Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Per le discussioni più serie, di carattere etico, politico, morale, religioso e quant'altro. Si raccomanda la serietà e il rispetto delle opinioni altrui.
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Bakeneko
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Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Bakeneko » dom mag 12, 2019 6:46 pm

Gira nei social un post crudo e toccante di Virginia di Vivo sugli sbarchi a Lampedusa. Ve lo copio-incollo sotto.

"Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di *lallallà*. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta:”Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.
Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.
“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.
Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.
“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokémon.
“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.
Metto il cellulare in tasca.
”Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”
Mostra un’altra foto.
Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.
“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti.
Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.
Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.
“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.
“..Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.
Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.
Sorridiamo tutti.
“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù... Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”
Foto successiva.
“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.
Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.
Il video prosegue.
Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.
Non riesco più a trattenere le lacrime.
E il rumore di tutti coloro che, alternadosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.
“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.
Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.
E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo."


Se siete arrivati a leggere fin qui, vorrei ora invitarvi a una riflessione.
Ho messo in grassetto una breve frase che secondo me non tutti riescono a metabolizzare coscientemente. "Arrivare così, non è umano." Aiutare queste povere persone è una cosa meravigliosa, ma siamo certi che accoglierli sia la soluzione che li aiuterà a non arrivare più oltremare in condizioni orribili? Perché qui il punto è questo: evitare la sofferenza di esseri umani come noi. Ma questi poveretti che partono non sanno in che condizioni si svolgerà il viaggio e che molti moriranno in mare? Lo sanno, ma sono così disperati da affidarsi a scafisti illegali che trattano le loro vite in modi raccapriccianti. Quindi, risulterò forse provocatoria e mi prenderò insulti, ma la soluzione ultima non la vedo nell'accoglienza, la soluzione sta nel migliorare le condizioni di vita di queste persone prima che debbano affrontare atroci sofferenze e la morte in un barcone.
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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Nera » dom mag 12, 2019 9:43 pm

Personalmente, da anarchica, trovo violenta ogni chiusura territoriale .
Sull'immigrazione posso solo dire che più ne salviamo meglio è.
Bisognerebbe investire di più su di loro perché sono risorse .
Tutte le guerre e le miserie da cui fuggono servono a noi a darci diamanti risorse uranio.
Vanno accolti è salvati.
È gente che lavora e che ama e che soffre .
Un pensiero speciale a tutte ke persone lgbt che fuggono in cerca di diritto alla vita .

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Bakeneko » lun mag 27, 2019 1:24 am

Allora siamo coerenti! Andiamo a prenderli con delle barche sane e robuste direttamente ai loro porti, non lasciamoli morire in mare alimentando le tasche degli scafisti.
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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Nera » mar mag 28, 2019 8:40 pm

Bakeneko ha scritto:
lun mag 27, 2019 1:24 am
Allora siamo coerenti! Andiamo a prenderli con delle barche sane e robuste direttamente ai loro porti, non lasciamoli morire in mare alimentando le tasche degli scafisti.
Dovremmo riflettere su cosa possiamo fare noi... concretamente .

Una volta una foresta si incendió.
Tutti gli animali fuggivano per mettersi in salvo... tranne un piccolo colibrì.
Il leone gli urlò "che fai li scappa con noi "
Il colibrì rispose " sto prendendo dell'acqua col mio becco per spegnere l'incendio "...
Il leone sbottó " sei pazzo morirai ! "
E il colibrì ... " io faccio la mia piccola parte ! "

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Bianca » mar mag 28, 2019 10:32 pm

Nera, è una vita che lavoriamo per l’Africa; abbiamo fatto un’infinita di cose e sono state tutte, anche le più impegnative, gocce nel mare.
Pozzi senza fondo, ignoranza neppure scalfita, condizioni di miseria a cui molti si sono assuefatti, condizioni consolidate di assistenza a cui si ha diritto.
I problemi non si risolvono là, nè qua, nè in nessun altro posto al mondo.

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da AnDieWelt » mer mag 29, 2019 4:31 am

Aiutare qualcuno non è sempre una cosa così semplice e lineare come ci piacerebbe credere, e chiunque si sia impegnato nella vita ad aiutare concretamente e consistentemente qualcuno, dovrebbe essersene accorto di quali rischi si corrono per se stessi e per l'altro. La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, e pure sulle buone intenzioni di taluni, ho qualche riserva.

Nera ha scritto:
dom mag 12, 2019 9:43 pm

Bisognerebbe investire di più su di loro perché sono risorse .
Interessante, ma domanda: Chi è il soggetto, il noi, chi è che deve investire?
Nera ha scritto:
dom mag 12, 2019 9:43 pm

Tutte le guerre e le miserie da cui fuggono servono a noi a darci diamanti risorse uranio.
Tra le risorse includiamo quelle di cui parlavi prima?
"Che cos'è la castità? Non è la castità una follia? Ma questa follia venne a noi e noi ad essa. Noi abbiamo offerto a questa ospite albergo e cuore: ora essa dimora in noi - e ci resti finche vuole!"

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Nera » mer mag 29, 2019 9:03 am

Gli stati che accolgono dovrebbero investire di più visto che poi ne traggono profitto.

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Nera » mer mag 29, 2019 9:04 am

Bianca , non mi piace il pensiero disfattista.
MI dispiace.

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Bianca » mer mag 29, 2019 11:09 am

Può sembrare disfattista buttato lì così, fuori da un ragionamento più ampio...

Vorrei poterti raccontare quello che ho visto, quello che ho fatto e sarebbe tutto più chiaro.

È vero che il figlio discolo, più fragile, più problematico, si finisce per aiutarlo tutta la vita a dispetto degli altri ma arriva il momento in cui capisci che il tuo aiuto è servito solo ad indebolirlo ancora di più e a dargli l’arroganza e il diritto di pretendere sempre.

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da AnDieWelt » mer mag 29, 2019 3:10 pm

Nera ha scritto:
mer mag 29, 2019 9:03 am
Gli stati che accolgono dovrebbero investire di più visto che poi ne traggono profitto.
Perdonami, ma non hai detto di essere anarchica? Non è una contraddizione da parte di un anarchico parlare di investimenti di stato?
Pensavo l'anarchia ipotizzasse l'assenza stessa di uno stato - anche perché come fa a sopravvivere il concetto di stato, senza confini?
"Che cos'è la castità? Non è la castità una follia? Ma questa follia venne a noi e noi ad essa. Noi abbiamo offerto a questa ospite albergo e cuore: ora essa dimora in noi - e ci resti finche vuole!"

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Re: Riflettiamo sulle condizioni disumane che devono affrontare i migranti

Messaggio da Nera » gio mag 30, 2019 7:44 am

Io sono anarchica ma vivo in uno stato .

Sono due cose diverse .

Nel nostro caso entrambe viviamo in uno stato indipendentemente dalla nostra fede politica .
il nostro stato ha costruito dei protocolli di ingresso per gli extracomunitari per cui questi vengono ammassati in campi di concentramento e privati di ogni dignità umana

In molti casi addirittura viene impedito l'accesso .

Da anarchica sono per l'accoglienza.
Una comune anarchica ha regole molto rigide per chi entra a farne parte.
Pensare che l'anarchia dia assenza di regole è sbagliato, non è così .
Se una persona è abile al lavoro di stabilisce un suo ruolo produttivo nella comunità.
Gli si dá e lui in cambio dá .

In uno stato come il nostro ... Si prende in termini di sfruttamento del lavoro ma in cambio non di dá nulla anzi si maltratta.

Spero di essere stata chiara.

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