A che categoria appartengo davvero?

Per tutto ciò che riguarda coloro che si sentono "a metà" tra sessuali e asessuali: grey-A e demisessuali.
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Gabry_Lor89
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A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Gabry_Lor89 »

Ciao a tutti, mi chiamo Gabriele, ho 32 anni e sono della provincia di Milano.
Ho passato anni a sentirmi sbagliato a causa del mio difficile rapporto con il sesso, che ho sempre vissuto come un gap rispetto agli altri ragazzi come me, come un passaggio obbligato nella vita per riuscire ad avere delle buone relazione ed essere felici,l insomma qualcosa che se non lo fai non potrai mai essere un vero e completo uomo. Probabilmebte a causa di tutto questo mi sforzavo di riuscirci nei momenti in cui ho avuto delle partner, più che altro anche perché avevo probabilmente paura di deluderle, ma di fatto alla fine non sono mai riuscito ad andare oltre i preliminari.
Ora finalmente, grazie all'aiuto del mio terapeuta sto iniziando a comprendere ed accettare che evidentemente non ho un particolare desiderio sessuale, e che per me in una relazione contano di più i sentimenti, i valori, il rispetto reciproco, la condivisione di idee e interessi e la voglia di fare progetti insieme. Al fine di comprendere completamente la mia natura e accettarla una volta per tutte vorrei riuscire a capire davvero di quale categoria di asessuali potrei fare parte, e magari riuscire a conoscere persone simili a me, perché mi rendo conto che ad esempio nella vita di tutti i giorni mi sento spesso frenato nel buttarmi
davanti a persone che pure suscitano il mio interesse perché ho sempre il timore che possano dare molta importanza al sesso e quindi rimanere eventualmente deluse da me.
Spero in ogni caso di fare qualche conoscenza interessante in questa comunità, sia pure semplicemente qualcuno che mi aiuti a comprndere ancora meglio la mia natura.
Grazie in ogni caso a chi vorrà leggere queste righe fino alla fine e troverà interessante ciò che ho voluto condividere.
A presto, Gabriele

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Bianca
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Re: A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Bianca »

Letto tutto e non solo questo, come puoi vedere dalle risposte.
È normale sentirsi confusi, perché non è facile accettare di non rappresentare ciò che la società, in tutti i modi, ci ripete che vuole da noi.
È questo comporta anche forzare la propria natura per non deludere chi sta con te e soprattutto per non essere giudicato un “omuncolo”

Certo, perché la convinzione è quella: non sei un vero uomo se non hai una fervida e intensa vita sessuale, che sia con un harem o con un’unica moglie o con uno stuolo di fidanzate.

Se gli uomini pensassero che non sono veri uomini quando non hanno rispetto della donna, quando non sono responsabili dei loro figli, quando sfuggono lavoro e impegni, quando danno cattivo esempio, quando usano la violenza perché non sanno usare nient’altro, avremmo almeno la metà del mondo migliore e tutti ne trarremmo vantaggi.

Tutto sommato, non importa a nessuno se una donna ha rapporti sessuali e non è meno donna se per scelte sue o circostanze li esclude dalla sua vita.

Perché per l’uomo questo aspetto diventa così preponderante da mettere in discussione la sua mascolinità se non si consolida?

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Beta
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Re: A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Beta »

Bianca ha scritto:
dom ott 31, 2021 6:11 pm
Se gli uomini pensassero che non sono veri uomini quando non hanno rispetto della donna, quando non sono responsabili dei loro figli, quando sfuggono lavoro e impegni, quando danno cattivo esempio, quando usano la violenza perché non sanno usare nient’altro, avremmo almeno la metà del mondo migliore e tutti ne trarremmo vantaggi
Che bel pensiero, Bianca! E sono d'accordissimo. Esattamente come sono d'accordissimo con l'ultima frase che hai scritto e ci aggiungo che la nostra società spesso vede le dimostrazioni di emotività da parte di un uomo come "debolezza": l'uomo deve essere forte, non piange, non si emoziona, è stoico. E' una cavolata: io apprezzo l'uomo che sa esternare le proprie emozioni, in modo posato, e che sa riconoscerle. Non è vergognoso per un uomo il pianto per la perdita di una persona cara, è umano e apprezzo chi non ha paura di esternare tale espressione di emozione. Ho un amico che mi dice, quando si confida con me, che magari si è fatto un bel pianto liberatorio per una situazione difficile: io lo adoro, perché lo fa e perché lo dice. E' una persona speciale e sono contenta che sia mio amico.

Gabriele, tante cose te le ho già dette sulla tua pagina di presentazione :wink: la risposta alla tua domanda arriverà col tempo, spero anche frequentando questo forum (magari anche qualcuno live, non solo dietro lo schermo :wink: ), ma, più che una etichetta, dovrà essere una consapevolezza ed è bello leggere che già stai cominciando a comprenderti di più e a meglio definirti. Sei sulla buona strada :wink: Io sono più che felice di condividere esperienze, idee, sensazioni, emozioni ed opinioni, con te e con gli altri ace del forum :wink: a me sta aiutando molto :wink:

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Bianca
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Re: A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Bianca »

Beta, siamo noi che abbiamo creato questa situazione, non noi noi ma tante donne che hanno sempre trattato i figli maschi con una certa deferenza, riconoscendo loro certi privilegi, impedendo loro di occuparsi di faccende domestiche, lasciandoli spadroneggiare e dettare legge sulle sorelle, costringendo le figlie ad accettare come scontato il controllo dei fratelli, persino se più giovani.

Un uomo non perde la sua dignità (anzi ne guadagna) quando dà una mano in casa, quando si occupa dei figli piccoli, quando culla un bambino malato o medica un ginocchio sbucciato.

La perde quando fa il prepotente, quando usa l’insulto per primeggiare, quando alza la voce per farsi sentire e non voglio nemmeno parlare di quando usa le mani e i piedi per colpire o le parole per umiliare e ferire.

Forse le donne oggi, capiscono il danno fatto in passato e hanno iniziato ad educare al rispetto.

È questa la radice della parità, non l’utilizzare sottolineandolo “tutti i bambini e tutte le bambine”, che fa tanto avanti e non impegna, come se all’improvviso la gente non fosse più in grado di capire a chi ci si riferisce.

Da bambina frequentavo una famiglia con 5 figli.
Si poteva bere solo quando il maschio diceva: chi vuole acqua, tutti in fila.
Quindi, solo quando lo decideva lui e i genitori non facevano una piega circa questa brillante iniziativa.

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Beta
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Re: A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Beta »

Bianca ha scritto:
dom nov 28, 2021 4:35 pm
Beta, siamo noi che abbiamo creato questa situazione, non noi noi ma tante donne che hanno sempre trattato i figli maschi con una certa deferenza, riconoscendo loro certi privilegi, impedendo loro di occuparsi di faccende domestiche, lasciandoli spadroneggiare e dettare legge sulle sorelle, costringendo le figlie ad accettare come scontato il controllo dei fratelli, persino se più giovani.

Un uomo non perde la sua dignità (anzi ne guadagna) quando dà una mano in casa, quando si occupa dei figli piccoli, quando culla un bambino malato o medica un ginocchio sbucciato.

La perde quando fa il prepotente, quando usa l’insulto per primeggiare, quando alza la voce per farsi sentire e non voglio nemmeno parlare di quando usa le mani e i piedi per colpire o le parole per umiliare e ferire.

Forse le donne oggi, capiscono il danno fatto in passato e hanno iniziato ad educare al rispetto.

È questa la radice della parità, non l’utilizzare sottolineandolo “tutti i bambini e tutte le bambine”, che fa tanto avanti e non impegna, come se all’improvviso la gente non fosse più in grado di capire a chi ci si riferisce.

Da bambina frequentavo una famiglia con 5 figli.
Si poteva bere solo quando il maschio diceva: chi vuole acqua, tutti in fila.
Quindi, solo quando lo decideva lui e i genitori non facevano una piega circa questa brillante iniziativa.
Hai ragionissima, Bianca. E spero davvero che cominciamo a svegliarci e a cambiare le cose, in primis noi donne: dobbiamo educare, educare, educare. Io ci credo.

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Bianca
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Re: A che categoria appartengo davvero?

Messaggio da Bianca »

Ci credo anch’io e vorrei che i genitori smettessero di essere amici dei figli che fa tanto avanti e mette alla pari.
I genitori non possono porsi alla pari con i figli, per un motivo molto semplice: devono essere EDUCATORI.

Educare vuol dire essere disponibili al dialogo e alla comprensione, essere punti di riferimento, dare il buon esempio, esigere rispetto ma conservare il proprio ruolo che non vuol dire mettersi allo stesso livello.

Un padre si gioca la credibilità se dà al figlio delle dritte schiacciando l’occhio.
Una mamma che fa l’adolescente, non dimostra di comprendere la figlia, scimiotta soltanto un comportamento fuori luogo che confonde e rende la figlia incapace di seguirne gli insegnamenti.

Il padre insegna ai figli maschi il rispetto per la donna se tratta con considerazione la propria moglie, se non l’umilia e non la contraddice davanti a loro, se non mente per coprire malefatte, se insegna che in famiglia tutti, lui compreso, devono collaborare affinché la mamma venga sollevata nelle fatiche quotidiane.

E poi, tante piccole attenzioni reciproche, fanno si che senza nessuna distinzione, uomini e donne possano vivere nella loro stessa famiglia, quella parità che vorrebbero trovare ovunque, senza prepotenze, sopraffazioni, posizioni di privilegio.

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