Esperimento mentale politico

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Curioso97
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Esperimento mentale politico

Messaggio da Curioso97 »

Ciao a tutti, comunità di AVEN!
Oggi vorrei rendervi partecipi di una mia proposta di miglioramento del nostro sistema istituzionale. Beh, diciamo che in realtà si tratterebbe di un vero e proprio stravolgimento del nostro ordinamento politico, quindi una semi-utopia, comunque vediamo che ne pensate.

Per cominciare, la mia proposta politica mira a integrare nel nostro sistema istituzionale elementi presi dalle teorie e dalle pratiche del Confederalismo Democratico (i curdi siriani, per intenderci), della Democrazia Aleatoria e della Tecnocrazia. Lo scopo finale è quello di regolamentare la partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali, utilizzando il sorteggio e l'autonomia politica delle comunità locali, adeguatamente federate. Nello stesso tempo si vuole evitare di prendere decisioni non attuabili o anti-scientifiche, dando potere di veto ai migliori scienziati.
Tali riforme radicali avrebbero come effetto secondario quello di ricostruire un senso civico, ormai perduto, e dei corpi intermedi che tornino ad essere un collante sociale. Si avrebbe inoltre un reciproco avvicinamento tra il popolo e la comunità scientifica, costretti a confrontarsi per decidere insieme.

Ecco i punti cruciali della mia proposta:

1. Separazione totale tra potere esecutivo e potere legislativo

Politici e partiti fuori da Giunte e Governi. Sono ammessi solo governi tecnici, i cui membri, che devono avere determinati titoli ed esperienze, sono selezionati mediante concorso pubblico. I meritevoli vanno al governo, senza necessità di alcuna legittimazione popolare o fiducia parlamentare. Il Governo, però, non possiede più alcuna iniziativa legislativa, non può presentare disegni di legge, ma si limita a valutare il programma della maggioranza parlamentare, proponendo (ma non imponendo) modifiche e integrazioni con le proposte delle opposizioni, definendo e comunicando risorse economiche e tempi di attuazione, in extremis ponendo il veto (una sola volta) sulle leggi inattuabili o a elevato costo sociale/ambientale/economico. Per i veti successivi al primo (sulla medesima legge), si rende necessario uno studio commissionato a più Università/Enti di ricerca, che dimostri l'effettiva inapplicabilità/inefficacia della legge. Resta salvo il potere di fare decreti in situazioni emergenziali. Decreti che come sapete, dopo due mesi decadono se non approvati dal Parlamento. Tendo a pensare che un decreto fatto da un esperto in una situazione di emergenza sia molto più efficace. So bene che gli attuali ministeri hanno i loro tecnici, ma spesso stupide ragioni ideologiche o elettorali vengono anteposte da ministri politici alle necessità tecniche, con conseguenze disastrose. La durata dei governi viene stabilita per contratto a cinque anni, e diventa indipendente dalla composizione del Parlamento e dalla durata della legislatura. Le legislature, in assenza di crisi di governo, sono più stabili e durano anch'esse sempre cinque anni. La loro durata è prefissata. Non è necessario qualcuno che "sciolga le Camere" (non lo fa il Governo). Diventano inutili le elezioni anticipate. Le stesse regole valgono a livello locale con Giunte tecniche e Consigli politici.

2. Abolizione della Presidenza della Repubblica

Il Governo, essendo ormai neutrale, può tranquillamente sostituire il Presidente della Repubblica nello svolgimento di alcune delle sue funzioni (con risparmio di quattrini). Altre funzioni quirinalizie, come lo scioglimento delle Camere e la nomina del Presidente del Consiglio incaricato, come già detto diventano inutili, essendo i ministri selezionati per via concorsuale. Il Presidente del Consiglio diventa Capo dello Stato. Il Quirinale diventa un' importante galleria d'arte/museo e attrattore turistico.

3. Superamento del bicameralismo perfetto

Il Senato smette di essere elettivo e diventa aleatorio e a-partitico. Ciò significa che un campione statisticamente significativo di cittadini comuni (maggiorenni) viene sorteggiato, in modo da garantire pari presenza di uomini e donne, giovani e anziani, nativi e immigrati, settentrionali e meridionali, eccetera.
Tale Senato aleatorio potrà suddividersi in gruppi parlamentari, per proporre disegni di legge, da sottoporre anche alla Camera, e dovrà votare i disegni di legge presentati dalla Camera elettiva (oltre ai propri). Nasce quindi un contropotere popolare al potere dei partiti. Allo stesso modo, nei Consigli regionali e comunali, metà dei consiglieri dovranno essere sorteggiati e metà eletti (approfondiremo in seguito), per dare voce a chi di solito non ce l'ha. I membri sorteggiati restano in carica per soli sei mesi, per garantire la massima partecipazione popolare possibile. I membri eletti, invece, restano in carica per cinque anni. I sorteggiati dovranno seguire un (breve) percorso di formazione in un'Università (relativamente semplice, non equivalente a un Corso universitario!) e superare un semplice esame per entrare in servizio, ovviamente saranno pagati (una sorta di Reddito di Cittadinanza Attiva). Coloro che non superano l'esame vengono momentaneamente scartati (potranno essere ripescati dopo un anno) e si procede a un nuovo sorteggio.

4. Istituzione dei Vicinati e dei Consigli nidificati

Ogni Comune viene suddiviso (con la tecnica dell'abaco) in parti da 100, 1000 e 10000 abitanti (Vicinati, Rioni e Circoscrizioni). In ogni Vicinato viene istituito un Consiglio di Vicinato, che riunisce tutti i cittadini maggiorenni del quartiere (quindi meno di 100), il quale dovrà riunirsi una volta al mese per discutere di problematiche o innovazioni locali. Ciascun Consiglio elegge un Presidente (appartenente a un partito) e ne sorteggia un altro. Quest'ultimo verrà estratto tra la popolazione di sesso ed età opposti a quelli del presidente eletto. Ad esempio, se viene eletta una donna con cinquant'anni o più, verrà sorteggiato un uomo di età compresa tra i 18 e i 49 anni. I due co-presidenti rappresenteranno il Vicinato al livello amministrativo superiore, ovvero nel Consiglio di Rione. Allo stesso modo, i 20 consiglieri rionali eleggeranno e sorteggeranno altri due co-presidenti, che diventeranno consiglieri di Circoscrizione. I Consigli di Circoscrizione avranno quindi i loro co-presidenti, che comporranno la metà del Consiglio Comunale.
Un quarto del Consiglio Comunale sarà formato da politici eletti direttamente alle elezioni comunali e il restante quarto da cittadini estratti a sorte direttamente, a partire dall'intera popolazione comunale maggiorenne.
Ogni Regione (con i confini attuali) viene suddivisa in gruppi di circa 10 Comuni, chiamati Province (e non corrispondenti ai confini attuali). Ogni Consiglio Comunale elegge e sorteggia due co-presidenti, che diverranno consiglieri provinciali (ricordo che nella mia proposta i Sindaci sarebbero dei tecnici selezionati tramite concorso!). I 20 consiglieri provinciali di ciascuna Provincia eleggeranno (ed estrarranno al loro interno) due co-presidenti di Provincia ciascuno, che andranno a comporre la metà del Consiglio Regionale. L'altra metà sarà per metà eletta e per metà sorteggiata direttamente, esattamente come per il Consiglio Comunale. Ogni Consiglio Regionale eleggerà e sorteggerà due co-presidenti. I 20 presidenti internamente eletti e i 20 co-presidenti internamente sorteggiati dai Consigli Regionali andranno a comporre una piccola parte della Camera dei Deputati, mentre la restante parte verrà eletta direttamente come si fa oggi. Il Senato, invece, sarà costituito esclusivamente da membri sorteggiati, come spiegato al punto 3.

5. Vincoli per partiti e politici

Ogni partito che voglia prendere parte alle elezioni comunali verrà ammesso a partecipare solo nel caso in cui abbia precedentemente partecipato alle elezioni in almeno la metà dei Vicinati all'interno del territorio Comunale.
Ogni partito che voglia prendere parte alle elezioni regionali verrà ammesso a partecipare solo nel caso in cui abbia precedentemente partecipato alle elezioni in almeno la metà dei Comuni all'interno del territorio Regionale.
Ogni partito che voglia prendere parte alle elezioni nazionali verrà ammesso a partecipare solo nel caso in cui abbia precedentemente partecipato alle elezioni in almeno la metà delle Regioni all'interno del territorio nazionale.
Ogni candidato al Consiglio di un certo livello amministrativo, dovrà avere il domicilio nel territorio di quel livello amministrativo (i membri delle Giunte tecniche, invece, sarebbe bene che non abitassero nel territorio dove svolgono il proprio incarico).
I co-presidenti locali, a ogni livello amministrativo, svolgono la propria funzione di rappresentanza in maniera libera, senza vincolo di mandato, né obblighi giuridici. Ogni Consiglio ha tuttavia il diritto di revocare il mandato al proprio co-presidente eletto, per qualsiasi ragione, ma solo se è trascorso almeno un anno dall'elezione dello stesso.

6. Possibile accorpamento di Prefetture e Giunte Comunali

Dato che i Sindaci sarebbero dei tecnici neutrali, sarebbe possibile fare in modo che gli stessi rappresentino anche il Governo a livello locale, svolgendo anche le funzioni del Prefetto, con un altro utile risparmio di quattrini, da spendere per le nuove istituzioni.

7. Decentrare al massimo

I Vicinati, i Rioni e le Circoscrizioni dovrebbero avere il massimo del potere decisionale sul proprio territorio, in particolare sulle questioni che non riguardano e non hanno conseguenze sulle unità amministrative confinanti. Ai Comuni e alle istituzioni superiori resta il compito di occuparsi di quelle funzioni (come le infrastrutture) che invece non possono essere svolte dai livelli amministrativi inferiori singolarmente, perché riguardano o hanno conseguenze su un territorio più ampio.

8. Meno Stato, più società

Nessuna istituzione, neanche di prossimità, dovrebbe occuparsi di orientare o condizionare la vita civile o economica dei singoli e delle associazioni. Basta aiuti pubblici alle imprese, dazi, proibizionismi e assistenzialismo passivo. Ci si limiti a retribuire i cittadini per il lavoro che svolgono nei Vicinati o nelle assemblee dei sorteggiati (non solo come soggetti votanti, ma dotati di facoltà di presentare proposte e mediazioni). Si istituiscano collaborazioni con associazioni di volontariato per ampliare l'attuazione dei provvedimenti decisi in Consiglio. L'esistenza di comitati tecnico-popolari che si occupino sia di presentare disegni di legge (legislativi), che di attuare praticamente le leggi sul territorio (esecutivi), in collaborazione con le Giunte di Vicinato e con le forze di Protezione Civile, coinvolgerebbe in particolare i cittadini senza lavoro o con voglia di sacrificare una parte del proprio tempo libero. Tale impegno andrebbe retribuito con un Reddito di Cittadinanza Attiva e sarebbe una sorta di Servizio Civile generalizzato e permanente. Occorrerebbe però definire un limite di ore giornaliero (ad esempio tre al giorno a 10 euro all'ora), per evitare che tale impegno civico diventi un vero e proprio lavoro. Niente soldi a chi non fa niente.
Ogni Vicinato dovrebbe avere nella propria Giunta un geologo, un ingegnere civile-ambientale, un medico e uno scienziato sociale come Presidente (economista, giurista, sociologo), preferibilmente residenti all'esterno del quartiere, che dovrebbero diffondere le proprie competenze ai cittadini del luogo, nella proposta e nell'attuazione dei loro provvedimenti. Un'altra idea interessante dal Kurdistan siriano sono i comitati di Pace e Consenso, che hanno il compito di risolvere le piccole controversie tra vicini, su richiesta degli stessi. Servizio civico svolto da altri vicini, appositamente formati dagli psicologi e dagli avvocati del Vicinato per risolvere le questioni, evitando degenerazioni violente senza appesantire i tribunali. Non sempre funziona, ma si verifica una drastica riduzione dei processi.

9. Precisa definizione di competenze, tempi e risorse

È questo il punto dolente: come definire in modo preciso e non ambiguo quali sono le competenze di un'istituzione e quali quelle dall'altra? Come determinare quanti miliardi servono per attuare le riforme proposte? E quanto tempo occorre, quali passaggi istituzionali, per presentare e approvare una riforma costituzionale colossale come questa?

Per questi e altri dubbi, attendo i vostri lumi...

P.S. Non mi criticate il governo tecnico citandomi Monti, eccetera. Monti non vinse alcun concorso, era solo amico di Napolitano.

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Re: Esperimento mentale politico

Messaggio da axelay »

Mi piace molto quello che scrivi pur non essendo un esperto della materia trattata. Credo di aver colto le buone, anzi, ottime intenzioni.
Però vorrei porti una domanda.
Se fosse applicato in territori con una forte percentuale di criminalità organizzata (mi riferisco a zone fortemente, oggi, influenzate da camorra, mafia, n'drangheta), potrebbe essere usato il tutto a vantaggio di ciò che di peggio esiste al mondo?

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Re: Esperimento mentale politico

Messaggio da Curioso97 »

axelay ha scritto:
lun ago 05, 2024 4:55 pm
Mi piace molto quello che scrivi pur non essendo un esperto della materia trattata. Credo di aver colto le buone, anzi, ottime intenzioni.
Però vorrei porti una domanda.
Se fosse applicato in territori con una forte percentuale di criminalità organizzata (mi riferisco a zone fortemente, oggi, influenzate da camorra, mafia, n'drangheta), potrebbe essere usato il tutto a vantaggio di ciò che di peggio esiste al mondo?
Comprendo la tua preoccupazione (relativa ai punti 7 e 8 ): l'autonomia decisionale data a territori così piccoli potrebbe mutarsi in una strumentalizzazione (o addirittura un ricatto) dei residenti da parte delle mafie o di altri soggetti (persino i partiti che ottengono la presidenza del Vicinato, che potrebbero manipolare retoricamente i cittadini). Proprio quello che accadde ai soviet in Russia dopo l'ascesa dei bolscevichi.
In effetti, in assenza di contrappesi, questo problema sarebbe reale: gli antichi ci insegnano che quando la democrazia diretta degenera nella dittatura della maggioranza, allora diventa manipolabile e può dar luogo alla tirannia.

Occorrono quindi delle garanzie costituzionali che tutelino le minoranze e separino i poteri: il sorteggio e la frequente rotazione dei co-presidenti e il potere di veto delle giunte tecniche servono proprio a questo, ovvero a dare peso a esigenze sotto-rappresentate, oppure a vincolare le scelte a criteri scientifici (oggettivi, non manipolabili e trasparenti). Come ulteriore tutela, c'è anche l'obbligo di non risiedere nel luogo amministrato da parte degli assessori tecnici, proprio per evitare influenze e conflitti di interesse nell'esercizio del veto. Tutto il contrario dei consiglieri, che invece devono essere residenti in quel livello amministrativo per conoscerne i problemi e formulare disegni di legge opportuni.

Le comuni autonome che sono presenti da undici anni nel Kurdistan siriano (Rojava), e che mi hanno in parte ispirato, sono nate rivendicando (anche con le armi) autonomia nei confronti del regime di Assad. Oggi esse si considerano parte integrante dello Stato siriano, non sono istituzioni secessioniste e dialogano col regime pretendendo una svolta democratica e autonomista. Nonostante siano nati in opposizione al regime, i cantoni del Rojava federato hanno resistito alla propaganda delle forze di opposizione islamiste, in particolare a quella dell'ISIS, che aveva invaso i loro territori, distrutto le loro città e reso schiave le donne. Nascendo in un contesto bellico (la guerra civile siriana), si sono dovuti dotare di forze di autodifesa, le YPJ e le YPG, composte proprio da persone residenti nelle singole comuni, e che vi aderivano e vi aderiscono volontariamente, senza costrizione esterna.

Tutto questo per dire che quando un popolo è coeso nell'esercizio dello spirito critico e lo esercita nell'ambito di regole che evitino gli abusi, può resistere a qualsiasi tentazione, ricatto o minaccia, persino a quelle delle organizzazioni terroristiche. In Rojava esistono comitati delle donne, comitati delle minoranze etniche o religiose, che possono bocciare proposte legislative che li riguardano direttamente, perché è giusto che il loro parere sia vincolante su quelle questioni. Ecco spiegato come si evitano gli abusi da parte delle masse (e di chi vuole ricattarle).

Ovviamente lì le forze di autodifesa sono molto importanti. Qui in Italia non ci troviamo in uno scenario bellico, quindi non serve essere armati fino ai denti, ma anche da noi esistono i cosiddetti "Gruppi di controllo del vicinato", che però in assenza di democrazia diretta sono solo un'estensione gratuita delle forze dell'ordine. Gli stessi gruppi, dotati di armi non letali da usare a solo scopo difensivo e appositamente formati, inseriti nel "mio" sistema potrebbero motivare i residenti in zone "difficili" a collaborare con la Direzione Investigativa Antimafia per combattere a livello locale le infiltrazioni mafiose.

Io piuttosto mi preoccuperei di problemi legati alla governabilità. Nella mia teoria ci sono così tanti pesi e contrappesi che potrebbe essere difficile identificare un'unica forza politica responsabile del programma legislativo principale.
In effetti...è un sistema statale che si avvicina molto all'anarchia!

Ti ringrazio per il tuo interesse e, se ti annoio, dimmelo! Ciao.

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Re: Esperimento mentale politico

Messaggio da Curioso97 »

E, ovviamente, qualora non sia stato chiaro, occorre una rivoluzione culturale prima delle riforme istituzionali.

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axelay
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Re: Esperimento mentale politico

Messaggio da axelay »

È un piacere ascoltarti, poi io sarei tendenzialmente uno che vorrebbe semplicemente un re giusto (come idea romantica) e che non avendo fiducia negli uomini preferirebbe l'anarchia.
L'anello debole della catena è sempre dato dal fattore umano; lì bisogna ancora lavorare tantissimo. La nostra cultura, purtroppo, non si basa sul coraggio e sul combattere, ma sull'egoismo e su una forma vile di sopravvivenza. Il sacrificio per un ideale non è mai contemplato, salvo rarissimi casi.
Quindi difficile combattere una organizzazione corretta se si è corrotti nel proprio intimo. Paradossalmente è più facile sposarne gli ideali, come accade per le migliaia di ditte affiliate o per i funzionari pubblici compiacenti.

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