Violenza sulle donne

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Bianca
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Re: Violenza sulle donne

Messaggio da Bianca » lun set 09, 2019 9:21 pm

La notizia di disporre di riprese, è uscita soltanto oggi.
Prima c’erano supposizioni, poi la confessione.
È recente l’informazione di come siano avvenuti esattamente i fatti.
I giornali, ovviamente, devono riferire la verità, arrivati al momento in cui la si conosce.
Se vogliono fare considerazioni e ricamare sulla vicenda per renderla romantica invece che tragica, ovviamente non mi sta bene ma so che fa parte delle regole del gioco: vendere, creare contrasti, far discutere.

La sostanza non cambia.
La premeditazione è spesso materia difficile anche per i giudici, tanto di più lo è per noi che ragioniamo sulla base di fatti riferiti e magari non in modo preciso.

L’assassino non ha mai scusanti.
Nei tribunali a volte le trovano e le applicano per ridurre la pena ma la gravità di togliere la vita a qualcuno, resta sempre enorme.

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Re: Violenza sulle donne

Messaggio da Bianca » mar set 10, 2019 3:04 am


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Re: Violenza sulle donne

Messaggio da Lavendair » lun set 16, 2019 7:12 am

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Re: Violenza sulle donne

Messaggio da Lavendair » mar mag 05, 2020 1:44 pm

Ecco perché abbiamo bisogno di parlare dei problemi del genere femminile senza le ingerenze degli MRA coi loro "problemi".

Sono stufa di sentire uomini che, invece di alzare il culo e fare qualcosa per cambiare lo status quo preferiscono prendersela con le donne per invalidare le loro lotte e le loro rivendicazioni. Perché è più facile affossare gli altri anziché rimboccarsi le maniche e lavorare su se stessi per migliorare la situazione.
Questo uomo no, #100 - Lettera a chi non vuole capire niente

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa giornata è stata scelta in ricordo delle sorelle Mirabal, uccise il 25 novembre del 1960 da agenti del dittatore Trujillo mentre andavano a trovare i mariti, incarcerati per la loro attività contro il regime dittatoriale di Santo Domingo che durava da trent’anni. Loro stesse erano attivamente impegnate nel movimento di liberazione “14 giugno”.

Da qualche anno finalmente questa ricorrenza è arrivata in Italia e, come tutte le cose che in questo paese hanno qualcosa a che fare col femminismo, sui media raccoglie una quantità di merda che da sola ne giustificherebbe la necessità. Tra questo letame spicca una sorta di anticelebrazione che precede il 25 novembre, cioè il 19, denominata, pare, “Giornata internazionale dell’uomo”. Nata nel ‘99 a Trinidad e Tobago, questa giornata vorrebbe celebrare “l'attenzione alla salute dell'uomo e del ragazzo, il miglioramento delle relazioni di genere, la promozione dell'uguaglianza di genere, e l'evidenziazione di modelli positivi di ruoli maschili. È un'occasione per evidenziare le discriminazioni contro gli uomini e i ragazzi e per celebrare i loro successi e contributi, in particolare i loro contributi alla comunità, alla famiglia, al matrimonio e alla cura dei bambini”.
E’ superfluo far notare che in questo elenco ci sono sia obiettivi perseguiti da molti femminismi da parecchio prima del 1999, sia obiettivi politici, sociali e di comunicazione del cosiddetto mascolinismo. Un’accozzaglia molto ambigua e facilmente spendibile per propagande inquietanti. Non appena si va a vedere quali sarebbero le discriminazioni subite dagli uomini tanto da volerle ricordare a livello internazionale, accade un fenomeno curioso: si scopre che a volere quelle discriminazioni sono altri uomini. Entriamo nel dettaglio.

Il maggior numero di morti di morte violenta in guerra e sul campo di battaglia di genere maschile rispetto a quello di genere femminile.
Ma non mi dire. Questa sarebbe una discriminazione? Da sempre si crescono i maschi alla lotta, al combattimento, alla bella morte in guerra. Poi ci si stupisce che muoiano più maschi in guerra? Bene: quando i maschi si ribelleranno a questi valori? Quando non permetteranno più nessuna guerra deponendo le armi? Quando smetteranno di credere che nella guerra non c’è nessuna gloria? I morti delle guerre sono colpa dei femminismi? La maggior parte dei generali che comandano gli eserciti, dei politici che decidono una guerra, di che sesso è?

Gli uomini fanno la maggioranza dei lavori comunemente considerati pericolosi, usuranti o che comunque sottopongono a intenso stress psicofisico rispetto alle donne. La stragrande maggioranza delle morti a causa di incidenti sul lavoro colpisce gli uomini.
Soprattutto in occidente, è dai tempi della Bibbia che all’uomo è stato detto che dovrà lavorare, che quello è il suo destino. Quand’è che gli uomini si ribelleranno a una società che permette lavori disumani, invece di pensare di essere discriminati perché le donne non li fanno? La soluzione sarebbe far fare anche alle donne lavori disumani, invece di impedire che si muoia perché consumati dal lavoro, o perché si lavora in condizioni di pericolo?

Discriminazione riguardo l'affidamento dei figli in caso di divorzio. Le corti decidono quasi sempre in favore delle donne.
E ditemi, da quale cultura provengono i e le giudici? (Le giudici da poco, in Italia fino al ‘63 era proibito per legge che una donna potesse essere giudice - a proposito di discriminazioni). Perché, dopo millenni di “partorirai con dolore” e “famiglia naturale”, dovrebbero decidere diversamente? E’ “naturale” che i figli siano affidati alla madre, no? Anche da quando, in Italia, le leggi sono cambiate, andateci nelle aule di tribunale, le udienze sono pubbliche. Andate a sentire chi davvero i figli in affido cosa fa e cosa dice. O vogliamo sostenere che le corti sono tutte femministe?

Gli uomini vengono descritti come violenti e spesso si ascrive esclusivamente a loro la responsabilità di nuove fattispecie di crimini ad hoc, come il femminicidio, negando le cause socio-psicologiche dei fenomeni e negando il corrispettivo di violenza femminile (omicidi di uomini e bambini da parte di donne).
Premesso che il femminicidio non è un crimine ad hoc, perché non conta il sesso della vittima ma il motivo per cui viene uccisa, forse - ma forse eh - gli uomini sono descritti come violenti sempre per quella cultura che li vuole guerrieri e lavoratori fino alla morte. E’ quella cultura che viene chiamata patriarcato, e che tanti femminismi descrivono da secoli - ma è più facile pensare che sia tutto un complotto delle donne, vero? Così stanno tranquille a badare alla casa. Il posto dove le ammazzano di più.
Ah, un’altra cosa: nessuno nega che le donne non ammazzino uomini e bambini. Si nega una cosa molto ovvia: che parlare dei femminicidi sia un modo per nascondere o negare altre morti. Quanto si può essere in malafede per pensare una violenza del genere?

Gli uomini vengono inoltre criminalizzati a livello culturale e morale (tanto da considerare talvolta una loro “estinzione” come un non-danno o un beneficio) in maniera eccessiva e con accanimento, a volte derisi in maniera gratuita sui mass media (cosiddetto “male bashing”).
Ma le avete lette almeno una volta le “fonti” di una cretinata come questa? E poi: quando andiamo a vedere di che sesso sono tutte queste persone che deridono? O vogliamo sostenere che i mass media sono principalmente comandati da donne?

Le donne possono andare in pensione prima degli uomini (ancora oggi in Italia), nonostante la loro speranza di vita sia più alta. Questo ha portato l'Italia ad essere oggetto di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea.
Sul fatto che le donne siano pagate meno per gli stessi incarichi, e che siano sottoposte a umilianti domande e ricatti per la loro eventuale intenzione di avere figli, niente da dire? Troppo comodo prendere solo quello che piace della situazione di lavoratori e lavoratrici. Ci si lamenta di un doppio standard finché non fa comodo usarlo, cari maschietti?

Gli uomini muoiono, in media, 5 anni prima delle donne; tuttavia agli uomini non sono riconosciute né pubblicizzate campagne di prevenzione della salute maschile per malattie specifiche, come ad esempio il tumore alla prostata, a differenza di quanto avviene per le donne, ad esempio con la settimana di campagna contro il tumore al seno.
Del perché gli uomini muoiono prima abbiamo già parlato; perché non agire sulle cause invece che sugli effetti? E poi, tra le donne non è un tabù parlare di cosa succede al proprio corpo, gli uomini invece sono educati dal patriarcato all’esasperazione delle loro prestazioni fisiche, e a non parlare mai di quello che nuoce loro. Chiedetelo agli andrologi, a proposito di prostata, quanto spendono come associazione per far capire che a farsi controllare gli uomini ci devono andare prima di avere problemi seri.

Gli stati impongono “quote rosa” per le donne, ma solo ai vertici delle aziende e della politica, mai nei posti di lavoro comunemente ritenuti usuranti (miniere, acciaierie, cantieri).
Di nuovo: perché non impedire che quei lavori siano usuranti, invece di pretendere che altri e altre li facciano? Forse perché ribellarsi al sistema di sfruttamento lavorativo è più impegnativo che sbraitare di discriminazioni a favore delle donne? E poi: quale cultura impedisce a una donna di lavorare in miniera, in un altiforno, in un cantiere? Immaginate i suoi “colleghi” che belle giornate le farebbero passare? Chiedete alle archeologhe, per esempio, che dirigono cantieri, cosa passano. Colpa del femminismo o del patriarcato? Le quote rosa servono a pareggiare una discriminazione in partenza con una forzatura alla fine del processo di reclutamento: ma è il sintomo che nel reclutamento per alcuni lavori c’è qualcosa che non va. Vediamo quanti minatori e operai sono pronti a lottare per avere delle colleghe, e allora sì che potremo parlare di lotta maschile alla discriminazione.

Una madre può non riconoscere un figlio. Un padre non ha lo stesso diritto. Un uomo che rifiuta di riconoscere il figlio può essere costretto tramite test del DNA, dove un rifiuto a sottoporsi al test comporta la presunzione di paternità.
Forse a qualche distratto sfugge che al momento del parto uno dei due genitori deve esserci per forza, mentre il problema da risolvere è chi c’era al momento del concepimento. Vi siete distratti? Serve un disegnino?
A questo punto aggiungo un appunto personale: esiste il modo infallibile per gli uomini di non dover essere costretti a riconoscere figli in giro per il mondo, si chiama preservativo, quella cosa che non volete mai usare... ecco, ora avete un buon motivo per usarlo.
Nel caso in cui un adolescente, che abbia un'età inferiore a quella del consenso prevista nella nazione di residenza, abbia rapporti sessuali con donne adulte (situazione che si configura come violenza sessuale in molti ordinamenti statali) dai quali derivi la nascita di un figlio, può essere chiamato ad ottemperare ai doveri di paternità, nonostante l'età. Casi di questo tipo si sono verificati negli Stati Uniti d'America.
E quindi da pochi casi in un solo paese facciamo una rivendicazione internazionale per tutti gli uomini. Sempre più facile che impegnarsi e battersi per cambiare le leggi, giusto?

La maggioranza dei centri anti-violenza non assiste le vittime maschili di violenza domestica.
In effetti è strano che il fornaio non venda salame. Quanti uomini lottano come hanno lottato le donne per avere dei CAV? Si aspettano davvero che le autorità pubbliche (tutte femministe, si sa) finanzino iniziative in questo senso, visto che non finanziano neanche i “normali” CAV? Perché quando gli uomini vanno a denunciare, i loro colleghi di genere in divisa li prendono in giro? Se lo sono mai chiesto questi poveri uomini discriminati? No, altrimenti dovrebbero ammettere l’importanza del patriarcato, una cultura inventata dagli uomini per perpetuare il potere tra loro. Ma questo è troppo femminista per loro.


A parità di reato gli uomini ricevono pene 63% più severe e le donne hanno il doppio delle possibilità di non essere incarcerate se colpevoli. Gli uomini sono: il 93% dei morti sul lavoro; il 79% delle vittime di suicidio; il 79% delle vittime di omicidio; il 99.99% dei morti in servizio militare; il 50% delle vittime di violenza domestica; il 50% delle vittime di stupro.
E il 100% di quelli che s’inventano le statistiche alla faccia di qualsiasi evidenza reale.

Le sorelle Mirabal combattevano per la liberazione loro e di tutti, e furono uccise mentre andavano a trovare i mariti incarcerati perché ribelli a una dittatura. Quando gli uomini si ribelleranno alla dittatura del patriarcato, invece di crearsi finte celebrazioni e ideologie che vorrebbero contrapporsi a chi sta celebrando la sua, di ribellione?
Ecco, quel giorno forse sarà da celebrare. Non il 19 novembre.
Autore: Lorenzo Gasparrini, sì, questo post lo ha scritto un uomo https://lorenzogasparrini.noblogs.org e https://questouomono.tumblr.com
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