veramente difficile da spiegare in parole, ma la mia anima era talmente connessa alla sua, da aver sentito quello che sarebbe successo ore prima che accadesse, anche se la mia mente mai avrebbe potuto razionalizzare che un ragazzo di 25 anni se ne potesse andare così, a casa, nel suo letto, per un arresto cardiocircolatorio. E da qui la mia vita si è stravolta...e la solitudine, che ha sempre fatto parte di me, è diventata preponderante. Nessuno capiva il mio dolore, perché veniva letto utilizzando i criteri predominanti, quelli del mondo sessuale. Da questa vicenda origina anche la mia avversione per le etichette. Agli occhi della società, io per questo ragazzo non ero nulla: non ero una conoscente, perché il nostro legame era ben più forte, non ero un'amica, perché non c'era quella consuetudine di confidarsi tutto, non ero la fidanzata, perché lui già ne aveva una, ma nemmeno l'amante, perché, appunto, non c'ero mai stata a letto. Di nuovo non ero niente, quando per me lui era tutto. E lui ogni giorno è in questa rabbia che mi porto, quando leggo, sento o vivo cose che trovo ingiuste, davanti alle quali non riesco a stare zitta, questa rabbia che mi ha fatta camminare sempre su un filo, senza mai lasciarmi cadere nel baratro di una depressione, dalla quale probabilmente non sarei mai uscita, questa rabbia, più grinta direi, che mi fa pensare che non è essere Asessuali che ci rende soli, ma la sfiga di incontrare persone incapaci di aprire la mente e andare oltre. Ma è questa stessa sfiga che, dall'altra parte, ci permette di non perdere tempo prezioso con chi, da noi, vorrebbe solo una cosa. In uno degli ultimi messaggi scambiati con questo ragazzo, tra le tante frasi che mi aveva scritto, c'era: "Ti desidero tanto"... Mamma mia, ricordo che allora la presi come un'offesa intollerabile, come un "a questo magari interesso per una notte e via", del resto era una persona impegnata. Quante ragazze sessuali sarebbero state euforiche per una dichiarazione simile...e invece io, tanto ero delusa, da non considerare la frase che apriva questo messaggio:"Sono poche le persone nella vita che ti lasciano un segno indimenticabile, e tu sei una di queste"...la frase più bella che mi sono sentita dire fino ad oggi e se considerate che io e lui ci saremo visti di persona un numero di volte che si può contare su una mano, potete capire che i rapporti potenti si sviluppano al di là del sesso, delle categorie di appartenenza, del tempo, dello spazio e di tutte le etichette del mondo.
Grazie Bianca, ti ringrazio davvero perché, dialogando con te, ho aggiunto quel pezzettino del puzzle proprio lì dove aspettava di essere posizionato❤️

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da marco89 »

"Non c'è stato niente di fisico con lui, non ci sei stata insieme, nemmeno un bacio...non puoi dire che era amore, ti passerà presto..."
Te lo dico da mezzo asessuale che una volta nella vita fu abbastanza fortunato da trovare la cosiddetta "anima gemella" e che negli anni di relazione ci ha anche avuto diversi rapporti sessuali: questi rapporti non hanno né aggiunto né tolto nulla al sentimento. Perciò anche per quanto mi riguarda quelle sono frasi che la gente dice perché ha solo una prospettiva con cui guardare le cose. E anche per me l'assenza di contatto fisico non toglie nulla al dramma della perdita (soprattutto della perdita che ci hai descritto).

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

Senti Inc, proviamo a ragionare come se la vicenda che tu hai vissuto non ti riguardasse?

Guardiamo il tutto dall’esterno.

Perdere una persona con cui si é stabilità un’intesa davvero profonda, comunque questa perdita si concretizzi, é
sempre doloroso e questo dolore resta lì, nel fondo dell’anima, pronto a ripresentarsi nel corso degli anni, magari quando pensiamo che si sia ormai assopito.

In questa situazione, non dobbiamo dimenticare che, dal momento della perdita, tutto é diventato perfetto.
Nessun malinteso ha reso amaro quel rapporto da quel momento in poi, nessuna offesa ci ha colpito, nessuna delusione ha logorato il legame.

Tu eri riuscita a stabilire con questa persona, un’intesa che non é facile da stabilire (lo stesso soggetto lo ha riconosciuto) e si é trattato di una sintonia che non ha avuto bisogno del sesso per instaurarsi tra voi.

Forse, nella sua affermazione « ti desidero tanto » questo ragazzo é andato un po’ oltre quello che la situazione del momento lo autorizzava a fare ma glielo perdoniamo, perché gli é mancato il tempo di correggersi.

Davanti a questo quadro triste, prezioso e immutabile, tu devi capire di dover lasciare andare non il ricordo ma certamente la sofferenza, perché ti ancora ad un passato che non può ritornare e ti impedisce di crescere sentimentalmente, come, invece, meriti.

Il tuo futuro deve essere aperto al nuovo; la tua anima deve essere libera di trovare ed instaurare nuove sintonizzazioni che tu sperimenterai, alla luce della tua esperienza, essere ancora più profonde e complete, perché solo tue, solo vostre.

No, non é essere asessuali che rende soli ma neppure dare la colpa agli altri rappresenta una soluzione o una magra consolazione.
Essere consapevoli delle proprie caratteristiche, aiuta a porsi nei confronti degli altri in modo giusto, aperti al dialogo, disponibili alle spiegazioni, consapevoli di ciò che si desidera e dei propri limiti.

Un’anima aperta, semplice e corretta, può stabilire legami, amore profondo e capire che questo é l’unico modo per essere apprezzati e rispettati, é un immenso aiuto.

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Grazie Marco per le tue parole! Mi sarebbe tanto servito leggerle 14 anni fa...ma non tutto arriva come o quando ne avremmo bisogno...Ti auguro che "quella volta nella vita" in cui hai trovato l'anima gemella, possa ripetersi un giorno, anche se, da come scrivi, forse pensi anche tu che certi rapporti siano tanto unici quanto rari...tu ci credi ancora?

Io Bianca sì, ci voglio credere e il fatto che sia qui a trattare certi argomenti, assumendomi il rischio di essere fraintesa o, per l'ennesima volta, non compresa, in parte lo dimostra. Ma ancora di più lo dimostrano tutte le mie tragicomiche esperienze nel mondo sessuale, certe bastonate...che non mi hanno affatto fermata nel desiderio di conoscere ancora altre persone. Capisco perfettamente il tuo discorso, ho avuto anni per ragionare sull'idealizzazione di quel rapporto, e ne ho studiata di psicologia da allora...arrivando anche alla conclusione che, molto probabilmente, io e lui non saremmo mai potuti stare insieme comunque...ma non cambia, essendo un animo estremamente sensibile, soffro ogni volta che ci penso, oramai più per lui, che aveva tanti sogni da realizzare, che per me, che ho scelto di non realizzarli e mi assumo le responsabilità di tutto, senza incolpare niente e nessuno, men che mai la mia asessualità, che poco o nulla c'entra in tutto questo.
Anzi, ti dirò, ho scoperto da poco di essere asex...ma ciò non sposta di una virgola quella che è stata fino ad ora la mia vita. Non ho mai assecondato nessuno perché messa alle strette, nè mai ho ceduto a ricatti o a sensi di colpa. Mi sono sempre presentata per quello che sono...e a chi voleva cambiarmi o impormi i suoi criteri...prima o dopo ho indicato la porta da cui poteva definitivamente uscire di scena, mentre a chi ho provato io a cambiare o a imporre...ho chiesto scusa, e alla luce delle nuove conoscenze acquisite in questi giorni, potrei chiederle ancora più dettagliatamente. Non mi sento nè migliore nè diversa perché asex...forse lì per lì ho pensato: "Che sfiga! Ci voleva pure questa"...ma in realtà penso stia a noi presentarci al meglio e conquistare l'altro con tutte le armi che abbiamo, che non passano necessariamente dal sesso, ma sicuramente dall'anima...e quell'anima gemella sì, io penso che l'aspetteró per tutto il tempo che avrà senso aspettare

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

Senza nulla togliere all’importanza che il sesso ha nella vita di due persone che si amano, é ciò che passa per l’anima che stabilisce e concretizza l’intesa più profonda.
É li che trovano spazio i valori, i sentimenti; é li che prendono forma le scelte, le decisioni; é li che si installa la volontà di mantenere le promesse e soltanto li può nascere il per sempre.

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Sinceramente io al "per sempre" non credo più da tempo e nemmeno lo ricerco. Mi "basterebbe" poter vivere un grande amore, duri quel che duri...ma capisco che per te, che se ho letto bene sei sposata, la prospettiva sia ben diversa dalla mia

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da Bianca »

Non è che tu non creda più al per sempre, è la società in cui viviamo che l’ha distrutto, lo ha reso inutilizzabile, deriso e calpestato, umiliato nelle sconfitte quotidiane, sostituito dall’incerto, dall’effimero, dal cogli l’attimo, calpestato e distrutto da un egoismo senza limiti, dal precario che più conviene al momento, da quel prendere e lasciare che caratterizza la società dei consumi.

Le cose materiali sono diventate momentaneo oggetto di piacere e le persone hanno seguito la stessa sorte.
Non si ripara più nulla, così come non si prova neppure ad aggiustare i sentimenti, a curarli, per renderli unici e indistruttibili.

Neppure la presenza di figli voluti e desiderati, aiuta il per sempre, anzi, li fa diventare ostaggi, elementi di ricatto, strumenti di cattiveria, povere creature combattute e sofferenti tra i due amori più grandi e naturali dell’esistenza.

Il per sempre è stato distrutto insieme alle buone maniere, alle forme di rispetto, ed oggi, nulla sorprende di più della gentilezza, della disponibilità, di un piccolo aiuto inatteso.
Sî resta così sconcertati che viene da chiedersi cosa ci può essere dietro, invece di godersi quel gesto e ringraziare.
Si vive in difesa, scansando taglierini e pugnali, consapevoli che l’interesse altrui scavalcherà la pietà e prenderà a calci il rispetto.


Il mio stato di per sempre, è venuto meno nel momento in cui mio marito, vinto da un male improvviso e breve, ha lasciato questa vita.

Quindi, i nostri rispettivi vantaggi sono diversi ma non come li intendi tu; tu sei ancora padrona del tempo, io godo di una visione più ampia dell’esistenza.
Entrambi dobbiamo fare buon uso dei vantaggi che possediamo e non disperdere « la conoscenza « .

Per questo io ho il dovere di dirti che ognuno di noi può raccogliere ciò che é stato calpestato, rimettere in uso quello che é stato distrutto, anche ricominciando a credere nel per sempre, avvolgendolo tra amorevoli cure.

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Re: Questioni di etichetta

Messaggio da InCercaDiMe »

Mi dispiace tanto Bianca, non so se avevi già parlato altrove della tua perdita, ma se l'avessi saputo avrei tirato in ballo un altro esempio.
Ti sorprenderà, ma nel mio caso poco c'entrano la società, l'effimero, il cogli l'attimo...sono figlia di genitori che, pur discutendo un giorno sì e l'altro pure, vanno avanti, così come avevano fatto i miei nonni. Insomma, non mi sono mancati i buoni esempi (e se consideriamo che entrambe queste coppie hanno avuto a che fare con malattie serie, mi permetto di dire che il loro restare insieme vale doppio, perché è proprio in certi momenti che si vede l'essenza dell'amore), ma io non sento giusto il "per sempre" per me, non adesso almeno. Ho spesso pensato che esista un amore per ogni stagione della vita, perché inevitabilmente il tempo ci cambia e non sempre lo si riesce a fare insieme. Quindi io aspetto l'amore di questa mia stagione, fatta di tante incertezze e inesistenti stabilità, di disastrosi dubbi esistenziali, ma anche di somme che cominciano ad essere tirate...non preoccupandomi affatto della sua durata, perché il tutto sta nella qualità, non nella quantità...che è la conoscenza che ci portiamo dietro. Concordo sulla perdita di tanti valori morali, ma sono altrettanto fiduciosa nei mezzi che ciascuno di noi possiede per poter fare del suo meglio con intelligenza, soprattutto in presenza di minori. Certo, spesso ciò non accade, ma forse anche perché non tutti hanno la capacità di farcela da soli...e magari, se fossero state aiutate e ben consigliate, certe persone avrebbero saputo trasmettere che il vero primo amore da cui originano tutti gli altri (e che davvero è per sempre) è quello che lega i genitori e i figli, al di là di cosa possa accadere a quello coniugale.
Sull'ultima parte del tuo discorso sono molto combattuta..."dobbiamo fare buon uso dei vantaggi"..."non dobbiamo disperdere la conoscenza"...hai "il dovere" di dirmi... Lo comprendo dal tuo punto di vista, ma io sono allergica al verbo dovere e ai sostantivi doveri, responsabilità ecc..ecc...Forse perché quando avrei dovuto essere piccola e spensierata, sono stata grande e responsabile...e ora inseguo il tempo perduto (niente a che vedere con la sindrome di Peter Pan), rifuggendo ciò che sembra starmi troppo stretto. Se tu hai fatto delle promesse a te stessa o a chi non hai più, è sacrosanto portarle avanti ed onorarle...ma io sento di non dovere niente a nessuno (genitori esclusi), sento di poter fare tesoro del pesante bagaglio che mi porto...ma anche di poterlo buttare nel cesso...di essere la versione migliore di me...ma anche quella ridotta ai minimi termini. E questo perché, invecchiando, ho capito che la società non solo ha perso il rispetto per la generosità, la bontà, i piccoli gesti di solidarietà...ma anche per la fragilità, che è un sacrosanto diritto di tutti. Oggi bisogna essere forti, invincibili, superare tutto come caterpillar e guardare sempre avanti a testa alta. Il tempo medio stimato per cominciare a reagire a un lutto è un anno. Se reagisci prima, cavolo, sei una roccia, un esempio da seguire, puoi andare in un qualsiasi salotto televisivo a promulgare il verbo (ho fatto così perché non c'era altro da fare, dovevo reagire). Ma se oltrepassi quell'anno senza aver lanciato il minimo segnale di ripresa...beh, in te sicuramente ci sarà qualcosa di patologico, urge una bella psicoterapia (o psicanalisi, se vuoi scavare nel profondo, magari tornando all'infanzia... io l'ho fatta per quattro anni, quindi lungi da me denigrare, anzi, la consiglio a tutti). E se non la vuoi seguire...allora sei tu che non ne vuoi uscire...
Io Bianca ho lavorato a contatto con la sofferenza altrui e ciò che più ho riscontrato, è la grandissima solitudine con cui oggi si è costretti ad affrontare i dolori... allora vorrei comunicare a tutti quelli che, per sbaglio, leggeranno qui, che non c'è niente di cui vergognarsi se uno la sofferenza vuole viversela tutta, in maniera disperata, per un tempo indefinito, portandosela dietro nel mondo e cibandosene come meglio ritiene, certo, senza arrivare a gesti estremi o autolesionistici, ma con la consapevolezza che non siamo tutti uguali, che ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi per affrontare le situazioni, che non si è delle merde se non ci si riesce a rialzare, quando per gli altri sarebbe ora di rialzarsi...e che volendo si può pure decidere di trascorrere anni in ginocchio. Non siamo tutti fatti per essere la versione migliore di noi stessi...ma sicuramente quella possibile in quel determinato momento della nostra vita...e l'unica cosa che forse ci dobbiamo, è il coraggio di essere quello che davvero sentiamo di essere...anche degli emeriti disastri come la sottoscritta, che non avrà mai niente da insegnare a nessuno, ma sempre tanto da imparare

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